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Il Pesce nr. 6, 2020

Rubrica: Aziende
Articolo di Benedetti E.
(Articolo di pagina 64)

Un mondo dietro quel piatto di spaghetti alle vongole

Alla scoperta del Consorzio Pescatori di Goro in una delle aree più fertili per la molluschicoltura: il Delta del Po

Chissà come lo ricorderemo questo epocale 2020 tra qualche anno. Tra pandemia globale, crisi economiche e politiche e quel senso di precarietà e incertezza nel futuro a brevissimo termine con cui abbiamo tutti dovuto fare i conti. Ma questo è un anno che a livello personale e collettivo ha anche attivato risorse, energie e stimoli. E mi piace pensare che forse tutti questi aspetti positivi possano essere fatti propri come un sano bagaglio di esperienze. Sull’incertezza di questi mesi ne sa qualcosa il Copego, Consorzio Pescatori di Goro Soc. Coop O.P. presieduto da Massimo Genari, una bella realtà in quel di Goro, provincia di Ferrara, che conta 600 pescatori, ovvero 600 famiglie che vivono di pesca, di molluschicoltura, in un ambiente di acqua, terra, sabbia, lagune e natura incontaminata. Abbiamo incontrato Pierpaolo Piva, tecnico del Copego negli uffici dello stabilimento in via dell’Industria. «Dopo i primi mesi di grande crisi e stallo generale abbiamo ripreso il lavoro e, grazie alla buona performance in GDO e alla ripresa della ristorazione dalla primavera inoltrata e per tutta l’estate, stiamo lavorando bene» mi dice Piva.

 

Molluschicoltura, per tradizione e vocazione

Ci troviamo nel Delta del Po, una delle aree più fertili per la molluschicoltura ed è qui opera che Copego. La molluschicoltura è, fra le attività di acquacoltura tradizionalmente intraprese nella Sacca di Goro, quella che ha raggiunto lo sviluppo maggiore: gli allevamenti occupano ormai circa 10 km2 dei suoi 27 km2 totali. Se l’allevamento della vongola verace filippina (Ruditapes philippinarum), specie alloctona di origine asiatica, rappresenta la produzione più importante, non bisogna dimenticare la presenza di impianti fissi di cozze (Mytilus galloprovincialis) in sospensione. Il Consorzio possiede in particolare ampi impianti di allevamento in Concessione Demaniale Marittima nella Sacca di Goro che, grazie alle sue caratteristiche, è stata oggetto di una cospicua raccolta di cozze e vongole veraci su banco naturale sin dagli anni ‘70.

 

Il mercato e la novità e-commerce

«Il Consorzio Pescatori di Goro lavora per consolidare e ampliare la propria presenza sulla GDO, ricercando retailer nuovi ed affidabili» dice Pierpaolo Piva. «Stiamo partendo anche con un nuovo progetto che consiste in un e-commerce di vendita diretta a un preciso target di consumatori finali e ristoratori attraverso un e-shop dedicato. Quando si parla di vendita on-line ovviamente la logistica è la problematica più importante, dato il prodotto fresco che trattiamo: per questo motivo al momento — grazie ai due mezzi refrigerati di proprietà — possiamo garantire una copertura di consegne lungo la fascia costiera ferrarese fino a Ferrara».

 

I numeri del Consorzio

Con l’introduzione di allevamenti su fondo e in sospensione e con l’inizio della commercializzazione di molluschi su scala nazionale ed internazionale, il Consorzio è andato costituendo un complesso ed avanzatissimo sistema di acquacoltura. Oggi questa attività si svolge su 620 ettari di allevamenti di vongole veraci nella Sacca di Goro e circa 1.100 ettari per i mitili, presenti al largo dello Scanno di Goro. Nel 2019 Copego ha prodotto 5.500 tonnellate di conchigliame fresco grazie al lavoro di circa 600 pescatori che operano in maniera collettiva, «ovvero seminano e raccolgono insieme», precisa Piva. «Va da sé che l’organizzazione del lavoro è un aspetto tanto complesso quanto strategico nel raggiungimento dei risultati».

 

Analisi delle acque

Il Copego dispone di un laboratorio interno allo stabilimento per l’esecuzione dei controlli analitici relativi alle procedure di autocontrollo previste dal Reg. CE n. 853/2004, regolamento che fissa le norme sanitarie per la produzione e l’immissione sul mercato dei molluschi bivalvi vivi destinati al consumo umano diretto o la trasformazione prima del consumo. Allo scopo di meglio identificare i punti di rischio nell’ambito dei processi produttivi ai fini della prevenzione e della sicurezza per la salute del consumatore è stato adottato il sistema HACCP. Le metodiche di analisi microbiologiche adottate sono quelle previste dal Regolamento CE n. 2073/2005. Il laboratorio microbiologico presidia in maniera continuativa la qualità delle materie prime, esercitando un controllo puntuale sul prodotto sia prima che dopo la depurazione; realizza inoltre analisi microbiologiche e determina i parametri chimico-fisici sull’acqua di processo. Vengono monitorati quotidianamente i parametri relativi alla temperatura, salinità, pH, ossigeno disciolto, cloro residuo, oltre al piano di monitoraggio continuo da parte della Asl di Ferrara nella Sacca di Goro e nelle valli di Comacchio.

