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Il Pesce nr. 3, 2020

Rubrica: Acquacoltura
Articolo di Dell’Agnello M.
(Articolo di pagina 36)

Damnatio Coronavirus

Come il settore dell’acquacoltura sta reagendo all’emergenza Covid-19. Qualche domanda agli operatori della IGF-Ittica Golfo di Follonica

Coronavirus: la parola che in questo periodo ci spaventa più di ogni altra cosa al mondo e che in poco tempo ci ha fatto calare in una situazione di emergenza che forse solo in qualche film di fantascienza avevamo vissuto da spettatori. E invece è tutto vero e concreto ed il film della nostra vita ce lo stiamo sudando a caro prezzo. È una situazione che ci ha profondamente cambiati, dentro noi stessi e nelle nostre abitudini, e che ci renderà sicuramente diversi, ma pronti a riprendere, forse con un po’ di lentezza, il nostro vivere quotidiano, una volta ce ne sarà data la possibilità. Abbiamo conosciuto momenti molto tristi ma abbiamo anche riscoperto importanti valori come solidarietà e tolleranza e, soprattutto, siamo tornati a riconoscere il giusto merito a tante figure professionali che si sono trovate in prima persona a combattere contro il virus, come medici ed infermieri, veri e propri eroi di questa battaglia, che non solo hanno mostrato il massimo impegno nel loro lavoro, ma che sono accorsi da tutta Italia e non solo, per integrare la grande richiesta che di tali figure si è determinata. Ma eroi sono stati anche tutti coloro che, pur nelle tante difficoltà, si sono prodigati per farci attraversare questo difficile frangente nelle migliori condizioni possibili. Penso ad esempio a tutti gli addetti della filiera alimentare produttiva e commerciale che, armati di guanti e mascherine e molta attenzione per prevenire possibili contagi, hanno proseguito la loro attività per far giungere nei negozi i prodotti necessari al nostro vivere quotidiano.
Poi penso ad insegnanti e professori che si sono prodigati per mettere in piedi una “nuova scuola” virtuale, fatta di collegamenti, condivisioni di schermi e scambi di documenti, che ha mantenuto vivo con le lezioni live il rapporto con i bambini e i ragazzi, anch’essi, a modo loro, eroi di questa situazione perché ne hanno compreso tutta la difficoltà. La pandemia di Covid-19, probabilmente iniziata intorno alla fine dello scorso anno nella città cinese di Wuhan, si è diffusa rapidamente in diverse nazioni del mondo, favorita anche dai nostri stili di vita e dalla globalizzazione che ha fatto viaggiare più velocemente che mai merci e persone. I primi casi hanno coinvolto principalmente lavoratori del mercato di Wuhan in cui si vendeva pesce e altri animali, anche vivi. In questi soggetti, nelle prime settimane di gennaio 2020, gli scienziati cinesi hanno isolato il nuovo coronavirus, di cui è stata accertata la capacità di trasmettersi da uomo a uomo. Dalla prima segnalazione alla chiusura del mercato ed ai primi decessi, il percorso è stato incredibilmente breve. I pazienti affetti dalla malattia accusano sintomi simili all’influenza come febbre, tosse secca, stanchezza, difficoltà di respiro. Nei casi più gravi, spesso riscontrati in soggetti con patologie pregresse, si sviluppa la polmonite, un’insufficienza renale acuta, fino ad arrivare al decesso. La grande risposta al coronavirus, seppur con qualche incertezza iniziale, è stata quella del distanziamento sociale, che ha portato a restrizioni di viaggio, quarantene e coprifuoco. In Italia la pandemia di Covid-19 ha avuto le sue manifestazioni epidemiche iniziali alla fine di gennaio, con due turisti provenienti dalla Cina risultati positivi al virus a Roma. Dalla metà di febbraio il focolaio di infezioni più preoccupante si è verificato in Lombardia ed in Veneto, con l’aumento esponenziale di contagi e morti. Col Decreto Legge n. 6, il 23 febbraio il Consiglio dei ministri ha sancito la chiusura totale dei comuni con focolai, mentre nei giorni successivi, con un susseguirsi di decreti attuativi, le misure di restrizione si sono fatte progressivamente più ferree ed estese all’intero territorio nazionale. Ad oggi (maggio 2020) si scorgono tiepidi segni di ottimismo, nella sommessa compiacenza per quello che l’Italia tutta è stata in grado di fare per arginare l’emergenza, ma la strada sembra ancora lunga e più che il contagio biologico comincia a preoccupare quello economico.

