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News di Giugno 2018, Settore Carne


29/06/2018

Assemblea Araer, la zootecnia regionale è in buona salute Nel 2017 la produzione lorda vendibile (plv) a +11,4%

“Ci siamo lasciati alle spalle un anno particolarmente intenso di lavori e iniziative sia sotto l’aspetto sociale, con l’inserimento di allevatori molto preparati e tecnologicamente all’avanguardia, sia sotto quello tecnico con l’implementazione di ulteriori servizi a disposizione dei soci”.
Così Maurizio Garlappi, presidente di Araer (Associazione regionale allevatori dell’Emilia Romagna) introducendo questa mattina l’assemblea generale dei soci. Un importante momento per tracciare anche il bilancio del comparto zootecnico regionale al quale, oltre a un nutrito numero di associati, erano presenti l’assessore regionale all’Agricoltura, Simona Caselli e il direttore di Aia (Associazione italiana allevatori) Roberto Maddè.
Pur in un contesto di grandi cambiamenti che a breve condizioneranno in maniera particolare i ruoli e i rapporti tra gli allevatori, le Istituzioni e le Associazioni, la zootecnia emiliano-romagnola gode di buona salute.
“Oggi Araer è a tutti gli effetti il punto di riferimento tecnico degli allevatori dell’Emilia Romagna – ha continuato Garlappi – dal 2012 a oggi i soci sono passati da 2.518 a 2.873 (+355) e il numero delle bovine da latte controllate, nel 2017, ha raggiunto la quota di 233.768, con un +0,93% rispetto all’anno prima nonostante la generale diminuzione degli allevamenti che si sta registrando ormai da diversi anni.
Altri numeri e percentuali certificano il buon andamento del settore, a iniziare dalla produzione media di latte/bovina controllata che è stata di Kg. 8.980 (+2,48% sul 2016), caratterizzata da un tenore di grasso del 3,68% (+0,04%) e del 3,31% per le proteine (+0,03%).
Importante anche la consistenza media del numero di capi controllati in ogni allevamento dal personale Araer, pari a 129,2unità (+3,61%) rispetto a una media nazionale di 82,1capi. Parallelamente lo scorso anno il laboratorio dell’associazione regionale ha eseguito 1.515.768 analisi con un incremento del 5,15% rispetto al 2016 quando, dai primi mesi dell’anno, le analisi hanno riguardato anche i campioni provenienti dalla Toscana, mentre a partire dal 2017 si sono aggiunte quelle di Abruzzo e Umbria”.
Grazie alle ottime performance registrate da tutti i comparti zootecnici, la Plv regionale (produzione lorda vendibile) nel 2017 ha incassato un +11,4% rispetto al 2016, pari a un valore di 2.395,8 milioni di euro, il 49,5% di quello totale agricolo della regione.
Nello specifico, per le carni bovine i prezzi hanno goduto di un +7,6%, quelle suine +14,8%, le produzioni avicunicole +7,1%, il latte vaccino +5%, le uova addirittura +40%, mentre l’unico segno negativo arriva dagli ovicaprini che hanno dovuto incassare un -4,6%.
“La quantità vendibile di latte prodotto in Emilia Romagna nel 2017 – ha spiegato ancora il presidente Garlappi – è stata di 2.077,2 migliaia di tonnellate, con un incremento del 3,9% sul 2016 e dell’1,7% annuo su base quinquennale.
In questo arco di tempo la vocazione casearia della zootecnia da latte emiliano-romagnola si è rafforzata con il Parmigiano Reggiano, a cui è destinato il 90% del latte regionale, archiviando nell’ultimo quinquennio una media di +3,5%/anno, mentre il Grana Padano prodotto a Piacenza ha raggiunto +0,8%. Un segnale positivo è arrivato dalla crescita delle quantità di carne bovina uscita dagli allevamenti regionali, +7%, che marca una rottura rispetto a un bilancio di medio periodo fortemente negativo, anche se non possiamo sottovalutare il grave problema che investe l’allevamento e la commercializzazione dei bovini di razza Romagnola, al centro di uno stato di crisi senza precedenti rispetto al quale Araer ha messo in campo e continuerà a farlo tutti gli strumenti disponibili per invertire questa tendenza preoccupante”.
Per Maurizio Garlappi i risultati raggiunti al termine del quinquennio 2012-2017 hanno il sapore dolce della soddisfazione e della riconoscenza per un’attività che ha richiesto impegno, sforzi, tenacia e che proprio per questo ha saputo mantenere e implementare una serie di servizi di estrema importanza per gli allevatori. Una soddisfazione che riguarda anche l’aspetto economico “perché abbiamo raggiunto e mantenuto un equilibrio che – ha sottolineato – come evidenzia il bilancio consuntivo è composto da meno del 30% da contributi pubblici, dal 40% da quote associative e introiti derivanti dai controlli funzionali mentre il rimanente 30% riguarda i proventi provenienti dalla fornitura di altri servizi. Si tratta di un risultato eccezionale, ottenuto grazie al sacrificio e al contributo di tutti che dimostra al contempo come il 30% del sostegno pubblico sia comunque indispensabile”.
Benessere animale e antibioticoresistenza sono oggi i grandi temi su cui il settore si gioca forse la partita più importante, quella con il consumatore, sempre più attento a questi temi e spesso giudice severo ma non sempre ben informato sui processi produttivi. “È importante creare una sorta di alleanza – ha sottolineato Roberto Maddè, direttore di Aia – che non contrapponga più consumatori e allevatori, bensì favorisca tra loro un confronto da cui ognuno potrà reciprocamente imparare qualcosa”. Sulla stessa lunghezza d’onda l’assessore Simona Caselli, secondo la quale la prossima Pac (Politica agricola comune) nel mettere al centro il benessere animale e l’antibioticoresistenza, “molto probabilmente prevederà sostegni più marcati per le aziende che si orienteranno a implementare questi delicati ma ineludibili aspetti”.

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