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Il Pesce nr. 2, 2020

Rubrica: Speciale Aquafarm
Articolo di Benedetti E.
(Articolo di pagina 42)

L’ittico nel mercato 4.0

Le istanze consumer e le strategie del retailer in un’analisi tracciata da SG Marketing per AquaFarm 2020

Che cosa significa oggi avere a che fare con un consumatore 4.0? A questa domanda ha cercato risposte Salvo Garipoli, direttore di SG Marketing, lo scorso 19 febbraio all’interno del programma di workshop ed eventi di AquaFarm. «Abbiamo cercato di ricostruire con una prospettiva a 3 anni come il consumatore intende strutturare il proprio pasto quotidiano.» ha detto Garipoli. «Un errore che gli specialisti di settore solitamente commettono è quello di concentrarsi solo nella propria categoria: focalizzarci esclusivamente sull’ittico non ci permette di valutare come nella realtà il consumatore stia approcciando il proprio percorso di consumo. Analizzando invece i dati raccolti su un livello multiprodotto emerge un consumatore che ha le idee molto ben chiare e che si sta approvvigionando di fonti sia proteiche vegetali che animali. Ciò detto, ci sono però delle differenze: per esempio, sul fronte delle carni rosse — comparando 3 anni fa, l’oggi e un futuro a 3 anni — il sentiment è decisamente negativo. E che cosa significa questo? Che la richiesta e l’esigenza di vedersi soddisfatti sul fronte soprattutto della salubrità — ben-essere — sta portando il consumatore ad avvicinarsi ad alcune categorie specifiche, che sono rappresentate dai legumi e proprio dall’ittico».

Più pesce a valore aggiunto
«Da qui a tre anni l’ittico, prospettivamente, vivrà una vera e propria rivoluzione dei consumi» ha proseguito Garipoli. «È cresciuto tantissimo l’appealing del prodotto e questo non si traduce in automatico in un aumento sconsiderato o sconsiderevole né di volume e né di valore. Esso si traduce esclusivamente in una propensione nei confronti della categoria ancora non conosciuta rispetto al passato e questa è la vera sfida dei retailer e della produzione. Se guardiamo i dati 2018, notiamo una crescita del consumo di ittico con una propensione a ricercare pasti pronti a base di pesce, quindi a maggior valore aggiunto». Da qui a tre anni quella sarà una bella sfida per il reparto freschissimo. Lavorare sull’area dell’innovazione e del valore aggiunto significa generare volume addizionale ma, soprattutto, generare valore addizionale. Siamo quindi di fronte ad una dichiarazione da parte del consu­matore che è assolutamente positiva nei confronti dell’ittico, non solo come prodotto tal quale, ma come valore aggiunto, che può dare un servizio in termini di praticità e funzionalità.

Pesce e salubrità, legame fortissimo
A tale proposito SG Marketing, attraverso una serie di interviste dirette, ha approfondito con il consumatore il tema dell’importanza di mangiare pesce. Il 34% ha confermato che il pesce è importante per la propria dieta, mentre il 42% lo preferisce non pulito e non elaborato e il 21% lo richiede pulito ed elaborato (un restante 3% mostra disaffezione per l’ittico e non ritiene importante mangiare pesce).

Quali sono le determinanti di acquisto
«Ciò che si evidenzia fortemente dall’analisi dei dati di SG Marketing è il legame fortissimo che lega il consumatore di ittico al tema della salubrità (“il pesce mi fa bene”)» ha specificato Salvo Garipoli. «Oggi il focus è sul prodotto fresco ma — come già accennato — si intravede già una propensione del consumatore verso gli elaborati con maggior valore aggiunto. Quest’ultimo punto è un dato che per i retailer e produttori non va certo trascurato, dato che il mercato sta andando in questa direzione. Possiamo contare prospetticamente su una rivoluzione del consumo che si traduce in una rivoluzione degli assortimenti e dunque della composizione del reparto pescheria in chiave di valore aggiunto e di innovazione».

I criteri di scelta per il pesce
Se mettiamo il consumatore dentro ad un punto vendita e studiamo ne i movimenti, notiamo che l’elemento più importante è la percezione che questo ha della freschezza del pesce. «Più il punto vendita è bravo a gestire la categoria all’interno del reparto, a creare il rapporto con l’acquirente, più il consumatore abbassa le barriere naturali legate ad un consumo che è considerato un consumo complesso» ha detto Garipoli. Seguono il prezzo, la sicurezza, la provenienza italiana e quella locale. Altro elemento fondamentale è la relazione con il punto vendita, ovvero la fiducia con il venditore.

I contenuti informativi per l’acquisto di pesce
«Di fronte ad una categoria che di fatto è nuova e che il consumatore sta conoscendo e ha intenzione di esplorare in maniera piena, gli elementi di approfondimento riguardano sostanzialmente il processo produttivo» prosegue Garipoli. «Essi riguardano l’approfondimento in chiave qualitativa del processo (per esempio i mangimi, il tipo di pesca, la data di cattura, l’area del biologico che è in forte crescita). Il consumatore deve essere rassicurato e guidato».

Le strategie delle insegne della GDO

Qual è il calendario di lavoro che il retailer ha sul tavolo?
«Le aree di lavoro della GDO oggi riguardano la tutela del benessere animale, la riduzione dell’inquinamento degli impianti, l’acquacoltura biologica, l’eliminazione dell’utilizzo di antibiotici, la riduzione dell’impiego di farine di pesce e il miglioramento della logistica distributiva» ci dice Salvo Garipoli. «Il tema del benessere animale — ricordiamolo — è stato al centro della rivoluzione relativa al mondo delle carni e oggi si sta tra­sferendo anche nel settore dell’ittico in termini di mangimi utilizzati, modalità di produzione e tutela dei pesci».
Concludendo, di fronte ad un consumatore che riconosce un valore al pesce sul fronte del benessere e sul fronte del ritorno palatale abbiamo un retailer che vuole approfondire la qualità dal punto di vista della produzione, tenendo ben a mente il tema della responsabilità economica, sociale e ambientale.
«In questo senso, sostenibilità, esperienza di acquisto e accessibilità sono i tre macro concetti alla base di questa nuova rivoluzione tutta a base di pesce» conclude Salvo Garipoli.
Elena Benedetti

 

Le determinanti del consumo di ittico (SG Marketing, 2020)

L’ittico mette insieme due elementi che, sul fronte delle fonti proteiche, lo rendono una categoria unica. Perché? Al primo posto esso mette insieme l’aspetto salutistico (fa bene con il 65%) con quello edonistico (mi piace al 45%). Tutte le altre determinanti di acquisto (reperibile facilmente, pratico da cucinare, vasto assortimento) sono sostanzialmente legate alla gestione della categoria all’interno dell’area di vendita, sia essa GDO che canale tradizionale.

  • 65,0%    Fa bene alla salute
  • 45,2%    Piace a me e/o alla mia famiglia
  • 25,8%    Trovo pesce fresco e di qualità dove faccio la spesa
  • 20,4%    Mi fido del pesce venduto dove faccio la spesa
  • 17,6%    È facile e veloce da cucinare
  • 16,1%    Trovo un vasto assortimento di pesce fresco dove faccio la spesa
  • 14,0%    Trovo pesce fresco eviscerato/sfilettato dove faccio la spesa
  • 13,5%    Si presta a molte ricette
  • 12,6%    Trovo pesce fresco pescato dove faccio la spesa

 

Didascalia: Salvo Garipoli, direttore di SG Marketing.

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