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News di Febbraio 2019, Settore Carne


07/02/2019

Obiettivo coda integra: prove di conversione in suinicoltura

Alla Fiera agricola zootecnica italiana di Montichiari, venerdì scorso si è affrontato il tema del superamento della mozzatura delle code nei suinetti, mettendo a confronto le esperienze e i risultati raggiunti con le prove in conversione, verso allevamenti cioè a coda integra. Valérie Courboulay, Andrea Rossi, Annalisa Scollo e Luigi Franchi, medici veterinari, si sono confrontati con una platea di produttori che non hanno nascosto preoccupazioni e dubbi.

La Direttiva 2008/120 stabilisce che il mozzamento di una parte della coda possa essere eseguito da un medico veterinario, entro il settimo giorno di vita o successivamente, solo sotto anestesia e con somministrazione prolungata di analgesici da parte di un veterinario. La Direttiva, ha ricordato Andrea Rossi, “al momento non impone nulla, ma raccomanda di adottare tutte le misure necessarie per arrivare a non praticare più il taglio della coda come sistema routinario.

L'intervento non deve essere una operazione di routine, ma deve essere praticata soltanto ove sia comprovata la presenza di ferite alle code. Inoltre, prima di effettuare inteventi di mozzatura, la norma comunitaria richiede l'adozione di misure per evitare le morsicature delle code e altri comportamenti anormali tenendo conto delle condizioni ambientali e della densità degli animali. Pertanto, per il Legislatore europeo è necessario modificare condizioni ambientali o sistemi di gestione inadeguati.

Le prove in conversione devono proseguire e i risultati che ne deriveranno dovranno essere presentati nelle competenti sedi europee per un confronto tra Stati membri e Autorità sanitarie. In mezzo a tanti dubbi una certezza accomuna i Paesi europei grandi produttori di suini come l’Italia: “L’approccio di tutti è scettico e di grande preoccupazione – ha sottolineato Andrea Rossi – per questa ragione nessuno deve arroccarsi su posizioni ideologiche, ma continuare a sperimentare per essere in grado di produrre dati oggettivi”.

I costi- Gli adeguamenti alla direttiva europa comportano costi che impattano soprattutto soprattutto sugli arricchimenti ambientali e sul maggior tempo richiesto agli operatori dall’osservazione volta a individuare il suino morsicatore all’interno di ogni box; costi di difficile quantificazione: in Francia, secondo uno studio illustrato da Valérie Courboulay, si è arrivati a stimare una cifra intorno a 16,50 euro/capo.

Il benessere- Un’altra domanda ricorrente fra gli allevatori riguarda la relazione tra benessere animale e mancato taglio della coda. Nonostante gli accorgimenti, l’improvvisa aggressività tra suini aumenta il rischio sanitario con conseguente maggiore assunzione di antibiotici fino ad arrivare, nei casi più gravi, alla caudectomia intorno al mese di vita determinando ripercussioni spesso negative in termini di sofferenza e produttività.
“Allo stato trovare una soluzione ideale, capace di creare il giusto equilibro tra esigenze dell’allevatore e del suino non è facile – ha affermato Annalisa Scollo – L’individuazione del suino morsicatore all’interno dei box richiede all’operatore capacità ma anche allenamento, un processo difficile, certo, ma non impossibile”.

La produttività- “Qualcuno ha parlato di miglioramento degli indici produttivi che dovrebbero essere garantiti da suini con la coda lunga – ha sottolineato Luigi Franchi – i risultati delle prove in conversione che ho potuto testare personalmente su un vasto campione di maiali non hanno evidenziato nessun particolare miglioramento produttivo”.

Focus e criticità sul taglio delle code nei suini- Il tema sarà affrontato al secondo corso organizzato dalla SIVAR ai sensi del DM 7 dicembre 2017, seguendo le indicazioni del Ministero della Salute sulla formazione del Veterinario Aziendale ai fini delle attività nel sistema Classyfarm e sulla prevenzione del taglio delle code in suinicoltura.
La problematica sarà affrontata insieme a Chiara Musella (suiatra, SIVAR), Loris Alborali (IZSLER) e Antonio Vitali (Regione Lombardia). La Lombardia ha avviato un progetto-studio in 40 aziende (alle quali possono unirsene altre volontariamente) per analizzare le difficoltà e le problematiche connesse all’obiettivo ‘coda integra’ e per documentare in termini comprovabili e inequivoci i casi di mozzatura necessaria.



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