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Il Pesce nr. 2, 2020

Rubrica: Sapori mediterranei
Articolo di Lagorio R.
(Articolo di pagina 122)

Le rotte de Sa panada

Sicilia, Sardegna e Baleari unite da un gioiello della Dieta Mediterranea

A metà marzo, secondo tradizione consolidata, Donnalucata offre un sorso d’estate con la Sagra della Seppia. È nella frazione di Scicli divenuta famosa grazie ai romanzi di Andrea Camilleri con il nome di Marinella che, dal 13 al 15 marzo, si è tenuta la festa che ha celebrato nell’edizione 2020 un gemellaggio culturale e gastronomico con la Sardegna e le Isole Baleari, probabilmente in virtù della comune dominazione spagnola che vede nelle sarde panadas, le formatjades di Minorca e le panades ebraiche di Maiorca una storia di piatti parzialmente condivisa dalle ‘mpanate sciclitane. Durante l’incontro culturale dal titolo Le rotte de sa panada. Sicilia. Sardegna e Isole Baleari unite da un gioiello della Dieta Mediterranea è intervenuta l’antropologa sarda Veronica Matta che ha dichiarato: «Queste isole del Mediterraneo non solo hanno legami storici e persino linguistici, ma condividono anche tradizioni culinarie come sa panada, considerata uno dei loro piatti più antichi. Le pana­das e le ‘mpanate sciclitane hanno una forma e un sapore molto simili. Tuttavia, le differenze sono fondamentalmente dovute all’uso di determinati ingredienti. La pasta è simile, dato che sono fatte con farina, semola, strutto, olio d’oliva e sale e tappate con la tipica coroncina ottenuta pizzicando l’impasto e rigirandolo. Il suo sviluppo è anche sinonimo di festa, in quanto sia le ‘mpanate sia le panadas sono comuni nelle feste civili e popolari e, come accade nelle tre isole, serve affinché le popolazioni trovino il pretesto di elaborarle e degustarle». Una figura religiosa rende omaggio a questo prodotto. Nel piccolo eremo maiorchino di Sant Honorat, padre Miquel Mascarò custodisce un gioiello scultoreo della Vergine della panada: sul braccio sinistro il Bambin Gesù e, a destra, una panada.

Un’antica strategia per cuocere, conservare e trasportare il cibo
«Le ‘mpanate iblee possono contenere carne e riso o pesce e riso, ma a Scicli, soprattutto durante il periodo della pesca della seppia, tra marzo e maggio, questa sorta di calzone prevede un ripieno fatto di seppie, patate, riso, salsa di pomodoro, pane grattugiato tostato, sale, pepe, aglio e prezzemolo. Una volta lessato il riso si fa addensare la polpa di pomodoro e tostare il pangrattato. Tagliate le seppie a piccoli pezzi e rosolate in olio extravergine d’oliva con uno spicchio d’aglio, vengono in parte aggiunte alle patate rosolate con il pane tostato e in parte affogate nella salsa di pomodoro. A strati di questa farcia si compone il ripieno delle ‘mpanate, che vengono cotte in forno» spiega Gianni Voi, presidente dell’Associazione Peppe Greco che ha organizzato l’evento. La manifestazione ha previsto un concorso amatoriale aperto a tutti, La ‘mpanata perfetta. «Panadas, ‘mpanate e formatjades sono scrigni di pasta la cui forma ricorda una pentola e rappresentano una strategia culinaria comune in tutto il mondo per cuocere, conservare e trasportare il cibo» ha ricordato l’antropologa Veronica Matta.

