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News di Gennaio 2019, Settore Carne


21/01/2019

Il benessere animale per gli animalisti del CIWF è un pretesto per esistere

E’ ora di finirla di subire da sigle che per campare devono inventarsi di volta in volta nemici e carnefici da perseguire – questo il commento di Fabiano Barbisan, Presidente dell’A.O.P. Italia Zootecnica a fronte della petizione lanciata da CIWF per, a loro detta, non ingannare i consumatori con le etichette del “benessere animale”.

Queste persone, che vivono sulle loro barricate, senza mai entrare di giorno in un allevamento, alimentano timori e paure, confidando che tutti stiano zitti a fronte delle loro crociate. Noi non ci stiamo e li sfidiamo a dimostrare che le etichette sul benessere animale sono, come dicono loro “fantasiose e fuorvianti”.

Mentono sapendo di mentire, solo per fare clamore poiché, in Italia, dal 2000, esiste l’etichettatura facoltativa delle carni bovine, regolata da un Decreto ministeriale che oggi fa riferimento al Regolamento EU 653 del 2014 e nessuno può dare informazioni “fantasiose” poiché le etichette e ciò che in esse viene scritto sono controllate da Organismi di Controllo accreditati al Ministero delle politiche agricole e da un nugolo di Ispettori che vanno dall’ICQRF (Istituto Controllo Qualità Repressione Frodi), ai Carabinieri del NAS, ai Vigili Urbani, ai Carabinieri Forestali, ai Veterinari Ufficiali, Ispettori, fino ai gestori dei Disciplinari di etichettatura, che sono i primi a controllare che le etichette e le informazioni siano veritiere.

E siamo stati noi produttori ad evitare lo scempio in Europa, sostenuto “dall’Industria dell’anonimato”, che voleva nel 2014 abolire l’etichettatura facoltativa delle carni bovine, per lasciare campo libero a ciò che oggi il CIWF, sbagliando tempistica, adombra.
Dov’era in quel periodo il CIWF? Non certo a preoccuparsi di quanto stava succedendo in Europa e delle manovre delle lobby che, tra l’altro, sono riuscite ad abolire l’obbligo di scrivere in etichetta la “sede dello stabilimento di produzione”, ripristinato in Italia con un maldestro tentativo nel 2017 degli ex Ministri Martina e Calenda, che hanno fatto un Decreto, recentemente bocciato dal Tribunale di Roma, perché “ non è stato debitamente notificato alla Commissione Europea sulla base delle Direttive esistenti”.
E veniamo al “benessere animale” tanto a cuore del CIWF. Prima che questa associazione di animalisti nascesse, siamo stati noi imprenditori agricoli, allevatori, a garantire il benessere animale nei nostri allevamenti: solo un deficiente può pensare a trattare male gli animali che rappresentano il reddito aziendale ed il sostentamento della famiglia. E continuiamo a farlo a prescindere da ciò che pensano “animalisti da salotto” che, solo a sentire la “puzza di meda” degli allevamenti, inorridiscono, dimenticando che quella umana puzza di più.

Ovvio che l’oste dirà sempre che il suo vino è buono, quindi, per farlo dire a terzi, i nostri allevamenti sono sottoposti a valutazioni fatte da esperti veterinari, appositamente formati dalla Sanità pubblica, i quali, muniti di check-list fornite dal Centro di Referenza Nazionale sul Benessere Animale, hanno radiografato le nostre stalle, fissando dei parametri, controllati da Organismi Terzi di Controllo, che consentono legalmente di poter scrivere in etichetta che il benessere animale è rispettato.

Se ciò non bastasse a tranquillizzare gli “esagitati delle petizioni contro”, li informiamo che al Ministero della Salute hanno fatto altri passi avanti, sempre sul campo delle certificazioni, mettendo a punto un sistema denominato “Classy Farm”, evoluzione degli attuali sistemi di controllo, che metterà assieme tutte le banche dati dei controlli sanitari pubblici (che sono tante), per farne un sistema di classificazione e certificazione delle aziende che sarà pienamente operativo dal 2021 e, a quanto ci risulta, attualmente è unico a livello europeo. Italia sempre prima!
Anche su questo fronte noi allevatori siamo pronti a collaborare e stiamo lavorando con il Ministero delle politiche agricole, per mettere a punto un sistema di comunicazione univoco, che partirà con l’avvio di “Classy Farm” ed affiancherà il Sistema di Qualità Nazionale Zootecnia, riconosciuto dalla Commissione europea, che utilizzerà il marchio del “Consorzio Sigillo Italiano” per fornire ulteriori informazioni ai consumatori.

Per ultimo – dice Barbisan – aspettiamo che i “guerrieri del CIWF” si degnino a darci la loro disponibilità a visitare i nostri allevamenti, per farli toccare con mano quanto ogni giorno noi allevatori facciamo. Ovviamente – conclude Barbisan - la visita non può durare il tempo di fare il giro della stalla, dovrà iniziare la mattina presto, quando entriamo in stalla per accudire gli animale e terminare quando spegniamo la luce.



A.O.P. ITALIA ZOOTECNICA
www.italiazootecnica.it

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