News di Luglio 2010, Settore Food

  • 15/07/2010

    Export in crescita per Dop e Igp, ma fenomeno contraffazione in aumento

    Contraffare, ovvero riprodurre qualcosa in modo tale che possa essere scambiato per l’originale con l’obiettivo di creare confusione nel consumatore e di sfruttarne l’immagine per trarne profitti. Il fenomeno della contraffazione è una piaga che colpisce più di un settore del Made in Italy, in particolare il comparto agroalimentare. Sui mercati esteri è particolarmente forte negli Stati Uniti, dove le denominazioni più imitate sono nell’ordine il Parmigiano Reggiano, il Pecorino Romano, l’Aceto Balsamico, la Mortadella di Bologna, il Gorgonzola e l’Asiago. Di questo si è discusso stamani a Roma al Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali durante il convegno `La tutela delle denominazioni DOP e IGP a livello nazionale e internazionale: il caso del `balsamico’ a confronto con altre denominazioni’ organizzato dal Consorzio Tutela Aceto Balsamico Tradizionale di Modena e quello di Reggio Emilia e il Consorzio Aceto Balsamico di Modena.
    Un dato particolarmente interessante è la crescente propensione all’esportazione di prodotti DOP e IGP. Dall’anno 2000 il valore delle esportazioni di DOP e IGP è infatti letteralmente raddoppiato, passando da 704 milioni di euro ai 1.390 del 2008. Nel frattempo è cresciuto anche il numero delle DOP e IGP, passando dai 108 del 2000 ai 175 del 2008 ai 206 del 2010. Le DOP e IGP italiane rappresentano da sole il 23% di tutte le denominazioni e indicazioni geografiche dell’Unione Europea e danno lavoro a oltre 80.000 imprese, di cui oltre 75.000 aziende agricole e quasi 6.000 imprese di trasformazione. L’attività di questa “filiera”, produce un valore di 5,4 miliardi di euro, di cui 1,4 miliardi realizzato con le esportazioni. Rispetto a dieci anni fa, il fenomeno della contraffazione è aumentato in maniera esponenziale: +950% il numero dei casi di contraffazione e +608% i prodotti sequestrati. In questo frangente, una stima dell’ICC Counterfeiting Intelligence Bureau sostiene che i prodotti “taroccati” rappresenterebbero meno del 10% degli scambi mondiali, per un valore di oltre 600 miliardi di dollari e anche la Commissione Europea conferma come la contraffazione sia un problema crescente e pericoloso valutato in quasi 50.000 casi che hanno portato al sequestro di quasi 179 milioni di prodotti di cui l’1,4% relativo a prodotti alimentari. Tuttavia, la fluttuazione nel consumo di una certa tipologia di prodotti non è da imputare solo al fatto che una sostanziosa parte dei guadagni se ne va in fumo con il mercato parallelo delle contraffazioni. Tra i fattori che influiscono sull’andamento dei consumi sono presenti anche l’invecchiamento della popolazione – si stima che dal 19.5% del 2009 gli anziani diventeranno entro il 2050 il 34%, grazie alla crescita dell’aspettativa di vita – il sempre più basso il tasso di natalità, anche a causa della revisione delle tipologie familiari - dal 60% del 1978, le coppie con figli oggi sono meno del 40% mentre sono più che triplicati i singles che passano dall’8,5% al 26,4%. Indubbiamente influiranno sui consumi anche le abitudini alimentari di quella fetta di popolazione straniera che arriva nel nostro paese – si stima che dal 7,1% attuale si arrivi al 17,2% nel 2050 - con l’intenzione di mantenere ove possibile le proprie culture alimentari. (Fonte Denis Pantini - Nomisma)....

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