L’acquacoltura e l’esempio dell’allevamento IGF di Piombino (LI)
Abbiamo detto del coraggio dei me­dici che nelle mille difficoltà si sono sacrificati in prima linea per combattere contro questo piccolo grande nemico e per questo motivo non finiremo mai di ringraziarli. Ma con loro, nelle seconde linee, ci sono tante altre persone che a loro modo, in questo momento, si stanno prodigando per la nostra “cura”, assicurando il rifornimento alimentare. Tra questi ci sono anche gli allevatori di pesce. Se la pesca, infatti, sta conoscendo un momento di difficoltà per l’adesione al “Fermo Covid-19”, che prevede un sostegno alle imbarcazioni ed al personale in sostituzione del fermo biologico previsto in ottobre, le acquacolture sono tuttora operative. Il pesce nelle vasche e nelle reti a mare non può essere lasciato certamente a se stesso, va curato come le mucche nella stalla, con la differenza che il mare è un bene comune e la sua cura va fatta nel modo migliore, nell’interesse degli allevatori e della comunità tutta. Così si prosegue nelle attività quotidiane con molte attenzioni in più, legate al distanziamento lavorativo ed al rispetto degli spazi, ma si va avanti per far giungere il prodotto alle pescherie. E non possiamo certo dire che tali alimenti siano elitari, ora che il pesce è entrato nel nostro paniere quotidiano degli acquisti. Forse potremo rinviare il piacere di un cibo raffinato, magari accompagnato da un eccellente vino, ma non possiamo certo privarci di una dieta che alterni alle proteine della carne l’apporto nutrizionale proveniente dal pesce, positivo a tutte le età ed in tutte le condizioni. Per sapere come si sta vivendo questo momento negli allevamenti, abbiamo rivolto qualche domanda agli operatori dell’allevamento IGF (Ittica Golfo di Follonica) di Piombino (LI), un impianto di maricoltura che alleva spigole ed orate da oltre 10 anni.

Come è la situazione lavorativa negli impianti?
«L’allevamento è operativo a tutti gli effetti, anche se le condizioni sono ovviamente cambiate, soprattutto per quanto riguarda l’organizzazione del lavoro e il rispetto delle distanze di sicurezza. Per esempio ci siamo divisi in più squadre di addetti che lavorano a giorni alterni, formate ciascuna da un gruppo “a mare”, uno a “terra” ed un amministrativo. In questo modo, le squadre dei giorni pari non si incontrano mai con quelle dei giorni dispari e, seppur operando con forza lavoro ridotta, siamo in grado di garantire ogni giorno la produzione e di rispondere in maniera opportuna ad un’eventuale evenienza che si dovesse presentare. Ovviamente lavoriamo distanziati, non più di due operatori per barca, indossando rigorosamente i dispositivi di protezione».

L’azienda già operava secondo criteri in ottemperanza agli standard di certificazione quantitativa. Sono stati aggiunte altre osservanze da parte degli entri certificatori?
«Noi già operiamo seguendo rigorosi disciplinari che ci garantiscono la certificazione di qualità. Certe accortezze erano già presenti. Ora abbiamo aggiunto ulteriori protocolli operativi che rispondono alla situazione emergenziale e che garantiscono prodotto e produzione».