 

Progetti e futuro

La molluschicoltura richiede ingenti quantità di esemplari allo stadio giovanile della specie che si intende allevare, il cosiddetto seme o novellame. Questo può essere recuperato direttamente in ambiente naturale in un sito più o meno distante dall’allevamento. Per alcune specie, però, il reclutamento naturale di stadi giovanili non contribuisce in misura sufficiente a soddisfare il fabbisogno degli allevatori. In questi casi, le alternative possibili sono la captazione di seme mediante collettori o l’applicazione di tecniche avanzate di riproduzione controllata in laboratori specializzati, gli schiuditoiMitilicoltura e venericoltura sono dipendenti dal reclutamento naturale, ovvero dal seme selvatico. Per questo motivo fino ad oggi lo schiuditoio in Italia non ha mai assunto un ruolo determinate sulla molluschicoltura. A tale proposito il Copego ha in cantiere un progetto importante: lo sviluppo di un sito dedicato al preingrasso di giovanili di vongole veraci al fine di acquisire più autonomia e meno dipendenza dall’estero nel reperimento del novellame. Sul fronte del prodotto e del mercato Pierpaolo Piva sottolinea un punto importante: «da parte del consumatore finale dei nostri prodotti c’è spesso poca conoscenza del mondo dei molluschi bivalvi, della loro produzione, del comparto dell’allevamento e della pesca, della loro lavorazione». Dietro ad un buon piatto di spaghetti alle vongole c’è un’organizzazione complessa, che gestisce e garantisce tutto il percorso della filiera, dagli allevamenti allo stabulario, passando per il laboratorio analisi, fino al mercato ittico.

 

La Sacca di Goro

Il Po, con l’apporto quotidiano di terra e sabbia, ha modellato nei secoli, lungo la sua foce, le isole orizzontali alla linea di costa, utili al riparo delle mareggiate, con internamente sacche o lagune. Nasce così lo scanno di Goro, chiamato anche Isola dell’amore. Una lingua di sabbia che diventa subito l’indiscusso palcoscenico di una natura selvaggia e incontaminata, dove piante come tamerici e salicornie incrociano i voli degli uccelli selvatici. Tra la fine del ‘700 e l’inizio dell’800 sorge in questa laguna, direttamente collegata al mare, l’abitato di Goro costruito da navigatori diventati pescatori. Uomini e donne che hanno faticato subendo alluvioni, hanno sofferto in una natura inizialmente non ospitale, ma che, assecondandola, hanno saputo, con lei, creare un posto unico al mondo. La Sacca è una delle lagune salmastre di maggiori dimensioni dell’Alto Adriatico (circa 2000 ettari). Confina a Nord-Ovest con gli argini delle ex valli Goara e Pioppa e con il Bosco della Mesola, a Nord con aree bonificate nel ‘900 (Valle Seganda) e con l’argine del Po di Goro. A Sud lo Scannone delimita il confine col mare Adriatico: una bocca di circa 1500 m tra il Lido di Volano e la punta dello Scannone mette in comunicazione la Sacca con il mare aperto. L’intero comprensorio lagunare può essere suddiviso in tre ambienti differenti: la Sacca propriamente detta caratterizzata da acque aperte, la Valle di Gorino caratterizzata da fitti canneti e lo Scannone di Goro, una barra di sabbia che si estende dalla foce del Po di Goro verso il Lido di Volano. La profondità media della Sacca di Goro è attorno ai 60 cm, riceve acqua salata dal mare e acqua dolce dal Po di Goro (tramite la chiusa di Gorino), dal Po di Volano, dal Canal Bianco (tramite l’idrovora Romanina) e dall’impianto di sollevamento di Valle Giralda che scarica nel Taglio della Falce. La commistione d’acque dolci e salate, determina un tenore salmastro (circa 23‰ di salinità). Il fondale interno della Sacca è caratterizzato da sedimenti fini (argillosi e limosi), fondali sabbiosi si trovano dove le correnti sono più forti, ovvero presso l’imboccatura a mare della Sacca. La Sacca di Goro è, da un punto di vista ambientale, molto importante perché residuo di una tipologia lagunare costiera molto diffusa prima delle grandi bonifiche perpetuate negli ultimi 150 anni. Le peculiarità ecologiche di quest’ambiente permettono l’insediamento e la presenza di importanti comunità vegetali ed animali. Per questo motivo è annoverata tra le zone umide d’importanza internazionale ai sensi della Convenzione di Ramsar (Bondesan in Corbetta 1990; Pagnoni e Caramori 1999; fonte: Parco del Delta del Po, www.parcodeltapo.it).

Elena Benedetti

 

Consorzio Pescatori di Goro Soc. Coop O.P.

Via dell’Industria 18 – 44020 Goro (FE)

Telefono: 0533 793111

>> Link: www.copego.it

 

Fonti

Istituto Delta Ecologia Applicata

Consorzio Pescatori di Goro Soc. Coop O.P.

Parco del Delta del Po

Genni Mantovani

Massimo Genari, presidente

Pierpaolo Piva, tecnico Copego

 

Didascalia: la vongola del Consorzio Produttori di Goro, prodotto certificato e tracciato lungo tutta la filiera, dal mare al consumatore finale (photo © Consorzio Produttori di Goro).

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