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News di Aprile 2018, Settore Food


24/04/2018

Il consumo di quantità limitate di alcol, specie se suddiviso in più occasioni nella settimana e ai pasti, si conferma associato a una riduzione del rischio di infarto

L’analisi recente di 83 studi, condotti in 19 centri, coinvolgendo 599.912 soggetti adulti, consumatori di alcol, conferma l’associazione tra consumo moderato di alcol e riduzione del rischio di infarto miocardico.

Ma il nucleo di interesse per questi risultati – largamente ripresi dalla stampa non specializzata - deriva dalla scelta dei ricercatori di escludere dall’analisi i dati relativi agli ex-bevitori, e soprattutto ai soggetti astemi, che negli studi di questa natura rappresentano invece in genere il gruppo di riferimento.

Com’è noto, infatti, dagli studi condotti finora, che hanno confrontato i diversi livelli di consumo di alcol con l’assenza di consumo, è scaturita la ben nota “curva a J”, ripetutamente confermata, secondo la quale l’assunzione di quantità limitate di alcol, ripartita in più occasioni nella settimana e soprattutto in concomitanza con un pasto, dimostra un effetto protettivo su più parametri: il rischio cardiovascolare prima di tutto, con la riduzione del rischio di infarto miocardico e di ictus ischemico, ma anche di mortalità per tutte le cause. La massima protezione si associa al consumo di un drink (o unità alcolica, pari a 11-13 g di alcol) al giorno. In questi studi tra gli astemi, rispetto ai bevitori moderati, si osserva in genere un aumento più o meno generalizzato del rischio, paragonabile a quello di soggetti con consumo di alcol medio o medio alto, o di chi concentra l’assunzione settimanale in un paio di occasioni, spesso a stomaco vuoto.

Nell’analisi appena pubblicata su The Lancet, i dati riferiti agli astemi sono riportati solamente in una tabella supplementare, che riporta dati identici a quelli precedentemente pubblicati: la mortalità totale degli astemi è paragonabile a quella dei soggetti che consumano 300 g di alcol alla settimana; per gli ex-bevitori, il rischio è pari a quello di chi assume 500 g di alcol a settimana.
Nell’analisi principale dello studio pubblicato su Lancet non viene riportato un altro parametro fondamentale, vale a dire la distribuzione delle occasioni di consumo. Solo nelle tabelle supplementari emerge un’altra conferma a quanto già noto: la concentrazione in poche occasioni di consumo (per esempio nel week-end) tipica soprattutto della cultura anglosassone, specie se associata a consumi eccessivi (il cosiddetto “binge drinking”), rappresenta la principale componente e determinante dell’aumento di rischio.

I vantaggi associati al consumo moderato non devono ovviamente far scordare che chi è astemio non deve essere incoraggiato a bere per motivi di salute, e che l’assunzione di alcolici dev’essere proibita a bambini, adolescenti, donne in gravidanza e in allattamento.



Wood AM, Kaptoge S, Butterworth AS, Willeit P, Warnakula S, Bolton T et al. for the Emerging Risk Factors Collaboration/EPIC-CVD/UK Biobank Alcohol Study Group
The Lancet 2018;391:1513–23
23-04-2018



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