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News di Dicembre 2018, Settore Pesce


01/12/2018

La protezione dal rischio di infarto miocardico grazie al consumo di pesce grasso dipende anche dalla dieta complessiva e dal tipo di cottura

Non c’è dubbio: consumare regolarmente pesce, soprattutto quello grasso, protegge dal rischio di infarto miocardico. Un dato consolidato dalla più recente metanalisi degli studi di qualità condotti in tutte le aree del mondo e che, nel complesso, associa i benefici ai consumi più consistenti: per ogni 15 g/giorno di pesce in più, il rischio di infarto si riduce del 4%.

In generale, il consumo di pesce si associa a un migliore stile di vita complessivo, con un maggior rispetto delle linee guida alimentari. Questa valutazione, però, fornisce dati aggiuntivi, grazie all’analisi dei sottogruppi di popolazione: infatti la riduzione del rischio è lineare nelle popolazioni asiatiche, mentre mostra una debole associazione, con un andamento a “U”, nelle popolazioni occidentali. A prima vista, sembrerebbe che in USA e in Europa esista una soglia di assunzione superata la quale il consumo di pesce potrebbe essere addirittura controproducente.

Gli Autori della metanalisi hanno infatti approfondito proprio questa differenza con il continente asiatico, individuando due possibili motivazioni: i metodi di cottura impiegati per la preparazione dei cibi e la composizione complessiva della dieta.

In particolare, si rafforza l’evidenza dell’effetto negativo della frittura perché, a confronto con la cottura in padella o a vapore, riduce fortemente la disponibilità degli omega-3 a lunga catena (i nutrienti cardine dell’effetto cardioprotettivo). Inoltre, altri elementi della dieta, quali un eccessivo apporto calorico rispetto al fabbisogno individuale e una preferenza per i grassi saturi e le carni, a scapito di grassi insaturi, verdura, frutta e legumi, sembrano vanificare anche gli effetti positivi associati al regolare consumo di pesce.

Ultimi, ma non per importanza, due elementi completano il quadro: da un lato, la quantità di pesce considerata dalle ricerche occidentali come soglia maggiore di consumo (125 g/die), che è chiaramente inferiore a quella degli studi su popolazioni asiatiche (175 g/die); dall’altro, l’accento sulla qualità del pesce da privilegiare per la valenza protettiva, vale a dire quello grasso, a maggior contenuto di polinsaturi omega-3 a lunga catena.


Jayedi A, Zargar MS, Shab-Bidar S.
Nut Res 2018 Oct; [Epub ahead of print]
Nutrition Foundation of Italy
www.nutrition-foundation.it

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