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Il Pesce nr. 3, 2020

Rubrica: Indagini
(Articolo di pagina 64)

Il consumo di pesce e frutti di mare

Dalla pubblicazione “Il mercato ittico dell’UE” dell’Osservatorio europeo del mercato dei prodotti della pesca e dell’acquacoltura (EUMOFA)

Consumo apparente
Nel 2017, il consumo apparente (l’ammontare di un determinato prodotto consumato all’interno di un Paese, proveniente da produzione nazionale o da importazioni) di pesce e frutti di mare nell’UE si è attestato a 12,45 milioni di tonnellate di peso vivo, diminuendo del 2% rispetto al picco decennale di 12,69 milioni di tonnellate registrato nel 2016. Ciò significa che, dal 2016 al 2017, il consumo pro capite è sceso da 24,87 kg a 24,35 kg e che, in media, i cittadini dell’UE hanno consumato mezzo chilo annuo in meno di pesce e frutti di mare. I prodotti catturati rappresentano tre quarti del consumo apparente totale di pesce e frutti di mare. Nel 2017, il consumo pro capite di prodotti catturati è stato di 18 kg, ossia inferiore di 360 grammi rispetto al 2016 ma in linea con la sua media decennale. Sebbene in lieve calo rispetto al 2016, nel 2017 il consumo di prodotti allevati ha superato del 2% la sua media decennale, attestandosi a 6,35 kg pro capite.

Consumo apparente per Stato Membro
Il Portogallo è di gran lunga il paese più rilevante nell’UE in termini di consumo pro capite. Nel 2017, il suo livello di consumo apparente è stato più del doppio del consumo apparente medio UE. Due Stati Membri hanno raggiunto un picco decennale: Malta e la Danimarca. Rispetto al 2016, il calo più significativo in termini assoluti si è osservato per il Lussemburgo (–2,6 kg pro capite), mentre l’aumento più forte per il Belgio (+2,3 kg pro capite).

Analisi delle specie più importanti
I 15 prodotti elencati nella Tabella 1 hanno rappresentato il 73% del consumo apparente nel 2017; quasi tutti sono stati consumati in quantità minori rispetto all’anno precedente. Le uniche eccezioni sono state il tonno, lo sgombro e lo spratto, che hanno raggiunto i rispettivi livelli massimi di consumo dal 2009. Il pesce gatto e la sardina hanno invece mostrato le diminuzioni più significative.

Tonno
Dal 2008, di tutti i prodotti catturati e allevati consumati nell’UE, nessuno ha mai raggiunto un livello annuale di consumo apparente superiore a 3 kg pro capite fino al 2017, quando il tonno ha toccato il picco di 3,07 kg pro capite. Vengono consumati prevalentemente tonnetto striato e tonno pinna gialla in scatola. A seguito di una flessione registrata dal 2008 al 2009, causata da un calo delle catture spagnole, il consumo di tonno nell’UE ha assunto un trend crescente, sostenuto da una disponibilità maggiore garantita sia dalla produzione interna che dai prodotti importati.

Pesci demersiali: merluzzo nordico, pollack d’Alaska, nasello
Un quinto del consumo di pesce e frutti di mare nell’UE è rappresentato da tre specie demersali: il merluzzo nordico, il pollack d’Alaska ed il nasello. Il consumo di merluzzo nordico ha mostrato un trend crescente nel periodo 2008-2017. Nella prima metà del decennio si è attestato mediamente a 1,85 kg pro capite, mentre nella seconda metà la media è stata di 2,32 kg pro capite, grazie all’aumento delle importazioni dalla Norvegia, dall’Islanda, dalla Russia e dalla Cina (le esportazioni cinesi, comunque, includono prevalentemente filetti di merluzzo nordico originariamente importato dalla Norvegia e dalla Russia come prodotto intero/eviscerato). Per quanto riguarda il pollack d’Alaska, la disponibilità di tale specie sul mercato dell’UE nel 2009 e nel 2010 è stata più limitata, a causa della riduzione delle quote di pesca negli Stati Uniti, pari in media a 950.000 tonnellate (il 35% in meno rispetto al 2008). Da quando nel 2011 le quote di pesca negli Stati Uniti hanno mostrato una risalita, raggiungendo 1.367.000 tonnellate, il consumo nell’UE è tornato ai livelli del 2008, e nel periodo 2011-2017 si è attestato ad una media di 1,62 kg pro capite, seguendo un trend leggermente negativo. Il consumo di nasello è rimasto pressoché invariato dal 2008 al 2017, attestandosi intorno ai 950 grammi pro capite, in linea con la stabilità delle importazioni e della produzione.

