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News di Ottobre 2018, Settore Carne


02/10/2018

La carne e l'evoluzione umana: il rapporto tra alimentazione e longevità

Il 2 ottobre è la festa cattolica degli Angeli Custodi e non a caso si è evoluta civilmente nel festeggiamento dei nonni, veri angeli delle nostre famiglie. Eppure, la categoria dei nonni è una presenza relativamente recente sul nostro pianeta, di sicuro anche grazie all’alimentazione onnivora. La scienza dimostra infatti che l’introduzione della carne nella preistoria ha permesso alle diverse generazioni di succedersi in vita, quindi i primi nonni sono esistiti in una fase precisa dell’evoluzione umana. Sono spunti suggeriti da una nota dell'Associazione Carni sostenibili che ricorda come "i nonni siano comparsi solo quando l’essere umano è riuscito a vivere tanto a lungo da vedere nascere e crescere i figli dei propri figli. Un passo avanti enorme verso la longevità reso possibile, già nella preistoria, grazie al consumo di carne da parte dei nostri più lontani antenati: gli ominini, termine che recentemente ha soppiantato quello di ominidi per racchiudere tutte le specie estinte affini all’Homo. Da specie che si nutriva quasi esclusivamente di foglie e bacche acerbe, gli ominini si sono evoluti in onnivori facendoci diventare come siamo oggi: più longevi ed intelligenti delle altre specie".

In effetti, l’uomo ha una massa cerebrale, se raffrontata al peso corporeo, circa doppia di quella degli altri mammiferi. Ciò significa un grande cervello costantemente affamato che, pur essendo il 2% del peso corporeo, consuma circa il 20% dell’energia spesa giornalmente da un adulto (fino al 70% in un neonato). Per farlo deve nutrirsi di alimenti ad alta digeribilità e di valore biologico superiore a quello delle foglie e dei frutti acerbi. Dato che lo sviluppo della massa intestinale è inversamente proporzionale alla qualità dei cibi consumati, la riduzione della dimensione degli intestini a favore dello sviluppo della massa cerebrale è stata possibile solo grazie ad un miglioramento complessivo della qualità della dieta, dovuta all’introduzione di alimenti ad alta concentrazione di nutrienti come la carne.

“Il nostro adattamento evolutivo al consumo di carne ha avuto come riscontro, oltre allo sviluppo cerebrale e fisico, anche uno straordinario aumento della longevità della specie umana rispetto agli scimpanzé” - sottolinea Giuseppe Pulina, professore di Zootecnica Speciale dell’Università di Sassari e Presidente dell’Associazione Carni Sostenibili: “La longevità è il risultato dell’adattamento del genotipo umano alla dieta ricca di carne: i geni coinvolti, infatti, sono quelli della resistenza alle infiammazioni e ai parassiti, ma anche codificanti per la longevità, come dimostrato dalle curve della sopravvivenza e della mortalità dell’uomo e dello scimpanzé”.

Negli ultimi decenni, soprattutto dal secondo dopoguerra in poi, la presenza della carne nella dieta degli italiani ha contribuito ad aumentarne l’aspettativa di vita, rendendo l’Italia il secondo Paese più longevo al mondo e portando i nonni a ricoprire un ruolo fondamentale sia nel tessuto sociale che all’interno delle famiglie di riferimento. Ma perché restino in forma e attivi, anche i nostri nonni hanno bisogno di alleati, che possono trovare ad esempio in una dieta equilibrata e un po' di esercizio fisico. Queste buone abitudini sono utili soprattutto per combattere quel processo fisiologico (sarcopenia) che determina la perdita di massa muscolare, di forza e quindi della capacità di svolgere molte delle attività quotidiane. Le proteine animali sono tra le più indicate per contrastare la riduzione di potenza muscolare, oltre che le malattie cardiovascolari, l’osteoporosi, il diabete di tipo 2 o l’obesità.

In definitiva, riassume carni sostenibili, "se si somma l’attività fisica a una dieta bilanciata che presenti il giusto apporto proteico, i nostri nonni possono avere una maggiore forza muscolare che li aiuterà ad affrontare gli impegni quotidiani. Non solo, come recentemente dimostrato dallo studio Prospective Urban Rural Epidemiology (PURE) che ha seguito 140mila soggetti di età compresa tra i 35 e i 70 anni, una maggiore forza muscolare può essere associata ad un’aspettativa di vita maggiore".

“Una volta raggiunta l’età adulta la massa muscolare diminuisce e il ritmo a cui si riduce accelera dopo i 50 anni. I muscoli rappresentano circa il 45% del peso corporeo tra i 20 e i 30 anni, scendendo a solo il 27% a 70 anni. Questa tendenza si accentua se non si assumono quantità sufficienti di proteine ad alto valore biologico come quelle animali”, fa presente la dr.ssa Elisabetta Bernardi, biologa nutrizionista dell’Università di Bari. “Una quantità leggermente maggiore di proteine rispetto agli individui adulti può essere utile agli anziani, che possono così aumentare la propria capacità di riserva e, oltre a contrastare la progressiva perdita di massa muscolare, anche prevenire la fragilità della pelle e la riduzione della funzione immunitaria, con conseguente miglior recupero dalle malattie".



agu - 4828
Roma, RM, Italia, 01/10/2018 17:16
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