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Il Pesce nr. 6, 2020

Rubrica: Ambiente
Articolo di Baverez Blanco J.
(Articolo di pagina 82)

La tropicalizzazione del Mar Mediterraneo

È ormai banale parlare del surriscaldamento generale del pianeta, cause ed effetti, e ognuno ha la sua da dire in merito. Una cosa è sicura: non si tratta più di un mutamento di natura periodica dell’assetto orbitale della terra rispetto al sole, bensì di una crescita generalizzata del consumo energetico legato alla produzione industriale che ha creato il famoso effetto serra. Mentre si sciolgono ghiacci e ghiacciai, il livello degli oceani si innalza e il deflusso di acqua dolce, contrastato dalla maggior evaporazione, aumenta la salinità e la temperatura dell’acqua di mari e oceani che non è mai stata così elevata. Basti dire che dal 2005, nel Mediterraneo, temperatura e salinità sono cresciuti ad una velocità doppia rispetto al XX secolo!

Nel Mediterraneo, dalla fine degli anni ‘70, direttamente legati ai primi grossi problemi di riscaldamento climatico, si sono introdotte numerose specie di pesci tropicali. Li possiamo suddividere in due classi principali: quelli che vengono dal Mar Rosso attraverso il Canale di Suez (di migrazione lessepsiana, così detta in onore di Ferdinand de Lesseps, promotore ed esecutore del canale) e quelli che arrivano dalle coste africane occidentali, dall’Atlantico attraverso lo Stretto di Gibilterra. Questi pesci sono entrati spontaneamente nel Mediterraneo mentre altre specie sono state introdotte volontariamente (ad esempio le vongole Tapes Philippinarum) e altre ancora per puro caso, spesso attraverso le acque di sentina delle navi, acque scaricate nel mare senza precauzioni. Pochissime sono le specie che arrivano dalle acque fredde del Nord Atlantico.

Si stima ormai che nel Mediterraneo ci sia il 28% di pesci estranei. Dal 1980 ad oggi, il numero di specie alloctone è triplicato invadendo le coste, in particolare nel bacino occidentale. Sono segnalate 186 specie esotiche, 55 vegetali e 131 animali di cui 42 nuove specie ittiche. Sarebbero complessivamente 837 le specie aliene e c’è chi dice 955. Si sono ambientate sino a soppiantare le specie autoctone. Una vera e propria colonizzazione legata al riscaldamento. Di origine atlantica, è facile pescare la ricciola fasciata (Seriola fasciata) e altre africane, la bavosa e il pesce palla. Le colonizzazioni lessepsiane del bacino orientale sono di triglie, pesci scoiattolo (Holocentridae) e altre specie del genere siganus. Hanno sfruttato le nicchie ecologiche libere per vicissitudini biogeografiche compensando la povertà faunistica del luogo.

Il problema è che sono arrivati tanti pesci pericolosi come il pesce scorpione dal Mar Rosso, gli squali predatori, il pesce coniglio con le sue spine velenose, il pesce palla maculato riconoscibile dai puntini neri sulla schiena con fascia chiara sul dorso. Questa specie è altamente tossica e non sono poche le intossicazioni alimentari segnalate sulle coste mediorientali e nord africane. Dal 2013 lo si trova a Lampedusa, in Sicilia e in Puglia. Per quanto riguarda le alghe infestanti, anche loro mettono a rischio la salute dell’ecosistema.

Per arginare molto parzialmente questa colonizzazione, l’Organizzazione Internazionale Marittima (IMO), con 53 Stati ratificatori, ha stipulato, con entrata in vigore nel 2017, una Convenzione Internazionale sulle acque di zavorra, importante mezzo di trasmissione di specie nocive e di agenti patogeni in nuovi ambienti; la successiva instaurazione di una popolazione riproduttiva può sconvolgere gli ecosistemi di porti, laghi, estuari e acque costiere. Gli armatori devono in tal modo dimostrare il loro impegno per la salvaguardia dell’ambiente marino.

Josette Baverez Blanco

 

Didascalia: il pesce scorpione. La prima segnalazione nel Mediterraneo di questa specie avvenne nel 2017 nelle acque della riserva di Vendicari, Siracusa, da parte del team di ricercatori di Ispra, Cnr e dell’American University di Beirut. L’aumento delle temperature del nostro mare favorisce questa specie tropicale (photo © Mathijs Vos x unsplash).

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