Piccoli pelagici: aringa, sgombro, sardina, spratto
La disponibilità di piccoli pelagici sul mercato dell’UE è fondamentalmente legata all’andamento delle loro catture. L’aringa è la specie più consumata di questo gruppo di prodotti. Dal 2008 al 2017, i cittadini dell’UE hanno consumato in media circa 1,15 kg di aringhe pro capite all’anno. Per quanto riguarda lo sgombro, la sardina e lo spratto, il consumo è sempre stato inferiore a 1 kg pro capite durante il decennio.

Salmonidi: salmone, trota
Il salmone è di gran lunga la specie allevata più consumata nell’UE. Nel 2017, ha rappresentato il 35% del consumo apparente totale di prodotti dell’acquacoltura. Dopo il picco decennale registrato nel 2015, anno in cui ha raggiunto quasi 2,30 kg pro capite, il consumo apparente di salmone ha iniziato lentamente a diminuire, così come è avvenuto per le importazioni dalla Norvegia. Dal 2008, ogni anno il consumo apparente di trote nell’UE è stato di circa 400 grammi pro capite, in linea con una sostanziale stabilità della produzione acquicola dei principali paesi produttori dell’UE.

Altri prodotti: gamberi, cozza, calamari, surimi, pesce gatto
Il consumo apparente di gamberi ha seguito un andamento crescente dal 2008 al 2011, per poi scendere ad un livello inferiore nel periodo 2012-2017, durante il quale si è attestato ad una media di 1,50 kg pro capite. La flessione registrata dal 2011 al 2012 è da ricollegarsi al calo delle importazioni provenienti da alcuni dei principali fornitori dell’UE (Vietnam, Thailandia, Indonesia, Argentina, Groenlandia). Dopo il salmone, le cozze, in larga parte di produzione spagnola, sono i prodotti di allevamento più consumati nell’UE. Infatti, il consumo di mitili è in ripresa dal 2014, ossia da quando la produzione acquicola in Spagna ha manifestato una risalita dopo il crollo del 2013 causato da episodi di “marea rossa” (fioriture algali). Per quanto riguarda il calamaro, il suo consumo apparente nel 2017, pari a 674 grammi pro capite, è stato il più basso dal 2008, rispecchiando il declino della produzione mondiale. Nel 2017, il consumo apparente di surimi nell’UE ha toccato uno dei livelli più bassi del decennio in analisi, attestandosi a 534 grammi pro capite per effetto del declino delle importazioni dal Vietnam. La diminuzione delle importazioni dal Vietnam ha inoltre contribuito al trend negativo seguito dal consumo apparente di pesce gatto (prevalentemente pangasio), che continua dal 2013. Nel 2017, è sceso a 365 grammi pro capite, in calo del 27% rispetto al 2016.

Spesa delle famiglie e prezzi
La spesa delle famiglie dell’UE per il pesce e i frutti di mare segue un andamento crescente dal 2009 e nel 2018 ha raggiunto 59,3 miliardi di euro. Rispetto al 2017 è aumentato del 3%, mentre rispetto al 2009 è cresciuto del 24%. Nel 2018, le famiglie di tutti i paesi dell’UE, ad eccezione della Svezia, hanno speso di più per l’acquisto di pesce e frutti di mare rispetto al 2017. In termini assoluti, la Spagna ha registrato l’aumento di spesa totale più elevato, con un incremento di oltre 400 milioni di euro (+4%). L’Italia è sempre stata lo Stato Membro con il livello di spesa totale più elevato ed il Portogallo quello con la spesa pro capite più elevata. Da notare che l’importo speso da ciascun individuo in Portogallo per acquistare pesce e frutti di mare (359 euro) è stato più del triplo della media UE (115 euro).

