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Il Pesce nr. 2, 2020

Rubrica: Nutrizione
(Articolo di pagina 118)

Olio di pesce +++

Si conferma l’associazione favorevole tra integratori a base di olio di pesce e mortalità totale e cardiovascolare

Gli oli di pesce sono molto ricchi di acidi grassi polinsaturi a lunga catena della serie Omega-3, il cui consumo, sulla base di molti studi di epidemiologia osservazionale e di alcuni studi farmacologici di intervento, è accreditato di effetti protettivi sul rischio cardiovascolare e, specificamente, sulla morte improvvisa. Alcuni studi più recenti hanno tuttavia prodotto risultati meno favorevoli, mettendo in discussione il reale ruolo preventivo di questi composti nella popolazione generale. Nello studio di riferimento [Li Z.H. et al. (2020), Associations of habitual fish oil supplementation with cardiovascular outcomes and all cause mortality: evidence from a large population based cohort study, BMJ;368:m456. doi: 10.1136/bmj.m456] gli autori hanno esaminato i livelli di consumo di integratori che contenevano oli di pesce in relazione all’incidenza di eventi cardiovascolari fatali e non fatali, nonché alla mortalità per tutte le cause, in oltre 400.000 uomini e donne, di età compresa tra i 40 e i 69 anni all’arruolamento, seguiti per una media di circa 12 anni. Ben il 30% di questi soggetti ha riportato un consumo abituale di integratori a base di olio di pesce, del quale tuttavia, per il formato dello studio, non è stato possibile analizzare le caratteristiche quantitative e/o qualitative.
Oltre il 50% di chi consumava integratori a base di olio di pesce, inoltre, dichiarava di assumere anche integratori di vitamine o di minerali o altri supplementi dietetici, contro una quota attorno al 20% delle persone che invece non ne dichiaravano il consumo.
Nel periodo di osservazione, il consumo di integratori di olio di pesce è risultato associato ad una riduzione del 13% della mortalità per tutte le cause, del 16% della mortalità cardiovascolare e del 7% dell’incidenza di eventi cardiovascolari (tutte le differenze erano significative sul piano statistico).
L’associazione con una minore mortalità per tutte le cause era più marcata tra i soggetti di sesso maschile e tra gli ultrasessantenni, ma anche tra i fumatori e i diabetici. Per quanto riguarda invece il rischio di eventi cardiovascolari, fatali e non fatali, le differenze tra i vari sottogruppi erano minori e si osservava una protezione maggiore soltanto tra i soggetti ipertesi.
Da questo studio, in conclusione, emerge un’associazione tra il consumo abituale di integratori a base di olio di pesce e un ridotto rischio di eventi cardiovascolari e di mortalità per tutte le cause. Il consumo di questi integratori, che è risultato molto frequente in questa popolazione, si associava ad altri comportamenti (l’uso di altri integratori, per esempio) potenzialmente in grado di influenzare gli end-point di salute. Le associazioni riscontrate potrebbero quindi essere, in realtà, di natura non causale. Questi dati possono comunque essere utilmente combinati con quelli degli studi di intervento per meglio definire la potenziale utilità degli integratori a base di olio di pesce.
Fonte: NFI Nutrition Foundation of Italywww.nutrition-foundation.it

 

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Il cambiamento climatico e la sicurezza alimentare

I cambiamenti climatici pongono sfide significative alla sicurezza alimentare mondiale. I cambiamenti a lungo termine di temperatura, umidità, precipitazioni e frequenza degli eventi meteorologici estremi stanno già influenzando le pratiche agricole, la produzione agricola e la qualità nutritiva delle colture alimentari. La sensibilità dei germi, dei microrganismi potenzialmente tossici e di altri organismi nocivi ai fattori climatici indica che il cambiamento climatico ha il potenziale di influenzare la comparsa e l’intensità di alcune malattie veicolate da alimenti. Inoltre, condizioni mutevoli possono favorire l’insediamento di specie esotiche invasive, dannose per la salute delle piante e degli animali. Il riscaldamento dell’acqua di mare in superficie e l’aumento dell’apporto di nutrienti porta alla proliferazione di alghe tossiche che provocano la contaminazione dei frutti di mare. Gli sforzi globali per ridurre le emissioni di gas effetto serra e le misure locali per mitigare e adattarsi alle mutevoli condizioni climatiche avranno un impatto sulle valutazioni dell’EFSA circa la sicurezza di alimenti e mangimi in relazione alla salute umana e all’alimentazione, alla salute animale e vegetale e all’ambiente. L’UE e gli Stati Membri si sono impegnati a trasformare quella dell’Europa in un’economia efficiente sotto il profilo energetico e a basse emissioni di carbonio entro il 2050, riducendo le emissioni dell’80/95% rispetto ai livelli del 1990. Oltre alla riduzione delle emissioni di carbonio e alla lotta contro il riscaldamento globale, il quadro d’azione per il clima dell’UE comprende strategie nazionali ed europee per l’adattamento ai cambiamenti climatici. Molti di queste sono legate alla sicurezza alimentare e dei mangimi, ad esempio lo sviluppo di colture resistenti alla siccità, nuove infrastrutture per l’irrigazione, la riprogrammazione dei tempi di semina, l’uso di fertilizzanti aggiuntivi (photo © Urs Siedentop).

  • Per approfondire i temi della sicurezza alimentare in connessione ai cambiamenti climatici ecco il link alla sezione “Azione dell’UE per il clima” sviluppata dalla Commissione europea. Al suo interno sono disponibili report di analisi, normative comunitarie e domande/risposte utili: ec.europa.eu/clima/policies/adaptation_en

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