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News di Maggio 2018, Settore Carne


11/05/2018

Per produrre un hamburger servono solo 72 litri di acqua! Montana ha calcolato per la prima volta l'impatto ambientale del popolare prodotto

Quanta acqua serve per produrre 1 kg di carne bovina? Da sempre si sente parlare di 15.400 litri per kg, ma nessuno aveva mai fatto i conti prendendo in esame le caratteristiche specifiche degli allevamenti e della produzione degli hamburger nel nostro paese.

Ora, finalmente, arrivano i numeri reali: il consumo diretto di acqua per produrre un hamburger Montana di 100g ammonta a solo 72,8 litri, equivalenti a 728,8 litri per kg, valore ben diverso rispetto a quelli che siamo abituati a sentire, basati su diverse metodologie di calcolo e che non tengono conto dei diversi contesti produttivi e sistemi di allevamento.

Dunque consumare 1 hamburger Montana da 100g ha un impatto estremamente basso, basti pensare che il consumo giornaliero medio della sola acqua potabile ad uso domestico in Italia è di 180 litri a persona (fonte Enea). Non solo meno acqua, anche le emissioni di CO2 sono particolarmente contenute, pari a 1 Kg di CO2 eq, inferiore del 50% rispetto ai valori comunemente indicati per la carne bovina.

Non solo consumi ed emissioni: il 99,9% degli imballaggi generati dal processo di produzione è avviato al riciclo a dimostrazione che la filiera della carne Montana è un sistema circolare che non spreca, fortemente integrato e ad alto tasso di recupero.

Sono alcuni dei dati emersi dalla Dichiarazione Ambientale di Prodotto (EPD-Environmental Product Declaration) realizzata per la prima volta assoluta in Italia sugli hamburger di bovino surgelati a marchio Montana prodotti con carne proveniente per il 100% da allevamenti italiani da Inalca (Gruppo Cremonini), il maggiore produttore europeo di carni bovine. I dati sono stati presentati in una conferenza stampa nello stand Inalca di Cibus, il 19° salone internazionale dell'alimentazione che si svolge alle Fiere di Parma.

"Per la prima volta – ha dichiarato Giovanni Sorlini, Responsabile Qualità, Sicurezza & Sviluppo Sostenibile di Inalca – abbiamo dati certi ricavati dalla realtà produttiva italiana. È un contributo importante nel dibattito nazionale sul rapporto carne–ambiente, che consente di valutare i reali consumi e impatti della nostra filiera, senza dipendere da studi scientifici appartenenti a sistemi produttivi molto diversi dai nostri, i quali pur veritieri e scientificamente fondati, sono troppo lontani dal nostro modello produttivo per essere considerati come un riferimento adeguato. I dati ottenuti dimostrano altresì come l'integrazione delle filiere latte e carne rappresenta un indiscutibile punto di forza, non solo per l'efficienza produttiva, ma soprattutto per gli impatti ambientali".

Il Sistema Internazionale EPD, innovativo, indipendente e riconosciuto a livello internazionale, permette di valutare tutte le caratteristiche, le prestazioni e gli impatti ambientali di prodotti e servizi pubblicati all'interno della Dichiarazione Ambientale di Prodotto e di comunicarli in modo oggettivo, confrontabile e verificabile all'esterno. La Dichiarazione realizzata per gli hamburger Montana utilizza la Valutazione del Ciclo di Vita (Life Cycle Assessment) come metodologia che consente l'identificazione, la mappatura e l'analisi di tutti gli impatti ambientali del prodotto.

Nel calcolo totale degli impatti sono stati considerati tutti i processi: allevamento (razioni alimentari somministrate, consumi energetici e idrici, rifiuti, fermentazioni enteriche, stoccaggio e digestione delle deiezioni), trasporto, macellazione e lavorazione negli stabilimenti Inalca (consumi di energia e acqua, gestione dei residui di macellazione e trattamento degli scarichi idrici, consumi per la catena del freddo), distribuzione, conservazione domestica, fino ad arrivare alla misurazione dell'impatto finale relativo alla fase di cottura domestica.

Per quanto riguarda la distribuzione dei contributi all'indicatore Global Warming Potential (la cosiddetta Carbon Footprint) per le diverse fasi del processo di produzione, dallo studio EPD si ricava che il 76% deriva dall'allevamento (di cui il 38% dalle fermentazioni enteriche), il 16% dalla macellazione e lavorazionedella carne, il 7% dalla conservazione domestica e fase d'uso, ed il restante 1% per la produzione di imballaggi.

Montana ha presentato anche la nuova linea di Hamburger Bio, senza glutine, da allevamenti italiani e certificati da CCPB che garantisce tutta la filiera.

Il mondo del biologico, infatti, non include solo l'agricoltura, ma anche l'allevamento e garantisce il benessere animale, la qualità della carne e la tracciabilità di tutta filiera produttiva: dai prodotti per l'alimentazione degli animali allevati, alle cure veterinarie, dalla possibilità di far pascolare gli animali all'aperto, fino alla lavorazione della carne.


(EFA NEWS)

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