Pesce e frutti di mare vs carne e prodotti alimentari in generale
In nessuno dei paesi dell’UE la spesa per il pesce e i frutti di mare è superiore a quella per la carne. Dal 2009, a livello UE, per acquistare pesce e frutti di mare, le famiglie hanno speso circa un quarto di quanto hanno speso per la carne (226 miliardi di euro nel 2018). Il Portogallo è lo Stato Membro in cui il rapporto tra le due categorie è più equilibrato. Nel 2018, la spesa per l’acquisto di pesce e frutti di mare in Portogallo ha rappresentato il 45% dell’importo totale speso per pesce e frutti di mare e carne. Lo squilibrio più accentuato tra spesa per pesce e frutti di mare e spesa per la carne si può osservare in due paesi senza sbocco sul mare: l’Ungheria e la Repubblica Ceca (rispettivamente 5% e 9% speso per pesce e frutti di mare nel 2018). L’Italia, la Spagna e la Francia hanno mostrato modelli di spesa diversi. In Italia, nel 2018, la spesa per il pesce e i frutti di mare è stata tre volte più bassa di quella per la carne, in Spagna è stata due volte più bassa, e in Francia è stata quattro volte più bassa. Nel periodo 2009-2018, i prezzi al consumo del pesce e dei frutti di mare sono aumentati in media del 3% all’anno, un tasso di crescita superiore a quello dell’1% registrato dal prezzo della carne e a quello del 2% registrato complessivamente per i prodotti alimentari. Occorre evidenziare che, dal 2011 al 2013, i prezzi sono aumentati a tassi di crescita simili per il pesce e i frutti di mare, per la carne e per i prodotti alimentari in genere, ma, a partire dal 2014, essi hanno seguito degli andamenti diversi. Infatti, il pesce e i frutti di mare hanno registrato un forte rincaro e, nel 2018, sono stati superiori del 12% rispetto al livello del 2013. Nello stesso periodo, sono cresciuti anche i prezzi della carne e dei prodotti alimentari in genere, ma ad un ritmo molto più lento. È inoltre interessante notare che nel 2018, rispetto all’anno precedente, la spesa per il pesce e i frutti di mare è aumentata del 2,7%, ossia ad un tasso di crescita superiore al tasso d’inflazione registrato da tali prodotti (2,2%). Non è stato così nel 2017, quando l’incremento della spesa rispetto al 2016 (+1,8%) è stato inferiore all’inflazione (3,6%). Si potrebbe quindi desumere che le famiglie dell’UE abbiano acquistato più pesce e frutti di mare nel 2018 rispetto al 2017 e che l’aumento della spesa dal 2016 al 2017 sia invece imputabile agli effetti dell’inflazione. Ciò è confermato dalle stime EUMOFA che vedono una diminuzione del consumo apparente dell’UE di prodotti della pesca e dell’acquacoltura dal 2016 al 2017.

Rilevanza per stato di conservazione
Nell’ambito delle statistiche sulla spesa delle famiglie per pesce e frutti di mare, Eurostat fornisce le “quote della spesa totale per il consumo finale delle famiglie in termini monetari”, dettagliate per i quattro stati di conservazione elencati nella Tabella 2. Di tutti i beni e servizi acquistati dalle famiglie dell’UE, il pesce ed i frutti di mare rappresentano meno dell’1%, il che significa che la rilevanza di tali prodotti è di quattro volte inferiore a quella della carne. Dal 2017 al 2018, la quota di spesa per il pesce ed i frutti di mare si è leggermente ridotta, così come la quota di spesa per la carne. Allo stesso tempo, la quota di spesa per prodotti alimentari in genere ha registrato un moderato aumento, grazie all’aumento osservato per i prodotti alimentari diversi da pesce e frutti di mare e carne. Per quanto riguarda in particolare il pesce ed i frutti di mare, si è registrato un lieve decremento della quota di spesa per prodotti freschi o refrigerati, che ha interessato principalmente quattro paesi baltici (Svezia, Finlandia, Lettonia ed Estonia), nonché il Belgio e il Regno Unito. Di conseguenza, la quota di spesa per il pesce e i frutti di mare ha subito un calo a livello UE. Sebbene nella metà degli Stati Membri dell’UE la quota di spesa per il pesce e i frutti di mare freschi o refrigerati sul totale nel 2018 sia stata superiore a quella del 2017, più marcatamente in Portogallo, a Malta e in Grecia, la tendenza generale dell’anno per questa categoria è stata al ribasso. Per il pesce e i frutti di mare congelati, si è osservato un leggero incremento della quota di spesa, mentre per gli altri stati di conservazione le quote di spesa sono rimaste stabili.

