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News di Maggio 2017, Settore Carne


02/05/2017

Importanti opportunità per l'Unione Europea di export nell'ex Celesto Impero

La suinicoltura cinese è alle prese con una nuova fase di ristrutturazione, che potrebbe assicurare all’Unione Europea opportunità di esportare nell’ex Celeste Impero. Tutto parte dall’applicazione di norme ambientali più severe, che di fatto rallenta il recupero del parco riproduttori di suini.

Le prime stime per il 2017, rilanciate dal sito specializzato 3tre3.it, mostrano «una riduzione del 12%, con 38 milioni di capi. Questa riduzione interesserà la produzione di carni suine nel 2017, diminuendo la produzione nazionale a 51 milioni di tonnellate». La popolazione suina nel 2017 dovrebbe diminuire di 3,6 milioni di capi.

Spazio dunque alle importazioni per sopperire – anche se solo parzialmente – al calo della produzione. La cina è infatti il più grande importatore di carne suina al mondo. Gli effetti, secondo gli analisti, si faranno sentire anche sui prezzi e sui consumi. Il rapporto pubblicato dal Dipartimento dell'Agricoltura degli Stati Uniti stima un aumento dei listini e una diminuzione dei consumi di carni suine, con una diminuzione «di 2,6 milioni di tonnellate, passando da 55,8 milioni a 53,2 milioni di tonnellate».

La svolta del Paese del Dragone è avvenuta lo scorso anno, quando il ministero dell’Agricoltura di Pechino ha annunciato il piano quinquennale XIII dell’Agricoltura, improntandolo su una tutela dell’ambiente, a dimostrazione che la sostenibilità è un valore ormai riconosciuto a livello mondiale.

Gli allevamenti saranno così progressivamente allontanati dai corsi d’acqua e dalle aree più popolose della Cina, attraverso l’istituzione di zone di controllo dello sviluppo. La zona Nord-Est della Cina, considerata la Corn-Belt del Paese, si candida ad accogliere la crescita maggiore dell’attività zootecnica, anche per i benefici legati ai ridotti costi di trasporto dei mangimi e per la gestione dei reflui.

Le potenzialità per l’export europeo di carni suine, al netto del calo dei consumi ipotizzato dal rapporto dello Usda, si mantengono elevate. Non è un caso, infatti, che la Spagna nei giorni scorsi abbia organizzato una giornata informativa in cui il ministero dell’Agricoltura e la rappresentanza di filiera Interporc si siano prodigati a illustrare i requisiti che la Cina richiede alle industrie spagnole per esportare i propri prodotti di carne di maiale e i derivati nel mercato asiatico.
Nel 2016 l’export di carni suine e salumi Made in Spain verso la Cina è aumentato in volume del 47 per cento.

Le opportunità di penetrare con prodotti di qualità in Cina sono elevate anche per la Macroregione suinicola del Nord, che nei mesi scorsi ha ottenuto l’accreditamento per esportare.


Fonte: Fieragricola News

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