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News di Aprile 2018, Settore Carne


05/04/2018

Dazi: rischio di aumeno del prezzo della carne. La soia americana, alimento importante per gli allevamenti, è tra i prodotti colpiti dai cinesi

La guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina è iniziata davvero ed è scattata con inattesa rapidità la rappresaglia della Cina ai pesanti dazi annunciati dall’amministrazione Trump. E lo spettro di una escalation che potrebbe sfociare in una guerra commerciale aperta tra i due giganti, e non solo, si fa sempre più concreto. Il ministero del Commercio cinese ha pubblicato una lista di 106 prodotti statunitensi sui quali, in data ancora da definire, intende imporre dazi fino al 25%. Includono auto, piccoli aeromobili, soia e carne surgelata, per un controvalore annuo stimato in 50 miliardi di dollari.

La soia – sottolinea Coldiretti – è uno dei prodotti agricoli più coltivati nel mondo, largamente usato per l’alimentazione degli animali da allevamento, con gli Stati Uniti che si contendono con il Brasile il primato globale nei raccolti seguiti, sul podio, dall’Argentina per un totale dell’80% dei raccolti mondiali. A seguito dei dazi gli operatori cinesi – spiega Coldiretti – potrebbero decidere di sostituire le forniture dagli Usa con la produzione raccolta in Brasile, da dove già arriva circa la metà delle importazioni del gigante orientale, con uno sconvolgimento del mercato mondiale e ripercussioni sui costi dell’allevamento e sui prezzi di vendita della carne.
L’Unione Europea – continua – è il secondo importatore al mondo di soia, dopo la Cina, e un andamento anomalo delle quotazioni metterebbe a rischio la competitività degli allevamenti e la produzione di carne anche nel vecchio continente. Un problema che – precisa Coldiretti – riguarda anche l’Italia che è il primo produttore europeo con circa il 50% della soia coltivata e un raccolto pari a tre volte quella del secondo paese che è la Francia.

Intanto non tutti i mali vengono per nuocere e la guerra commerciale Usa-Cina potrebbe avere invece effetti positivi per l'Italia in termini di aumento dell'export, rivelatosi già robusto lo scorso anno verso il colosso asiatico. In particolare, il vino italiano potrebbe avvantaggiarsi della situazione di tensione nelle relazioni commerciali fra i due paesi, dopo che le esportazioni Made in Italy verso la Cina hanno raggiunto un record storico di oltre 130 milioni di euro nel 2017 (+29%). Gli Stati Uniti hanno esportato vino in Cina per un valore di 70 milioni di euro in aumento del 33% nel 2017 e si collocano al sesto posto nella lista dei maggiori fornitori, immediatamente dietro all’Italia. Per effetto di una crescita ininterrotta nei consumi la Cina è entrata nella lista dei cinque Paesi che consumano più vino nel mondo, ma è in testa alla classifica se si considerano solo i vini rossi. "Un mercato strategico per i viticoltori italiani mentre per quanto riguarda la frutta fresca l’Italia può esportare al momento in Cina solo kiwi e agrumi anche se il lavoro sugli accordi bilaterali per pere e mele è ad uno stadio avanzato e potrebbe aprire opportunità, dopo lo stop alle forniture statunitensi", afferma Coldiretti. C'è anche qualche preoccupazione alimentata dal protezionismo. Secondo Coldirettii, infatti, "l’estendersi della guerra dei dazi tra i due giganti dell’economia mondiale ai prodotti agroalimentari apre scenari inediti e preoccupanti nel commercio mondiale anche con il rischio di anomali afflussi di prodotti sul mercato comunitario che potrebbero deprimere le quotazioni".



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