Consumo di pesce e frutti di mare freschi da parte delle famiglie

Quadro generale
Il consumo di prodotti ittici freschi da parte delle famiglie è analizzato per 12 Stati Membri dell’UE, cioè Germania, Danimarca, Spagna, Francia, Ungheria, Irlanda, Italia, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Svezia e Regno Unito. Insieme, nel 2018, questi Paesi hanno rappresentato l’86% della spesa totale dell’UE per i prodotti della pesca e dell’acquacoltura. Il consumo totale di prodotti ittici freschi da parte delle famiglie in questi Paesi è diminuito di oltre 56.000 tonnellate e 275 milioni di euro nel 2018 rispetto al 2017, confermando la tendenza al ribasso dei volumi degli anni precedenti (–2% nel 2016 e –3% nel 2017). Il pesce è tra i prodotti alimentari più colpiti dalle fluttuazioni del potere d’acquisto delle famiglie ed ha subito un calo significativo nel 2018. Tuttavia, ci sono eccezioni che dimostrano come il consumatore sia orientato verso prodotti che offrono convenienza e garanzia di disponibilità durante tutto l’anno. Tra i prodotti freschi, orata e salmone, per lo più allevati, soddisfano questi criteri ed hanno registrato un aumento della domanda nel 2018. Infatti, il consumo di salmone è aumentato in tutti gli Stati Membri analizzati ed anche quello di orata è aumentato in tre Stati Membri principali sui quattro monitorati. Le diminuzioni di volume e di valore registrate nel 2018 sono legate principalmente alle tendenze negative dei tre principali paesi consumatori, Spagna, Italia e Francia, che rappresentano l’80% del volume totale di prodotti ittici freschi consumati dalle famiglie nei 12 Paesi in esame. La specie che ha contribuito maggiormente a questo calo è stata il nasello, con una diminuzione del 13% in Spagna e del 5% in Francia e in Italia, in linea con la diminuzione del Totale Ammissibile di Catture dell’UE (–7% nell’Atlantico e nel Mare del Nord nel 2018). Anche il consumo di merluzzo nordico ha registrato una diminuzione in quattro degli otto paesi in cui è monitorato, vale a dire la Germania (–9%), la Francia (–7%), la Svezia (–2%) ed i Paesi Bassi (–1%). Tra le specie più consumate, la sardina ha registrato un calo in due dei tre paesi in cui è monitorata: Portogallo (–11%) e Spagna (–1%).

I primi tre Paesi consumatori: Spagna, Italia e Francia

Spagna
Il consumo di prodotti ittici freschi delle famiglie in Spagna è di gran lunga il maggiore dell’UE: nel 2018 è stato di quasi 70.000 tonnellate superiore a quello dell’Italia e della Francia messe insieme. Ciononostante, sta diminuendo di anno in anno dal 2014. Tra il 2017 e il 2018 è stato registrato un calo di 28.050 tonnellate e 183 milioni di euro, principalmente a causa della riduzione del consumo di nasello, sceso al livello più basso degli ultimi cinque anni, ossia 88.091 tonnellate e 685 milioni di euro. Tra le specie più consumate, il salmone è stato l’unica a registrare una tendenza positiva, con un aumento del 6% in volume e del 4% in valore rispetto al 2017, raggiungendo 47.747 tonnellate e 501 milioni di euro.

Italia
Il volume di prodotti ittici freschi consumati in Italia ha seguito un andamento volatile nel periodo 2014-2018. Dal 2017 al 2018, è diminuito di 11.334 tonnellate (–3%). In termini di valore, nel 2018 si è arrestata una crescita quadriennale con un calo di 27 milioni di euro rispetto all’anno precedente (–1%), dovuto principalmente alla diminuzione del valore del polpo e di altre specie meno importanti. Tra le specie più consumate, il calo più forte tra il 2017 e il 2018 è stato registrato per l’acciuga, il cui consumo ha raggiunto il livello più basso degli ultimi cinque anni con 19.084 tonnellate (–11%); in termini di valore, è sceso del 6% raggiungendo 118 milioni di euro. D’altra parte, in linea con l’aumento globale dei prodotti dell’acquacoltura, è aumentato il consumo di spigola, orata e salmone, che hanno raggiunto il loro picco quinquennale sia in termini di volume che di valore.