Avete delle indicazioni particolari da parte del mercato e dei grossisti?
«Le aziende che lavorano con noi sono aperte, magari hanno qualche difficoltà a reperire il materiale che gli arriva dall’estero come le boe, ma per il momento di assicurano servizi e prodotti».

La concorrenza del prodotto estero si fa ancora sentire?
«Al momento il pesce allevato è presente sul mercato e riesce a colmare il calo dei prodotti della pesca che in questo momento sembrano più difficili da reperire. Noi stiamo progettando di mettere in produzione altre gabbie per il mese di maggio. E questo pensiamo sia il miglior modo per rispondere al coronavirus, anche in funzione di quando l’economia ripartirà».

Consapevolezza e fiducia
Con questa fiducia nel futuro degli allevatori piombinesi ci apprestiamo ad affrontare i giorni a venire, con la consapevolezza che questa vicenda ci cambierà comunque profondamente. Niente sarà più come prima e, anche quando riusciremo a venirne fuori in qualche modo, ci sarà sempre il ricordo di quello che abbiamo attraversato.
Maurizio Dell’Agnello

 

Altre notizie

Acquacoltura al tempo del Covid-19: consumi in flessione per la chiusura dei ristoranti. Il dato emerge dallo studio CREA relativo alle abitudini pre Covid-19

Come molti settori dell’economia italiana, anche l’acquacoltura ha subito un rallentamento dovuto all'emergenza sanitaria legata alla pandemia in atto. Il lockdown, con la conseguente chiusura dei ristoranti, ha infatti modificato le abitudini e le attitudini dei consumatori italiani verso i prodotti ittici di allevamento. Secondo un recentissimo studio pubblicato dalla rivista scientifica internazionale Journal of Aquatic Food Product Technology, dal titolo Consumer Preferences for Farmed Seafood: An Italian Case Study (Preferenze dei consumatori per il pesce d’allevamento: un caso di studio italiano), è emerso, infatti, che, prima dell’emergenza sanitaria, gli Italiani preferivano mangiare i prodotti dell'acquacoltura a casa (73%), ma almeno una volta al mese più di un quarto degli intervistati li consumava all’esterno: ristoranti di pesce (46%), taverne (32%) seguiti da ristoranti asiatici di sushi (25%). «Oggi però, da un giorno all’altro, nonostante le aziende di acquacoltura abbiano continuato a lavorare, rifornendo di prodotti freschi la Grande Distribuzione — ha spiegato Fabrizio Capoccioni, ricercatore del CREA Zootecnia e Acquacoltura, fra gli autori dello studio — sono venuti meno molti sbocchi di mercato, come le mense pubbliche e aziendali e soprattutto la ristorazione. Di questo ne hanno risentito in particolare gli allevamenti di molluschi, cioè mitili, vongole e ostriche, che rappresentano il settore produttivo più importante per volumi in Italia. Ciò ha comportato che un gran quantitativo di prodotto adatto alla vendita, è rimasto in acqua invenduto». Eppure l’acquacoltura, particolarmente in Italia, può rappresentare una soluzione alla crescente domanda di pesce, in quanto è in grado di produrre cibo fresco, da filiere corte ed estremamente controllate. Freschezza, qualità, sicurezza e sostenibilità, infatti, caratterizzano da sempre l'acquacoltura italiana, una delle migliori sul mercato, in quanto garantisce da sempre prodotti dagli elevati standard qualitativi (con controlli e mangimi di pregiata qualità ad esempio), mantenendo prezzi competitivi rispetto ai prodotti esteri. Ricchi di proteine, acidi grassi nobili a lunga catena (PUFA Omega-3), vitamine e minerali, inoltre, i prodotti dell’acquacoltura (pesci, molluschi e crostacei, ma anche le alghe), sono essenziali in una dieta sana e bilanciata. «Per questo — conclude Capoccioni — il ritorno alla normalità deve rappresentare per l'acquacoltura italiana un’opportunità di rilancio, col contributo decisivo di un consumatore consapevole, attento ed informato che sappia scegliere la qualità garantita dei nostri prodotti di allevamento» (photo © Margo Brodowicz).

