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Il Pesce nr. 3, 2020

Rubrica: Pesca
(Articolo di pagina 54)

+50% di pesce nei mari negli ultimi 10 anni

Ottime notizie dal Comitato scientifico, tecnico ed economico europeo per la pesca (STECF) sull’attuazione della Politica Comune della Pesca (PCP). Il rapporto scientifico mostra infatti un sostanziale calo della pressione di pesca nel periodo 2003-2018 nell’Atlantico nord-orientale. Gli stock ittici sono aumentati in modo significativo: i livelli del 2018 sono addirittura superiori del 50% rispetto al 2010. Eppure, le ONG ambientaliste più radicali continuano a tracciare scenari apocalittici non rispondenti alla realtà

Lo STECF (Scientific, Technical and Economic Committee for Fisheries) è l’organismo scientifico della Commissione europea che fornisce consulenza scientifica indipendente per la conservazione e la gestione delle risorse marine viventi, comprese le considerazioni biologiche, economiche, ambientali, sociali e tecniche. Ciò consente ai responsabili politici di prendere decisioni basate su solide prove scientifiche, comprendere meglio lo stato di salute di uno stock ittico, determinare quanto può essere pescato e monitorare attentamente l’attuazione della Politica Comune della Pesca (PCP).
Il rapporto dello STECF evidenzia tendenze complessivamente positive per molti stock ittici nelle ecoregioni di tutta Europa, chiaramente confermate dal fatto che nell’Atlantico nord-orientale la percentuale di stock sovrasfruttati è stata ridotta quasi della metà rispetto ai dati del 2007.
La percentuale di stock al di fuori dei limiti biologici di sicurezza mostra una tendenza al ribasso simile nello stesso periodo. I dati indicano anche che il numero di giovani pesci che alimentano gli stock è in costante aumento dal 2012. Tuttavia, Europêche osserva che quest’ultima cifra dovrebbe essere trattata con cautela poiché potrebbe non riflettere la realtà di alcune specie ittiche ampiamente influenzate da fattori ambientali.
L’AD di Europêche Daniel Voces, ha dichiarato: «Le notizie sulla pesca sostenibile sono inequivocabilmente buone e ciò grazie ai molti anni di sacrifici compiuti dalle flotte pescherecce dell’UE e all’intensa collaborazione con scienziati e autorità pubbliche per migliorare le pratiche e la gestione della pesca. La pesca eccessiva nell’UE è ai minimi storici». Europêche si rammarica inoltre che le ONG ambientaliste più radicali continuino a tracciare scenari apocalittici nelle acque europee riportando numeri non rispondenti alla realtà. «Sconvolge il fatto che alcune ONG non riconoscano i progressi compiuti negli ultimi 20 anni. E questo crea frustrazione nelle nostre aziende che investono tanto in buone pratiche per aumentare la sostenibilità» ha detto Voces. «Tutto questo genera un clima di sfiducia, mettendo a repentaglio la collaborazione del settore con scienziati, governi e ONG. Non dimentichiamo che anche i consumatori, a causa delle campagne aggressive di queste organizzazioni, potrebbero pensare che gli oceani e gli stock ittici si trovino in una situazione terribile e che il consumo di pesce contribuisca a danneggiare l’ambiente quando è totalmente il contrario! La realtà è che negli ultimi 10-20 anni nessuna industria ha fatto così tanti sforzi e impegni per la sostenibilità come l’industria della pesca europea».
Europêche
www.europeche.org

Didascalia: photo © Natalia Kurzova.

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