Francia
Nel 2018, il consumo di prodotti ittici freschi in Francia ha raggiunto il livello più basso degli ultimi cinque anni, 9.197 tonnellate in meno rispetto al 2017 (–4%) e 18.021 tonnellate in meno rispetto al 2014 (–8%). In termini di valore, il livello del 2018 è stato inferiore di 87 milioni di euro a quello del 2017 (–4%). Il merluzzo nordico e la rana pescatrice sono state le specie che hanno contribuito in misura maggiore all’andamento negativo tra il 2017 e il 2018, soprattutto in termini di valore: nel complesso, la loro diminuzione è stata di 33 milioni di euro (–8%). Dall’altra parte, due delle specie più consumate, il salmone e il merluzzo carbonaro, hanno registrato un aumento tra il 2017 e il 2018. Il consumo di salmone ha raggiunto 22.641 tonnellate (+1.632 tonnellate o +8%) e 414 milioni di euro (+18 milioni di euro o +4%), il valore più elevato degli ultimi cinque anni. Il consumo di merluzzo carbonaro ha raggiunto un picco sia in volume che in valore, pari a 10.188 tonnellate e 97 milioni di euro (+ 1.685 tonnellate o +20% e 13 milioni di euro o +15%). Nel 2016 e nel 2017 le famiglie francesi hanno consumato quantità maggiori di merluzzo nordico fresco rispetto al salmone fresco, probabilmente anche grazie al suo prezzo inferiore. Nel 2018, il prezzo del merluzzo nordico è aumentato del 3%, mentre quello del salmone ha registrato la tendenza opposta: ciò potrebbe aver causato un nuovo spostamento delle preferenze dei consumatori. A causa di tale rincaro, il merluzzo bianco ha perso acquirenti in Francia nel 2018 mentre chi ha continuato ad acquistarlo l’ha fatto con minore frequenza. Il calo dei consumi è stato registrato in misura maggiore tra le famiglie a basso reddito. Per contro, è aumentato il numero di consumatori di salmone fresco: il tasso di penetrazione è passato dal 41,9% nel 2017 al 43,2% nel 2018 ed i quantitativi acquistati sono passati da 1,8 kg pro capite nel 2017 a 1,9 kg pro capite nel 2018.

Principali trend negli altri Paesi

Germania
Le famiglie tedesche hanno consumato meno prodotti ittici freschi nel 2018 rispetto al 2017. Il calo complessivo è stato di 2.078 tonnellate (–3%) e 6 milioni di euro (–1%), dovuto soprattutto alla diminuzione del consumo di merluzzo nordico e pollack. D’altra parte, per la specie più consumata, cioè il salmone, si è registrato un aumento: nel 2018 ha raggiunto il livello più alto dal 2015, a 13.232 tonnellate e 244 milioni di euro, con un aumento di 969 tonnellate (+8%) e 18 milioni di euro (+8%) rispetto al 2017.

Regno Unito
Nel 2018, le famiglie del Regno Unito hanno consumato 2.500 tonnellate in più di prodotti ittici freschi rispetto al 2017 (+6%); anche il loro valore è aumentato del 6% (+40.013 euro). Per quanto riguarda in particolare il salmone, che è di gran lunga la specie più consumata nel paese (rappresentando il 61% del totale dei prodotti ittici freschi), il consumo è salito al livello più alto degli ultimi cinque anni, ovvero 28.518 tonnellate e 452 milioni di euro.

