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News di Agosto 2017, Settore Food


02/08/2017

Made in Italy, quali garanzie dagli alimenti “industriali”

L’industria alimentare, sia di piccole dimensioni che di grandi, si basa sullo sfruttamento delle conoscenze della tradizione che nel nostro Paese hanno portato allo sviluppo di prodotti da forno, salumi, formaggi, conserve ecc. con particolari caratteristiche e in grado di valorizzare materie prime anche semplici in prodotti di particolare pregio. Purtroppo molte di queste conoscenze sono andate perdute, o si stanno perdendo per diversi motivi.

Uno dei più importanti è il declino delle produzioni agricole primarie che, di fatto, rendono impossibile riuscire a mantenere in vita alcuni alimenti della tradizione. Stanno anche scomparendo quelle figure che a livello domestico e/o artigianale possiedono le conoscenze e le manualità per lavorare e trasformare le materie prime.

In soccorso della “tutela” della tradizione ci sono i “prodotti tipici” (come DOP, IGP) che sono riusciti a mantenere “vivi” alcuni alimenti; nella maggior parte dei casi però si tratta di “nicchie” spesso confinate in ambito locale. Quelli che pur mantenendo la “tipicità” sono riusciti a “industrializzare” le produzioni (alcuni formaggi e salumi, ma anche i vini) hanno avuto un notevole sviluppo e sono riusciti anche a “penetrare” nei mercati esteri.

La stessa cosa si può dire di alimenti “generici”, ma pur sempre rappresentativi delle capacità creative del nostro Paese (pasta, panettoni, prodotti dolciari, ecc.), che dominano nel nostro mercato e hanno un ruolo importante anche in molti mercati esteri.

Questi successi sono in gran parte dovuti alla ricerca scientifica che è stata fatta nell’intero settore dell’industria alimentare, sia nello sviluppo di nuove ricette, sia nella invenzione di macchine che consentono di compiere le varie operazioni in tempi rapidi e nel rispetto delle migliori condizioni igieniche. L’industria meccanica alimentare italiana si trova all’avanguardia in molti dei settori produttivi.

Il tallone d’Achille della nostra industria alimentare è rappresentato dalla carenza di materie prime nazionali, per cui deve fare ricorso all’acquisto da Paesi esteri di cereali, frutta, verdura, latte, carne, pesce, zucchero e addirittura anche il sale. Esiste insomma un forte divario tra la produzione primaria agricola e le esigenze dell’industria alimentare. D’altra parte sui mercati internazionali le materie prime alimentari, a parità di qualità, hanno spesso dei costi nettamente inferiori a quelli di quelle nazionali.

Per far fronte alla grave crisi in cui versa la nostra agricoltura, si sta facendo di tutto per diffondere l’opinione che i prodotti italiani siano più sicuri di quelli di importazione. Una catena di supermercati mette a disposizione l’elenco dei prodotti in vendita nelle proprie sedi, indicando l’origine degli ingredienti lasciando intendere che si tratta di prodotti italiani. Se però si ha la tenacia di controllare la lista di tali ingredienti si scopre che buona parte è di importazione.

Il fatto forse più eclatante è il “successo” ottenuto dall’obbligo di indicare l’origine del latte. Dopo la sciagurata stagione delle “quote latte” occorre tentare un rilancio; l’indicazione dell’origine favorisce i produttori di latte fresco (che comunque è da sempre nella stragrande maggioranza dei casi di origine italiano) e di quelli dei formaggi (in particolare quelli tipici), che caseificano latte nazionale.

La situazione è meno vantaggiosa per quei caseifici medi e piccoli che, per lavorare, devono ricorrere alle importazioni perché per loro poco il latte è poco. Chi ne trae grossi vantaggi sono i produttori stranieri che esportano verso il nostro Paese grosse quantità di formaggi stagionati. Non è poi comprensibile perché debba essere indicata l’origine del latte e non quella della soia e di altri vegetali con cui vengono fatti dei surrogati che, spesso, i cittadini confondono con il latte “vero”.

I nobili e interessanti tentativi di risollevare le sorti della nostra agricoltura facendo intendere che i prodotti “made in Italy” o a km zero siano sempre i migliori raggiungono nicchie di consumatori e avvantaggiano alcuni produttori. Ma in realtà il mercato degli alimenti è saldamente nelle mani delle produzioni industriali, che garantiscono elevati standard di sicurezza e spesso anche a prezzi inferiori.

Se vogliamo aiutare realmente la nostra agricoltura e zootecnia dobbiamo riuscire a fornire dei reali incentivi, senza contare soltanto su consumatori che, a lungo andare, possono perdere la fiducia negli slogan non supportati da reali vantaggi per chi acquista.


Prof. AGostino Macrì
Fonte LA STAMPA

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