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News di Luglio 2016, Settore Food


13/07/2016

Brexit, l’uscita del Regno Unito dalla Ue non pregiudicherà l’export agroalimentare italiano

Per la prima volta da 40 anni, l’industria agroalimentare italiana potrebbe incontrare dei dazi sul mercato britannico, esattamente come avviene per gli esportatori giapponesi o statunitensi. Lo scrive nella sua periodica newsletter settimanale Mangimi&Alimenti. L’articolo dell’houseorgan di Assalzoo, che fa riferimento a un’analisi condotta da Ismea, afferma che questa eventualità si tradurrebbe in prezzi meno competitivi o in una riduzione dei margini per le imprese italiane. A causa dell’uscita dalla Ue, si legge ancora, la politica commerciale del Regno Unito sarà sottoposta a una rinegoziazione in base alla quale le imprese britanniche, da un lato, non potranno più beneficiare del libero accesso ai mercati europei e dall’altro la Gran Bretagna potrebbe innalzare delle barriere tariffarie verso gli ex partner.

Questo potrebbe rappresentare un serio problema per l’industria italiana visto che il mercato agroalimentare del Regno Unito, per l’Italia, rappresenta un giro d’affari di 3,2 miliardi euro con una crescita che nel 2015 ha raggiunto il 9%. A questo bisogna aggiungere quello che si potrebbe definire “effetto svalutazione” in grado non sono di rallentare le importazioni inglesi, ma anche di rendere i prodotti britannici più competitivi sui mercati internazionali presidiati anche dall’Italia. Secondo le previsioni sviluppate dal Gruppo assicurativo-finanziario Sace, si legge ancora nell’articolo, l’uscita del Regno Unito dalla Ue potrebbe comportare nel 2017 una contrazione delle esportazioni italiane oltre Manica di entità compresa tra il 3% e il 7%.

Tuttavia, l’export agroalimentare italiano verso il mercato britannico non dovrebbe accusare flessioni. Al contrario, il food and beverage made in Italy dovrebbe crescere del 7% nel 2016 e di circa il 5,5% nel 2017. La Gran Bretagna, per l’Italia, rappresenta il quarto mercato di sbocco dell’agroalimentare dopo Germania, Francia e Stati Uniti. A sua volta, il nostro Paese si posiziona all’ottavo posto tra i clienti del mercato britannico con una spesa di oltre 650 milioni di euro. Il saldo 2015 dell’interscambio agroalimentare col Regno Unito è stato pari a un attivo di 2,6 miliardi di euro (+88% sul 2014). Sul totale dell’import agroalimentare britannico, l’Italia intercetta una quota pari al 6% del valore.


(Osservatorio Cremona Fiere)

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