Paesi Bassi
Il valore dei prodotti ittici freschi consumati dalle famiglie olandesi ha raggiunto un picco quinquennale nel 2018, con un incremento di oltre 2 milioni di euro rispetto al 2017 (+0,5%), a fronte di una riduzione di 1.635 tonnellate (–5%). La crescita complessiva del valore è stata determinata dal salmone, la specie più consumata con 7.195 tonnellate nel 2018, che ha totalizzato 168 milioni di euro, cioè il suo valore più alto dal 2014 e 15 milioni di euro in più rispetto al 2017 (+10%). Tale aumento ha compensato la tendenza negativa osservata per i valori di diverse specie: aringa e cozza (–8% e –22% rispettivamente, entrambi in calo di 4 milioni di euro); trota (–17% o 2 milioni di euro in meno) e merluzzo e platessa (–4% e –19% rispettivamente, entrambi in calo di 1,4 milioni di euro).

Portogallo
Nel 2018, il consumo di prodotti ittici freschi da parte delle famiglie ha raggiunto il livello più basso degli ultimi cinque anni, diminuendo di 4.513 tonnellate e 28 milioni di euro tra il 2017 e il 2018, che corrisponde ad un calo dell’8% sia in volume che in valore. La causa principale di tale diminuzione è stata la tendenza al ribasso registrata per lo sgombro, che è diminuito di quasi 1.000 tonnellate (–16%) e 3 milioni di euro (–17%), totalizzando 5.181 tonnellate e 16 milioni di euro. Il consumo è diminuito anche per un’altra specie importante, l’orata, che ha raggiunto 6.389 tonnellate e 41 milioni di euro, pari a 162 tonnellate (–2%) e 3 milioni di euro (–8%) in meno rispetto al 2017.

Polonia
Nel 2018, le famiglie polacche hanno consumato la più bassa quantità di prodotti ittici freschi degli ultimi cinque anni. Rispetto al 2017, il calo è stato di 3.931 tonnellate (–7%) e 2 milioni di euro (–1%) ed è stato determinato principalmente dalla diminuzione del consumo di sgombro e carpa, mentre si è registrato un leggero aumento del consumo di salmone.

Irlanda
Rispetto al 2017, il consumo delle famiglie nel 2018 è aumentato di 480 tonnellate (+4%) e 10 milioni di euro (+6%), soprattutto grazie all’aumento del consumo della specie principale, cioè il salmone. Infatti, il consumo di salmone ha raggiunto uno dei livelli più elevati degli ultimi cinque anni, ossia 5.692 tonnellate e 101 milioni di euro.

Svezia
Nel 2018, le famiglie svedesi hanno consumato una quantità leggermente superiore di prodotti ittici freschi (+192 tonnellate o +2%) rispetto al 2017, ma il loro valore è diminuito di 8 milioni di euro (–6%), raggiungendo il livello più basso degli ultimi cinque anni. Questa tendenza è riconducibile all’aumento del consumo di salmone ed alla contestuale diminuzione del valore del salmone e della passera.

Danimarca
Nel 2018, il consumo di prodotti ittici freschi è aumentato di 492 tonnellate (+5%) rispetto al 2017. In termini di valore, ha raggiunto il livello più alto degli ultimi cinque anni grazie ad un incremento di 11 milioni di euro (+7%). L’andamento crescente è stato determinato principalmente dall’aumento del consumo di salmone.

Ungheria
Il valore del consumo di prodotti ittici freschi da parte delle famiglie ha raggiunto un picco quadriennale nel 2018, con un incremento di 3 milioni di euro rispetto al 2017 (+13%); nello stesso periodo, i volumi consumati sono aumentati di 487 tonnellate (+10%).

Consumo extradomestico
L’industria della pesca e dell’acquacoltura fornisce pesce e frutti di mare attraverso diversi canali di vendita:

  • il commercio al dettaglio, che comprende le pescherie e la Grande Distribuzione Organizzata;
  • i servizi di ristorazione, che includono catering e ristoranti;
  • i canali istituzionali, che includono scuole, mense, ospedali e carceri.

