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Premiata Salumeria Italiana nr. 5, 1998

Rubrica: Fiere
Articolo di Spadoni S.
(Articolo di pagina 67)

Il Fancy Food di New York

Quest’anno il Fancy Food ha registrato a detta di molti operatori un certo calo nella partecipazione di compratori, forse scoraggiati dalla presenza a fine settimana del 4 luglio, festa nazionale degli Stati Uniti.

Comunque il settore italiano, curato dall’Ice di New York, ha come gli anni precedenti registrato la partecipazione più numerosa tanto da far nascere spontanea la domanda: "A quando un Fancy Food di sole ditte italiane?".

Ma veniamo ad alcune impressioni raccolte tra gli espositori.

Adriano Grosoli dell’Aceto Balsamico Del Duca: "Il mercato va bene, il fatto è che l’America è ricca anche di sorprese. È uscito infatti un prodotto nuovo fatto in Florida, l’Aceto Balsamico Bianco. È un po’ come se fosse messo in commercio un Barolo azzurro. Insomma non è un aceto, non è balsamico e non è di Modena, ma il pubblico non è informato così riceviamo richieste in proposito e dobbiamo spiegare che il mosto cotto per fare l’aceto è nero e non può essere bianco. In futuro l’aceto balsamico diventerà senz’altro più commerciale ma non credo che sia terreno per le grandi imprese. Guardiamo ai dati di mercato: circa 160 miliardi di fatturato complessivo. Noi, per esempio, ne esportiamo il 70% all’estero di cui il 10% negli Stati Uniti".

Massimo Sereni della Italpizza: "Forniamo un prodotto frutto della tradizione artigiana italiana. Si tratta di una pizza lavorata a mano e cotta in un forno a legna che viene quindi surgelata e venduta pronta all’uso. Il prezzo maggiore non scoraggia i compratori: mercato di punta la California".

Giuliano Severi della Olitalia: "Gli Stati Uniti sono per l’olio un mercato molto interessante, ma purtroppo tutti vogliono la marca privata e quindi alla fine la battaglia finisce per essere sul prezzo. In futuro credo però che il consumatore capirà il valore della qualità dell’olio per cui si potrà diversificare il prodotto anche fuori dalle piccole nicchie in cui oggi vale il discorso qualità e trasformare il tutto in volumi di vendita".

Cinzia Bombarda dell’Acetum: "È un mercato molto competitivo: ci sono aziende italiane che praticano prezzi molto bassi per entrare, ma la qualità è altrettanto bassa. La prima domanda che fanno gli Americani arrivando allo stand è: quanto tempo è invecchiato? Poi passano a esaminare il packaging che è molto importante".

Francesca Milani della Toschi: "Siamo qui da oltre 50 anni con prodotti unici come la frutta al liquore che non ha concorrenti negli Stati Uniti e può essere venduta ovunque perché l’alcool è usato solo come conservante. Inoltre i nostri succhi di frutta sono veramente tutti italiani".

David Kouris della Barilla: "La competizione è fortissima, ma il problema di fondo rimane la mancanza di educazione del consumatore americano. Bisogna riuscire a fargli assaggiare il prodotto e allora tutto è più facile. Su questa strada la Barilla sarà tra poco anche qui la numero uno".

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