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News di Novembre 2019, Settore Carne


26/11/2019

Prezzi impazziti mettono a rischio la filiera delle carni e salumi: Assica riunisce tutti gli stakeholder col sostegno del Ministro Bellanova

Un’industria che vale circa 8 miliardi di fatturato sull’orlo del collasso con aumenti fino al 40% sulla materia prima; oltre 200 milioni di suini falcidiati dalla peste suina africana, che in Cina ha creato una epidemia senza precedenti portando ad una crisi internazionale che non sembra placarsi. Questi i numeri che hanno portato Assica (Associazione Industriali delle Carni e dei Salumi aderente a Confindustria) a organizzare oggi a Milano un momento di confronto con le Istituzioni, gli operatori e gli analisti finanziari, per fare il punto sulla grave situazione che vive la filiera e correre ai ripari prima che sia troppo tardi.

“L’incontro di oggi è fondamentale per la sopravvivenza stessa di un comparto che, ricordiamo, ha circa 900 aziende di tipo industriale che danno occupazione a quasi 30.000 persone. Stiamo vivendo da troppo tempo una serie di problematiche senza precedenti che stanno sfinendo le imprese del settore, dalla vera e propria mancanza della materia prima – mai così grave dal dopoguerra - fino al problema dei dazi negli USA e al rallentamento degli scambi mondiali in generale” ha affermato Nicola Levoni Presidente di Assica. “Se le condizioni di mercato non miglioreranno sensibilmente nei prossimi mesi – ha proseguito Nicola Levoni - consentendo un adeguato riconoscimento del prezzo finale del prodotto, già a partire da marzo almeno il 30% delle nostre imprese si troveranno in una situazione di difficoltà economica e finanziaria.”

La Ministra delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, Teresa Bellanova è intervenuta affermando “la filiera deve essere più forte. Farlo in situazioni di difficoltà è indispensabile. Dobbiamo trasformare le criticità in opportunità. Trasparenza, filiera e futuro: queste sono le parole chiave. Veniamo da un passaggio complicato ma abbiamo gli anticorpi: controlli che funzionano e un patrimonio Dop e Igp che va protetto e promosso. Quanto alla filiera: sappiamo che il costo della materia prima è alto, ma pochi mesi fa parlavamo di tutela degli allevamenti. Il fondo nazionale serve a questo. È un’eredità del fondo emergenza. Si chiama continuità amministrativa. Investiremo 1,5 milioni di euro per una forte campagna di comunicazione sui salumi, coinvolgendo la distribuzione e dedicando un mese a far conoscere le tante specialità e combattere le fake news. Dobbiamo poi vietare le aste e riflettere sul sottocosto. Non fa bene vendere al prezzo inferiore a quello di produzione. Si scaricano i costi su altri anelli della filiera. L’obiettivo è garantire il futuro alla filiera. Se oggi siamo in difficoltà è per problemi mondiali. Per questo lavoreremo con il ministero degli Esteri per promuovere e tutelare i prodotti italiani. Sappiamo che ognuno di noi deve lavorare per un patto di filiera, per questo a breve convocheremo un tavolo a Roma. Abbiamo bisogno di programmare interventi per i prossimi anni. Le aziende di trasformazione devono poter superare questa fase, così da avere rapporti sereni con gli altri attori della filiera. Il mio impegno sarà massimo”.

Al centro di questa “tempesta perfetta” i fortissimi rincari della carne suina, dovuti all’aumento della domanda in Cina che ha portato ad una scarsità della materia prima in tutto il resto del mondo ed al conseguente elevato aumento dei prezzi anche per le carni di altre specie (bovine e avicole).

A partire dal mese di gennaio in tutta Europa, infatti, si sono verificati forti incrementi che sono arrivati a colpire anche le carni italiane a partire da marzo. Ad esempio, i prezzi dei suini da macello 160-176 kg, che in Italia sono fissati dalla Commissione Unica nazionale sulla base di indicazioni raccolte settimanalmente sulla filiera, sono passati dagli 1,27 euro/kg di gennaio agli 1,79 euro/kg di fine novembre per un balzo di oltre il 40%. Allo stesso modo anche i tagli di carne suina fresca hanno registrato incrementi, raggiungendo picchi preoccupanti in novembre per spalla (+40%), pancetta (+73%) e coppa (+20%). Sono risultate in crescita anche le cosce fresche per la produzione dei prosciutti crudi che hanno toccato +16%.

Per l’industria di trasformazione il costo della materia prima rappresenta dal 50% fino al 75% in alcuni casi del costo totale di produzione. Incrementi come quelli che si stanno registrando sono diventati insostenibili per l’industria della produzione di salumi.


agu - 9765
Milano, MI, Italia, 26/11/2019 16:23
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