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News di Ottobre 2019, Settore Pesce


31/10/2019

Alleanza Coop pesca: le marinerie rischiano di diventare museo. Il 75% della produzione nazionale non supera il porto, import extra Ue copre distribuzione organizzata

Sostenibilità, innovazione, gestione della filiera. Passa da qui la sfida per riprogrammare il futuro della pesca italiana, chiamata a fare i conti con la diminuzione dei giorni di pesca, delle barche e degli occupati. “Per evitare che tra quindici anni sulle nostre tavole ci siano solo vongole del Pacifico e gamberi vietnamiti, con le nostre barche vuote e ferme in porto perché nessuno vuole fare più il pescatore, occorre un cambio di registro” afferma l’Alleanza Cooperative pesca in occasione dell’assemblea delle cooperative agroalimentari e della pesca, svoltasi oggi a Roma.

“Il 75% della produzione ittica nazionale - spiega l’Alleanza- percorre meno di 25 chilometri dal momento dello sbarco a quello della vendita, lasciando all’import, soprattutto extra Ue, il compito di coprire la quasi totalità dell’offerta commerciale nella media e grande distribuzione, nella ristorazione collettiva. Delle oltre 90 specie pescate -prosegue l’Alleanza- solo una decina prendono un aereo per raggiungere il principale mercato ittico italiano, ovvero, Milano. Sono solo 6, dal tonno alle acciughe, passando per i fasolari e le vongole, quelle che riescono a varcare i confini nazionali. Pochi dati che rendono bene l’idea che qualcosa non va e va cambiato”.

Per la cooperazione, nessuna formula magica ma ingredienti concreti come le organizzazioni dei produttori, in grado di aggregare e organizzare una offerta ancora troppo frammentata. Le nuove tecnologie per facilitare la trasformazione dei prodotti ittici, e dare nuova vita e più valore commerciale ad un prodotto che per il 90% ora è destinato solo al mercato del fresco. E poi, un salto di qualità che viene chiesto agli operatori che non possono più solo essere pescatori ma devono diventare a tutti gli effetti imprenditori ittici, gestire la filiera invece di essere, spesso, l’anello più debole.

“Dalla guerra alla plastica, che vede i pescatori schierati in prima linea, alle opportunità di sviluppo legate alla blue economy, un aumento dell’interesse dei consumatori verso i prodotti ittici, in particolare quelli nazionali, mai come ora, l’attenzione verso il mare, il suo ecosistema e le attività economiche che ruotano attorno ad esso, è stato così forte nell’opinione pubblica. La pesca da tutto questo potrebbe trarre stimoli importanti. Il concetto che però deve passare è che la pesca non può vivere più solo di pesca”, sostiene l’Alleanza.

Nel tracciare la rotta verso il futuro, per la cooperazione è strategico delineare i tratti della pesca del futuro. “Occorre investire in ricerca, nello specifico in uno studio socioeconomico, in grado di proiettarci più in là delle emergenze attuali e capire come intervenire per cambiare indirizzo. Solo così eviteremo che le marinerie italiane si trasformino in un museo del mare diffuso dove barche e pescatori siano solo la testimonianza di un passato glorioso ma senza più un futuro. Noi siamo pronti a sostenere questo cambio di passo”, conclude l’Alleanza.



agu - 9512
Roma, RM, Italia, 30/10/2019 12:00
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