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Premiata Salumeria Italiana nr. 4, 2001

Rubrica: Attualità
Articolo di Valentini A.
(Articolo di pagina 11)

L’abito fa il monaco?

L’etichetta per il vino è la sua veste, il suo modo di presentarsi al consumatore

Nella Francia rinascimentale etichetta stava a significare quel codice cerimoniale di usi e costumi da osservare a corte; ma il risvolto etimologico più interessante della parola risulta dal parallelismo con l’etica, di cui conserva la stessa radice d’origine.

Per l’uomo l’etica è il suo costume, il suo modo di comportarsi nella vita di relazione, quindi, di riflesso, è il modo in cui appare agli altri; l’etichetta per un contenitore (sia esso di vino, profumo, acqua o qual’altro genere alimentare) è la sua veste, è il suo modo di presentarsi agli occhi del consumatore, è il suo apparire.

Ma l’apparenza è quello schermo cui sta dietro, nascosta, la reale natura: può rifletterla, ma può anche mascherarla; così l’etichetta potrà essere menzognera ma potrà anche porsi a risalto delle qualità di un prodotto: aggiungo io che non sempre l’abito fa il monaco.

Ma ex vinis e ad vinum il nostro discorso deve partire ed arrivare.

La bottiglia, solo con contenuto e tappo, mi sembra quell’Adamo che, ai primordi della nostra civiltà, fu costretto a lasciare alle sue spalle il Paradiso terrestre, vestito solo dei suoi capelli, della sua anima e del suo corpo; e così la nostra rispettivamente del suo tappo, del suo vino e del suo vetro.

Ma le abitudini si evolvono e così i figli di Adamo si vestono, le bottiglie si etichettano (non da sole ... chiaro) portando con loro in bell’evidenza la data di nascita.

Ma fino a che punto i costumi cambiano? Fino a vedere nelle nostre piazze i ragazzini con i capelli tinti di verde e sulle nostre tavole bottiglie con tappi di plastica verdi?

Non credo si tratti di evoluzione, ma di episodi isolati dettati dall’"infanzia".

Ma che dietro ogni bottiglia di vino vi sia non più solo il vignaiuolo e l’enologo, ma studiosi di marketing e design, è il vero frutto di un’evoluzione che consente, grazie all’etichetta, di far parlare il contenuto col suo dialetto, la sua lingua straniera o il suo italiano perfetto e sofisticato e di esprimere i suoi caratteri distintivi, frutto dell’amore dell’uomo e della notevole azione della terra e del sole.

Luigi Carloni, noto collezionista di etichette, con una raccolta di ben 80.000 esemplari, tutte queste cose le aveva prima sognate, poi realizzate ed ancor più godute.

Così raccolse queste "creature" in vetro nei suoi viaggi da nord a sud della nostra Enotria tellus. Sempre alla ricerca di nuove emozioni per la sua collezione, aveva filantropicamente seguito le orme di quegli uomini di...vini italiani alla ricerca di spazi e terre meno avare, colonizzatori di cultura e non di ricchezze, che con valigie di cartone e barbatelle di vitis vinifera, come i francescani al seguito di Colombo ed i benedettini avevano portato rispettivamente nel Nuovo Mondo e nel resto d’Europa il vino quale bevanda, alimento, medicamento e simbolo liturgico del sangue di Gesù Cristo.

L’etichetta italiana è riconoscibile per il suo inconfondibile stile, in essa nella maggioranza dei casi vi sono testimonianze artistiche, pittoriche ed architettoniche del nostro patrimonio culturale; in altri casi è proprio l’originalità dell’estro mediterraneo dei popoli latini ad essere espresso.

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