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Il Pesce nr. 6, 2020

Rubrica: Mercati
Articolo di Villa R.
(Articolo di pagina 88)

Il mercato dei bivalvi nel 2020

Il Covid influenza la domanda, in calo. Prezzi sempre bassi in attesa della ripresa

La produzione mondiale dei bivalvi da allevamento è piuttosto stabile —intorno alle 15 milioni di tonnellate all’anno —, con la Cina che rappresenta approssimativamente l’80% di tale volume; tuttavia, il commercio mondiale è alquanto ridotto poiché la maggior parte dei consumi è rivolta ai mercati interni dei paesi produttori. L’Unione Europea assorbe più di un terzo del commercio mondiale di bivalvi, con un picco di due terzi per quanto riguarda i mitili.

 

Mitili

Dei 2,1 milioni di tonnellate di mitili allevati nel mondo, metà sono prodotte in Cina; seguono a notevole distanza Cile e Spagna, con quantitativi attorno alle 220.000 tonnellate. Tra il 15% ed il 20% della produzione mondiale è oggetto di scambi commerciali, col Cile che nel 2019 è stato il primo esportatore in termini di quantità, per un volume di 76.000 tonnellate. Nel 2019 il commercio mondiale ha interessato 370.000 tonnellate, in linea con il dato del 2018, con la destinazione più importante costituita dall’Unione Europea (216.000 tonnellate) ed in particolare da Francia, Italia e Paesi Bassi.

La Francia, che rappresenta storicamente il principale importatore mondiale, secondo i dati diffusi dal rapporto FAO Globefish ha ridotto del 22% le importazioni di cozze nel primo trimestre del 2020 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, per un equivalente di 4.000 tonnellate in meno; le chiusure dei locali pubblici, e segnatamente dei ristoranti, ha pesato molto sui consumi, fortemente legati al mercato dei pasti fuoricasa. Un dato ancora peggiore è atteso per il secondo trimestre mentre le riaperture dei locali da giugno dovrebbero avere risollevato parzialmente le vendite. Anche in Italia nel primo trimestre si è verificato un calo delle importazioni pari al 7%, in controtendenza gli Stati Uniti che allora non erano ancora coinvolti nei provvedimenti restrittivi. L’acquacoltura europea è basata sulla tecnica dell’allevamento sul fondale, tipicamente nei Paesi settentrionali come i Paesi Bassi, oppure su corde come in Spagna, Italia e Irlanda. Nel 2019 i prezzi al dettaglio in Francia dei mitili bouchot si sono mantenuti stabili attorno ai 6 €/kg (fonte FAO, European Price Report), valore raggiunto dall’inizio del 2018, mentre sul mercato italiano le cozze quotano a valori che sono circa la metà; nel 2020 i prezzi al dettaglio in Francia si sono assestati sui 5,5 €/kg.

 

Pettini, cannolicchi e vongole

Cina, Stati Uniti e Francia si confermano i principali bacini di consumo di pettini, pettini maggiori e cannolicchi. Sul mercato francese, il principale dell’Unione Europea per questa tipologia, le quotazioni all’ingrosso nel corso del 2020 sono in discesa, con valori attorno ai 3,5 €/kg per i pettini freschi in guscio di origine nazionale. I prezzi delle vongole nella prima metà del 2020 sono stati inferiori del 20% sul valore medio dell’anno precedente; tuttavia, con una contrazione inferiore ad altre tipologie di bivalvi grazie alla maggiore propensione al consumo domestico.

Durante il periodo del blocco forzato delle attività la biomassa di vongole è cresciuta tanto da consentire, soprattutto in Italia, la raccolta di pezzature piuttosto grandi rispetto alla media. In Italia le vongole realizzano circa 20.000 tonnellate all’anno, per un valore di 60 milioni di euro alla produzione e di 140 milioni di euro nell’intera filiera.

L’Unione Europea ha prorogato a tutto il 2020 la deroga all’Italia per la pesca delle vongole nel mare Adriatico con un diametro di 22 millimetri contro i 25 millimetri minimi richiesti per gli altri Paesi membri. All’interno della Commissione pesca del Parlamento europeo erano stati sollevati dubbi riguardo la legittimità della deroga concessa all’Italia; tuttavia, studi scientifici hanno inequivocabilmente dimostrato la sostenibilità della pesca delle vongole adriatiche ed ora si auspica che la deroga venga resa permanente.

La Cina costituisce l’origine della maggior parte delle importazioni di vongole del Giappone e della Corea del Sud, con una quota prossima al 90%; la materia prima di origine europea rimane principalmente nei paesi di produzione, con uno scambio interno modesto. Il commercio mondiale delle vongole è risultato in calo del 10% nel primo trimestre del 2020; la rapida ripresa del Giappone e della Corea del Sud dall’epidemia Covid fa presupporre un recupero delle importazioni per la restante parte dell’anno.

 

Ostriche

Anche per le ostriche, fatte salve le annate caratterizzate da parassitosi, la produzione annua è piuttosto stabile, con 5 milioni di tonnellate, delle quali anche in questo caso l’80% è prodotto in Cina, mentre l’export è limitato a circa 70.000 tonnellate per anno. Le vendite durante le festività natalizie del 2019 sono state estremamente favorevoli, oltre le migliori aspettative, con prezzi in decisa risalita anche per via di problemi di fornitura da parte degli allevatori francesi legati alla presenza di norovirus negli ultimi mesi dell’anno. Il commercio mondiale ha riguardato 70.500 tonnellate nel 2019, in calo dell’8% sull’anno precedente. La Pasqua, altro tradizionale periodo di picco nei consumi, ha registrato nel 2020 una riduzione consistente rispetto al 2019 a motivo dell’incertezza legata all’epidemia di Covid.

Roberto Villa

 

Didascalia: durante il periodo del blocco forzato delle attività la biomassa di vongole è cresciuta tanto da consentire, soprattutto in Italia, la raccolta di pezzature piuttosto grandi rispetto alla media (photo © Cooker King x Unsplash).

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