Piatti a base di seppia tra tradizione siciliana e rivisitazioni gourmet
La regina della festa, la seppia, è stata presentata in mezza dozzina di pietanze locali. Si sono presentate ‘mpanate al nero di seppia che ha sostituito il pomodoro, seppie arrosto, seppie ripiene, seppie fritte e arancini al nero di seppia. Più comuni le pietanze come gli spiedini di seppia con mollica tostata e la pasta al nero di seppia. Le manifestazioni gastronomiche oggi richiedono la presenza di cuochi di provata fama che attirano la curiosità dei visitatori. Così sabato e domenica non sono mancati piatti gourmet come Riccardo Cilia del Tocco d’Oro di Comiso che ha presentato le Tagliatelle di seppia, finocchio, mango e schiuma di pompelmo o Massimo Schininà del ristorante Le Magnolie di Frigintini con lo ‘Ncucciato (una pasta fresca che si ottiene con una grattugia dai grandi fori a forma irregolare) con nero di seppie e zucchine. Nella capitale della seppia, Vincenzo Candiano, d’origine sciclitana e cuoco della Locanda Don Serafino di Ibla, ha omaggiato alla propria terra una personale interpretazione della ‘Mpanata.
Riccardo Lagorio

 

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I prodotti di Ponza tra le eccellenze del patrimonio culturale italiano

L’isola di Ponza si conferma sempre più scrigno di sapori esclusivi e autentici. A decretarlo il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali che ha inserito la trippa di mare, le uova di pesce e la parmigiana di palette di fico d’india tra i prodotti agroalimentari tradizionali che dal 2008 sono considerati espressione del patrimonio culturale italiano Ad ufficializzare la notizia la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 42 del 20 febbraio 2020 – Supplemento ordinario numero 9, della ventesima revisione dell’elenco nazionale dei PAT, ossia di quei prodotti le cui metodiche di lavorazione, conservazione e stagionatura risultano consolidate nel tempo e comunque per un periodo non inferiore ai 25 anni. Tra i nuovi PAT della provincia di Latina censiti dall’ARSIAL – Agenzia Regionale per lo Sviluppo e l’Innovazione del Lazio, anche la cipolla prossedana e il pomodoro perino di Sperlonga. Un successo, quello ponzese, che premia gli intenti perseguiti negli ultimi anni dalla manifestazione “Alla scoperta di Eea”, ideata e realizzata dalla giornalista Tiziana Briguglio con la collaborazione di personaggi del mondo delle istituzioni, enti, associazioni e la complicità della Pro loco e dell’Istituto Comprensivo Carlo Pisacane di Ponza, autore quest’ultimo anche del ricettario “Sapori di Ponza”, per valorizzare le risorse autoctone ed enogastronomiche dell’isola lunata.

 

Viva i trabocchi abruzzesi

È stato assegnato alla Regione Abruzzo il primo premio Italian Green Road Award, l’Oscar italiano del cicloturismo. La cerimonia si è tenuta a Verona, in occasione del CosmoBike Show, il più celebre festival della bicicletta. Si tratta di un prestigioso riconoscimento che va a premiare il grande lavoro di squadra profuso dal Dipartimento Turismo. La carta vincente per la vittoria è stata soprattutto la capacità di mettere in evidenza gli aspetti più suggestivi ed accattivanti del progetto Bike to coast, sviluppato nel corso degli anni ora avviatosi verso la sua definizione lungo i circa 131 km di ciclovia che legano Martinsicuro a San Salvo. Infatti, l’Ati di imprese che sta realizzando l’opera nei circa 43 chilometri del tratto della Via verde Costa dei trabocchi (viaverdedeitrabocchi.info) sta completando i lavori e, a breve, nonostante qualche contrattempo abbia ritardato, in questi mesi, la tabella di marcia prevista dal cronoprogramma, saranno riconsegnati altri tratti di pista. Un percorso prevalentemente costiero che, oltretutto, nel tratto conosciuto come Costa dei trabocchi, presenta scorci di straordinaria bellezza naturalistica che meritano di essere vissuti in sella ad una bici e che la regione sta facendo conoscere di più e meglio in Italia e all’estero (fonte: abruzzosviluppo.it).

 

Didascalia: la seppia rappresenta una squisitezza del mare siciliano, che le sapienti mani degli abitanti di Donnalucata sanno cucinare in modi diversi.

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