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News di Novembre 2018, Settore Carne


13/11/2018

"No a tassa su carne. Ne sarebbero colpiti 9 italiani su 10". Coldiretti commenta ricerca universitaria, e ipotesi di tassarla per scoraggiarne l'acquisto

"Con il 93% degli italiani che consuma carne è inaccettabile la proposta di una tassa per scoraggiare gli acquisti in un momento di difficoltà economica": lo afferma Coldiretti nel commentare la ricerca dell'Università di Oxford, pubblicata sulla rivista Plos One che ipotizza di tassare la carne rossa per compensare il costo sociale delle malattie che sarebbero provocate dal suo consumo. "Un corretto regime alimentare –sostiene l'associazione– si fonda infatti sull’equilibrio nutrizionale tra i diversi cibi consumati e non va ricercato sullo specifico prodotto. Non esistono cibi sani o insalubri, ma solo diete più o meno sane. Il consumo medio annuo in Italia di carne (pollo, suino, bovino, ovino) è sceso peraltro ai livelli di 79 chilogrammi pro-capite, tra i più bassi in Europa, dove i danesi sono a 109,8 chilogrammi, i portoghesi a 101 chilogrammi, gli spagnoli a 99,5 chilogrammi, i francesi e i tedeschi a 85,8 e 86 chilogrammi. E la situazione non cambia se il confronto viene fatto a livello internazionale visto che, secondo il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti, nel 2018 il consumatore medio americano mangerà 222,2 chili tra carne rossa e pollame".

Peosegue la nota di Coldiretti: "Nel Belpaese si assiste peraltro ad una decisa svolta verso la qualità, con il 45% degli Italiani che privilegia quella proveniente da allevamenti italiani, il 29% sceglie carni locali e il 20% quella con marchio Dop, Igp o con altre certificazioni di origine secondo l’indagine Coldiretti/Ixe’. Vola infatti il consumo di bistecca 'Doc' con un balzo del 20% nel numero di animali di razze storiche italiane allevati negli ultimi 20 anni sulla base delle iscrizioni al libro genealogico. La domanda di qualità e di garanzia dell’origine ha portato ad un vero boom nell’allevamento delle razze storiche italiane da carne che, dopo aver rischiato l’estinzione, sono tornate a ripopolare le campagne dagli Appennini alle Alpi. Un patrimonio consolidato anche grazie a iniziative di valorizzazione messe in campo dagli allevatori, con l’adozione di forme di alimentazione controllata, disciplinari di allevamento restrittivi, sistemi di rintracciabilità elettronica e forme di vendita diretta della carne da parte degli allevatori attraverso le fattorie e i mercati di Campagna Amica".

Le carni nazionali sono più sane, perché magre, non trattate con ormoni (a differenza di quelle americane) e ottenute spesso nel rispetto di rigidi disciplinari di produzione che assicurano il benessere e la qualità dell’alimentazione degli animali, sottolinea il sodalizio. Il risultato è una vera rivoluzione nell’offerta di carne in Italia che si estende dalle macellerie ai supermercati, dallo street food alle hamburgherie, fino all’arrivo della carta delle carni nei menu proposti dai ristoranti più prestigiosi. "La conoscenza delle caratteristiche specifiche dei diversi tipi di carne è diventato un valore aggiunto che arricchisce l’offerta enogastronomica nella ristorazione", conclude.




ClaMos - 5371
Roma, Italia, 12/11/2018 16:40
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