Pesce e frutti di mare non trasformati
Il consumo extradomestico di pesce e frutti di mare non trasformati è analizzato in Germania, Spagna, Francia, Italia e Regno Unito. Nel 2018, la spesa per prodotti della pesca e dell’acquacoltura in tali paesi ha rappresentato il 72% del totale a livello UE. La rilevanza del consumo extradomestico di prodotti ittici non trasformati è eterogenea nei paesi esaminati. Esso copre la percentuale sul totale più alta nel Regno Unito (37%), dove i negozi di Fish & Chips rivestono un ruolo importante, mentre la rilevanza più bassa (20%) si osserva in Francia ed in Italia. Queste tendenze sono state confermate anche dall’indagine realizzata nel 2018 da Eurobarometro sulle “Abitudini dei consumatori UE riguardo ai prodotti della pesca e dell’acquacoltura”: nel Regno Unito, il 45% dei consumatori mangia prodotti ittici fuori casa una volta alla settimana o almeno una volta al mese, mentre ad esempio in Italia ed in Francia la percentuale raggiunge rispettivamente il 35% ed il 37%. Nell’ambito del consumo extradomestico, i servizi di ristorazione svolgono un ruolo fondamentale in tutti i paesi analizzati. In termini di volume, le loro quote di mercato variano tra l’80% in Germania ed il 91% nel Regno Unito.

Pesce e frutti di mare trasformati
Il consumo extradomestico di pesce e frutti di mare trasformati nell’ambito dei servizi di ristorazione è analizzato in tutti i 28 Paesi dell’UE. Nel 2018, ha raggiunto il livello più alto degli ultimi cinque anni, pari a 727.200 tonnellate. Nel 2018, il livello più elevato di consumo extradomestico di prodotti a lunga conservazione si è registrato in Germania e in Spagna. In Germania, ha raggiunto 157.500 tonnellate, in calo dell’1% rispetto al 2017, mentre in Spagna ha toccato il picco quindicennale a 103.800 tonnellate. I prodotti trasformati congelati sono stati venduti principalmente nel Regno Unito e in Germania, dove ne sono state consumate fuori casa rispettivamente 90.900 e 77.100 tonnellate. Da notare che, mentre nel Regno Unito il consumo extradomestico di prodotti trasformati congelati è stato il più basso dal 2004, in Germania è stato il più alto degli ultimi 15 anni. Infine, il consumo extradomestico di prodotti ittici trasformati refrigerati è stato relativamente scarso in tutti i paesi dell’UE. In termini assoluti, il Regno Unito rappresenta l’unica eccezione, poiché nel 2018 ha totalizzato 54.600 tonnellate.

Il mercato ittico dell’UE

“Il mercato ittico dell’UE” ha l’obiettivo di fornire un’analisi strutturale dell’intera industria UE della pesca e dell’acqua­coltura. Il rapporto risponde alle seguenti domande: cosa è prodotto/esportato/importato, quando e dove, cosa è consumato, da chi e quali sono i principali trend. Attraverso un’analisi comparativa, è possibile valutare la performance dei prodotti della pesca e dell’acquacoltura nell’ambito del mercato dell’Unione Europea confrontandola con quella degli altri prodotti alimentari. Il rapporto analizza dati espressi in valori (e prezzi) nominali. La pubblicazione è uno dei servizi offerti dall’Osservatorio europeo del mercato dei prodotti della pesca e dell’acquacoltura (EUMOFA). Questa edizione si basa sui dati disponibili fino a giugno 2019. Le analisi incluse nel rapporto non tengono conto di eventuali aggiornamenti delle fonti utilizzate successivi a tale data. Dati complementari e più dettagliati sono disponibili nel database EUMOFA per specie, luogo di vendita, Stato Membro, paese di origine/destinazione. I dati sono aggiornati quotidianamente. L’Osservatorio EUMOFA, sviluppato dalla Commissione europea, rappresenta uno degli strumenti della Politica Comune della Pesca [Reg. (UE) N. 1379/2013 sull’organizzazione comune dei mercati nel settore dei prodotti della pesca e dell’acquacoltura, Articolo 42]. EUMOFA è uno strumento di market intelligence che fornisce regolarmente indicatori settimanali, trend di mercato mensili e dati strutturali annuali lungo la filiera produttiva. Il database si fonda su dati forniti e validati dagli Stati Membri dell’UE e da istituzioni europee. È disponibile in tutte le 24 lingue dell’UE.


Fonte: Osservatorio Europeo del mercato dei prodotti della pesca e dell’acquacoltura
Il mercato ittico dell’UE – Edizione 2019

EUFOMA,
www.eumofa.eu

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