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Il Pesce nr. 6, 2019

Rubrica: Turismo gastronomico
Articolo di Borghi G.
(Articolo di pagina 96)

Racconti d’acqua e d’anguilla

A Torre di Mosto (VE) si conclude in festa la rassegna “Livenza, un fiume di sapori”

Per raccontare l’appuntamento conclusivo della rassegna “Livenza, un fiume di sapori” edizione 2019, prendo in prestito il titolo del volume didattico realizzato dagli alunni della scuola secondaria di primo grado “Giacomo Leopardi” di Torre di Mosto, con il sostegno e la coordinazione editoriale dei loro insegnanti e della direzione didattica dell’istituto. Un libricino bellissimo, pubblicato a coronamento di un decennio di lezioni ambientali sul tema “anguilla del fiume Livenza”, sulla salvaguardia degli habitat locali e sull’educazione ambientale, svolte con la collaborazione dei volontari della FIPSAS della Città metropolitana Venezia. Come si legge nell’introduzione ai testi, si tratta di una raccolta di racconti, leggende, poesie e disegni colorati che accompagnano i lettori “in un viaggio avventuroso ed affascinante”, un vero e proprio fiume di parole ed immagini che, una volta giunti all’ultima pagina, avrà svelato i segreti della vita dell’anguilla, el bisàt come viene abitualmente chiamata da queste parti. E proprio a “Racconti d’acqua e d’anguilla” è andato il Bisàt d’argento 2019 nella categoria “cultura”; premio che, giunto alla sua 4a edizione, conclude la rassegna, racchiudendo in sé il significato di questo percorso enogastronomico e culturale della durata di cinque mesi volto alla valorizzazione del territorio della Livenza e dei suoi prodotti, anguilla in primis. Mentre la categoria “sport” ha visto premiata Lisa Boattin, giocatrice di calcio originaria di San Stino di Livenza in forza al club femminile della Juventus e alla Nazionale italiana, per l’attesissima categoria “cucina” si sono sfidati a Torre di Mosto, il paese dell’anguilla di fiume, ben tre chef facenti parte dell’associazione “I ristoratori della Livenza”. La serata, ospitata nei locali di Villa O’Hara lo scorso 22 novembre, ha visto fronteggiarsi Luca Faraon, del ristorante Il Carro di Duna Verde di Caorle, Umberto Zerbo, della trattoria La Gassa di Sant’Alò di San Stino di Livenza, e Ottavio Nadalon, della trattoria Al Mulino di Villanova di Motta di Livenza, nella preparazione della ricetta liventina più tipica a base d’anguilla, ovvero il bisàt in umido coi àmoi. Per la giuria, degustazione alla cieca dei tre piatti, abbinati al Refosco dal peduncolo rosso Doc Lison/Pramaggiore senza solfiti dell’azienda biologica Le Carline, e vittoria assegnata ad Ottavio Nadalon, che è così riuscito a bissare il titolo di miglior piatto di bisàt della Livenza dopo quello conseguito nella prima edizione del premio.

Una comunità unita a proteggere il fiume e il bisàt
«Attraverso le offerte dei partecipanti a questa serata e l’impegno delle aziende del territorio che hanno donato i loro prodotti, possiamo stanziare dei fondi in favore dei pescatori locali — ha detto al termine della cena Luca Ortoncelli, ideatore ed organizzatore della rassegna — i cui indotti sono stati gravati anche quest’anno dai recenti avvenimenti alluvionali che hanno interessato i corsi d’acqua del Veneto, danneggiando attrezzature e depauperando l’ittiofauna fluviale, ma anche delle località litoranee, flagellate dai marosi che hanno eroso buona parte delle spiagge e dai numerosi eventi di acqua alta nelle aree lagunari». Ricordiamo che, attraverso il sostegno continuo da parte della Condotta Slow Food del Veneto Orientale, rappresentata dalla giovane Matilde Visentin, la “Comunità del cibo dei ristoratori e pescatori di bisàt della Livenza” nel 2017 è stata inserita ufficialmente all’interno della cosiddetta rete di Terra Madre, che riunisce le comunità del cibo buono, pulito e giusto di tutto il mondo. Ambasciatore della comunità, nonché decano dei pescatori d’anguille del fiume e Gran Maestro della Confraternita del Bisàt, Felice Gazzelli, detto Canarìn. Soprannome ereditato dal nonno, come l’amore per questo fiume. L’ultimo pescatore rimasto sul territorio a mantenere la famiglia con questo mestiere. Per noi, arrivederci all’anno prossimo!
Gaia Borghi

 

Ancora

Un vino “col fondo”… che riposa sul fondo della Livenza

Da rimarcare la bella iniziativa che ha preso il via proprio di recente in queste zone, ed è ancora in corso d’opera, volta ad instaurare una partnership tra i vignaioli locali ed i pochi pescatori professionisti del fiume rimasti, imperniata sulla realizzazione di vini prodotti secondo la metodologia detta “col fondo” o “sui lieviti”, messi a riposo nel letto della Livenza, lasciando che siano così i flutti a portare a compimento una sorta di “remuage” naturale. L’iniziativa ha l’obiettivo di fornire delle fonti di mantenimento alternative e supplementari a chi svolge un’attività ittica fluviale oggigiorno sempre più precaria.

 

Didascalia: pescatori sulla Livenza, il fiume che scorre tra il Veneto e il Friuli Venezia Giulia, segnandone a tratti il confine, e in cui trova il suo habitat naturale l’anguilla, che i locali chiamano bisàt.

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