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News di Febbraio 2017, Settore Pesce


20/02/2017

Un consumo regolare di pesce, da parte di uomini e donne con diabete di tipo 2, si traduce in una netta riduzione dei nuovi casi di infarto miocardico

Recenti conferme all’opportunità di non far mancare mai, nei menu settimanali, almeno tre porzioni di pesci/molluschi/crostacei, vengono da questo studio svedese, che ha coinvolto uomini e donne diabetici di tipo 2, tra i 45 e gli 84 anni. Tra i regolari consumatori di più di 3 porzioni a settimana di prodotti ittici, rispetto a chi mette in tavola il pesce solo 3 volte al mese, si riduce infatti in modo drastico il rischio di infarto miocardico; tra chi consuma pesce del Nord, si riduce significativamente il numero di nuovi casi (l’incidenza).
La ricerca è stata condotta in Svezia, su 2.225 uomini e donne con diabete di tipo 2, seguiti dal 1998 al 2012. Sono stati analizzati i consumi dei diversi prodotti ittici (pesci, crostacei, molluschi), ma anche i metodi di preparazione (frittura, griglia o altro) e la frequenza di consumo (fino a 3 volte/mese; circa 2 volte/settimana; 2-3 volte/settimana; oltre 3 volte/settimana). L’analisi ha messo in luce che tra i soggetti (uomini o donne) maggiori consumatori di prodotti ittici (più di 3 porzioni a settimana), il rischio di infarto miocardico era del 40% inferiore rispetto a chi non superava le 3 porzioni al mese.
Per quanto riguarda invece il numero effettivo di nuovi casi di infarto miocardico, emerge un’associazione inversa con il consumo di aringhe e sgombri, di merluzzo (anche nella varietà nera, tipica dei mari più freddi) e di bastoncini di pesce, ma non con il consumo di salmone, pesce bianco, grigliate e crostacei.
Nessuna associazione, positiva o negativa, è stata rilevata invece con il rischio o l’incidenza di ictus, per nessun prodotto ittico.
Quali sono le proprietà del pesce che possono spiegare questi risultati? Gli Autori citano il contenuto di omega-3, ad azione anti-aritmica, antinfiammatoria e anti-trombotica, di riequilibrio dei trigliceridi e antipertensiva; la presenza di vitamina D, cui è stato di recente attribuito un ruolo cardioprotettivo; il profilo proteico del pesce, che ha dimostrato di migliorare la sensibilità all’insulina e risulta inoltre ricco di taurina, arginina e glutamina, aminoacidi con valenza cardioprotettrice; infine va ricordato l’apporto di vitamine del gruppo B, iodio e selenio. Ultimo fattore citato, ma non per importanza: è accertato che i regolari consumatori di pesce seguono uno stile di vita complessivamente più salutare.

Wallin A, Orsini N, Forouhi NG, Wolk A.
Clin Nutr. 2017; http://dx.doi.org/10.1016/j.clnu.2017.01.012. [Epub ahead of print]


(www.nutrition-foundation.it)

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