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Il Pesce nr. 5, 2020

Rubrica: Mercati
(Articolo di pagina 66)

Il nuovo mercato ittico di Viareggio per il rilancio dell’economia del mare e della sua sostenibilità

La fantasia e l’intraprendenza dei viareggini è nota da tempo in Toscana e non solo. Il carnevale, l’imprenditoria balneare, ricreativa e culturale, ma anche la cantieristica e la marineria con portualità e pesca, sono da sempre i campi di esercizio del popolo versiliese che pensa, si ingegna e si impegna per realizzare e far orgogliosamente apprezzare i frutti del proprio lavoro e della propria terra.

Proprio da questo attivo crogiolo di idee mai banali e particolarmente attente alla società ed ai suoi bisogni, è scaturito il progetto del nuovo mercato ittico di Viareggio che, con un percorso costruttivo un po’ accidentato, è stato finalmente portato a compimento, con la realizzazione in una struttura polifunzionale che si prepara al rilancio dell’economia del mare e della costa tirrenica.

Un’idea sviluppata fin dal 2007 con la giunta dell’allora sindaco Marco Marcucci, sostenuta tra gli altri da contributi regionali, comunitari e dell’autorità portuale, che ha condotto lo scorso 9 agosto, alla presenza del sindaco Giorgio Del Ghingaro, dell’assessore regionale Marco Remaschi, di Fabrizio Morelli segretario generale dell’autorità portuale  regionale e di Gianluca Massaro, comandante della capitaneria di porto di Viareggio, al taglio del nastro di due significative strutture come il mercato ittico e la banchina commerciale che hanno richiesto, complessivamente, un investimento di 7 milioni di euro.

Le opere, che si collocano a ridosso della diga foranea del porto di Viareggio e della grande spiaggia libera della darsena, saranno le prime strutture ad accogliere i pescatori che porteranno il pesce dal mare, ma saranno anche a disposizione di tanti turisti e bagnanti che potranno godere della freschezza e della bontà di tali prodotti a miglio zero, in uno scenario unico che contrappone l’azzurro del mare alla chiara sabbia della spiaggia antistante, con le altezze delle cime apuane ed il candore del prezioso materiale di cui sono fatte, a fare da corona.

Proprio lì, infatti, sarà possibile gustare i sapori dei prodotti del Tirreno, ma anche apprezzare la “cultura” di questo mare, componente oggi molto ricercata da parte di chi si muove alla ricerca delle tradizioni ittiche e dei suoi prodotti.

E di tradizioni acquatiche Viareggio ne ha talmente tante… “da buttarle via!”. Che si parli di acqua salata o di quella dolce, con il lago di Massacciuccoli lì a due passi, questa zona della Toscana è una delle poche che in Italia può vantare una vera e propria collezione da record di tradizioni e storie che legano costa ed entroterra, con il canale Burlamacca che le unisce e non solo metaforicamente.

Con affacci di incredibile bellezza, il porto da un lato e la sua prestigiosa cantieristica navale che porta a Viareggio il 30% del fatturato mondiale dei grandi yacht, il mare aperto del Santuario dei Cetacei dall’altro, la nuova struttura polifunzionale si sviluppa su un corpo unico a due piani che richiama le torri di avvistamento costiero del nemico saraceno, comprendendo al piano terra la sala d’asta del mercato, gli spazi per gli uffici, il centro insacchettamento telline, l’area laboratorio di trasformazione, l’area servizi Asl quindi tracciabilità del prodotto e controllo sanitario, oltre a uno spazio polivalente. Al piano superiore, invece, due aree destinate a servizi di ristorazione, ittiturismo ed iniziative di promozione e didattiche.

Ecco quindi le due principali anime che caratterizzano quest’ultima iniziativa viareggina: l’asta e la ristorazione.

Per la prima si deve dire che rappresenta il motivo principale per cui è nato il nuovo mercato. Già nel 2007 si pensava infatti ad una struttura che potesse sviluppare una commercializzazione a 360 gradi, dall’ingrosso al dettaglio, fino ai circuiti ecosolidali alla Grande Distribuzione, in grado di realizzare economie di scala puntando sulla qualità del prodotto e sulla tracciabilità di filiera, ma soprattutto sull’abbattimento dei costi di intermediazione tramite la gestione diretta della vendita, un’operazione che, se ben gestita, seppure a qualche anno di distanza, potrebbe mostrare ancora tutta la sua efficacia, soprattutto in funzione del commercio ittico locale.

Per la ristorazione, che si lega al turismo il genere, ma anche alle forme più specifiche del pescaturismo e dell’ittiturismo, le prospettive che si presentano sono molto interessanti, perché si parte ovviamente da una base solida e di esperienza costituita dalla tradizione turistica versiliese e dalla flottiglia da pesca del comparto viareggino.

Con le esperienze già avviate e con quelle che si potranno realizzare grazie anche alla nuova struttura da poco inaugurata, sarà proprio il giusto rapporto tra pesca, pescatori, storia alieutica e biologia marina, unitamente alle tradizioni culinarie e alle forme innovative di presentazione e preparazione dei prodotti del mare, a costituire quel mix attrattivo che porterà da queste parti turisti, bagnanti, appassionati, ma anche esperti di settore, formatori, ricercatori, cuochi, espositori e tanti altri soggetti interessati alla cultura ittica, a tutto beneficio dell’economia del mare e del territorio.