  • Domitilla Pulcini, Simone Franceschini, Luca Buttazzoni, Cristina, Giannetti, Fabrizio Capoccioni (2020), Consumer Preferences for Farmed Seafood: An Italian Case Study, Journal of Aquatic Food Product Technology, 29:5, 445-460, doi.org/10.1080/10498850.2020.1749201

 

Sistema di Qualità Nazionale Zootecnica di cui al Disciplinare di produzione “Acquacoltura Sostenibile”

Lo scorso maggio è stato approvato dal Ministero delle Politiche Agricole il Sistema di Qualità Nazionale Zootecnica di cui al Disciplinare di produzione “Acquacoltura Sostenibile”. L’accesso al SQN è volontario e aperto agli operatori della UE con i seguenti requisiti:

  1. essere iscritti al registro delle imprese tenuto dalle Camere di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura con oggetto sociale/attività dell’impresa congruente; in caso di impresa con sede in uno Stato Membro UE diverso dall’Italia, devono essere indicati i dati equivalenti vigenti nel relativo Stato;
  2. essere titolare di una partita IVA;
  3. essere in possesso di ogni altro requisito tecnico-organizzativo previsto dal Disciplinare.

Gli operatori singoli che intendono aderire al SQN per il disciplinare “Acquacoltura Sostenibile” devono:

  1. incaricare una struttura di controllo autorizzata dal Ministero;
  2. fornire alla struttura di controllo una dichiarazione in forma scritta di essere a conoscenza del Disciplinare e di impegno a rispettare le norme, gli obblighi e le prescrizioni previsti dal Disciplinare e dal presente decreto;
  3. gestire e tenere costantemente aggiornate le informazioni necessarie ad attestare la rintracciabilità del prodotto;
  4. gestire le informazioni dei pesci e dei molluschi bivalvi allevati secondo il Disciplinare;
  5. predisporre un piano di autocontrollo che deve essere approvato dalla Struttura di controllo incaricata;
  6. eseguire e documentare le attività di autocontrollo di cui al punto precedente;
  7. assicurare la corretta etichettatura del prodotto in conformità alle disposizioni di legge e alle disposizioni del Disciplinare;
  8. conservare la documentazione e le registrazioni previste dal Disciplinare per un periodo minimo di ventiquattro mesi, fatti salvi eventuali maggiori tempi di conservazione previsti dalle vigenti norme;
  9. consentire alle strutture di controllo e alle autorità competenti per la vigilanza, in ogni momento e senza restrizioni, l’accesso alle sedi aziendali e alla documentazione;
  10. essere in grado di dimostrare la conformità nel tempo a tutti i requisiti previsti dal SQN.

Gli operatori in possesso di certificato di conformità, qualora intendano commercializzare il prodotto come SQN, devono riportare obbligatoriamente nell’etichettatura e nel materiale promozionale, oltre alle informazioni previste dalla normativa europea e nazionale, le seguenti indicazioni:

  1. la denominazione del Disciplinare “Acquacoltura Sostenibile”, dal logo tipo riportato (in alto);
  2. la dicitura:“Sistema di Qualità Nazionale” (o acronimo SQN), riconosciuto dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali;
  3. l’informazione relativa al Paese di nascita (nel caso di molluschi pescati da banchi naturale l’origine corrisponde al Paese cui fa riferimento il banco naturale), di allevamento e di confezionamento.

 

Didascalia: il personale della IGF di Piombino (LI) con le mascherine di protezione individuale, nonché ridotto a livello numerico e distanziato secondo la normativa legata al contenimento dell’emergenza Covid-19.

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