Ovviamente non poteva mancare l’attenzione verso la valorizzazione del prodotto locale come la tellina, già oggetto di approfonditi studi legati alla gestione della risorsa da parte del CIBM (Centro interuniversitario di biologia marina ed ecologia applicata) di Livorno, come ha ricordato Paolo Sartor nel convegno che la Regione Toscana ha voluto organizzare in occasione dell’inaugurazione, in materia di fondi europei FEAMP 2014-2020, legati agli interventi che sono stati realizzati in quest’ultimo periodo nella filiera della pesca e dell’acquacoltura. La tellina versiliese è infatti conosciuta tanto quanto il carnevale; la sua pesca, realizzata con tecniche particolari, è da sempre oggetto di attenzione di professionisti e dilettanti ed ha costituito e costituisce un’importante fonte di sostentamento per intere famiglie della zona, che hanno contributo a far conoscere e diffondere un piatto particolarmente gustoso ed oggi molto ricercato.

Ma le nuove normative in materia di tracciabilità impongono oggi un prodotto dall’alto valore aggiunto che sia in grado di dimostrare dove è stato pescato, dove, se e come è stato trattato e depurato e ciò pone dei problemi oggettivi per i commercianti e ristoratori interessati a trattarlo.

Avanti quindi con studi e ricerche che determinino le caratteristiche della risorsa in modo da definire i corretti prelievi nei tempi e nei quantitativi per non intaccare il patrimonio biologico della specie, ma parallelamente sono da prevedere ed organizzare opportuni processi di lavorazione, depurazione e tracciabilità in grado di farne un prodotto dal consumo più sicuro e maggiormente consapevole. Tutto questo potrà finalmente avere come sede operativa proprio il nuovo mercato ittico viareggino, che contribuirà a portare la tradizione nel futuro, per continuare a “coltivare” una preziosa risorsa del territorio e nel rispetto e nella piena sostenibilità del mare.

E mentre facciamo appena in tempo a fare gli auguri a questa nuova struttura ed al contributo che potrà dare al rilancio dell’economia del mare, un nuovo fronte si apre per la pesca viareggina, con il blocco della pesca a strascico che la Commissione parlamentare sulla Pesca ha stabilito per ampi tratti del Mar Tirreno, entro le 6 miglia dalla costa e fino a 100 metri di profondità, una scelta che danneggia questa marineria che è la prima per questa tipologia di pesca in Toscana.

Una decisione inaccettabile, ha ricordato l’assessore regionale Marco Remaschi, per la quale la regione presenterà immediato ricorso nel merito e nel metodo per come è avvenuta, senza interpellare chi amministra, gestisce ed opera sul territorio che ha studiato, che conosce e che si preoccupa di preservarne le risorse da anni.

Sarà l’effetto del caldo estivo, sarà quello del Coronavirus, ma non c’è dubbio che far ripartire l’economia, compresa quella del mare in queste condizioni, non sia certo una cosa semplice.

Auguriamoci che il refrigerio autunnale porti con sé un ampio consiglio e che magari, con maggiore ragionevolezza ed attenzione al territorio, sia possibile trovare una soluzione di compromesso che coniughi nel migliore dei modi salvaguardia e ripresa produttiva, cosa peraltro che la Regione Toscana, nel campo della pesca, sta cercando di fare da anni con risultati più che incoraggianti.

 

Compartimento marittimo di Viareggio

  • Secondo il registro della flotta peschereccia del MIPAAF, nel 2011, nei compartimenti marittimi della Toscana erano iscritte 614 imbarcazioni, oggi ridotte a 590, per un tonnellaggio complessivo di 5.324 GT, uno medio di 8,67 GT, una potenza motore totale di 41.548,24 kW e media di 67,67 kW. Nel compartimento di Viareggio erano presenti 131 imbarcazioni, oggi ridotte a 129, con un tonnellaggio complessivo di 1.276 GT e una potenza motore di 9.234,21 kW, pari ad un’incidenza percentuale in termini di numerosità del 21,3% e del 24% in termini di tonnellaggio, con una la stazza media di 9,74 GT, superiore rispetto al dato medio regionale di 8,7.
  • Nella suddivisione delle imbarcazioni in base alla categoria di pesca, la maggior parte dei battelli di Viareggio appartiene alla pesca costiera locale entro le 3 miglia. Per i sistemi di cattura, oltre ai sistemi da posta, Viareggio si caratterizza per la prevalenza dello strascico, rispetto alla circuizione.
  • La flotta peschereccia di Viareggio risulta essere tra le più vecchie in Toscana, con un’età media di 31 anni, rispetto alla media generale toscana di 30 anni.

 

Museo della marineria di Viareggio

Il museo, che è ospitato nell’antico edificio dell’ex mercato del pesce, sul canale est della città nel quartiere Darsena, conserva le origini che legano questa città al mare con la storia che racconta di un glorioso passato di costruttori di barche, inventori e sperimentatori, e marinai dalle eccezionali tempra ed abilità, protagonisti di imprese leggendarie e pionieristiche che li hanno resi famosi in tutto il mondo. La struttura, aperta nel 2006, può vantare un catalogo di tantissimi reperti che raccontano della vita della gente del mare versiliese, compresa la storia del viareggino Alberto Gianni, palombaro e inventore, noto per aver inventato nel 1916 la camera iperbarica ed aver effettuato con i palombari dell’Artiglio tutta una serie di operazioni di recupero di reperti preziosi dal fondo del mare. I cantieri navali e l’artigianato dei maestri d’ascia e dei calafati, le attrezzature di bordo e gli strumenti nautici, le storie di Nave Artiglio e dei suoi coraggiosi marinai, i documenti storici e le tradizioni di mare completano questa speciale raccolta di un aspetto significativo della storia viareggina.

Maurizio Dell’Agnello

 

Didascalia: dopo 13 anni di lavori e 7 milioni di euro di investimenti, hanno finalmente visto la luce due opere cruciali per la città di Viareggio, per rilanciare il settore della pesca e della nautica: il nuovo mercato ittico e la banchina commerciale (photo © www.intoscana.it).

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