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Il Pesce nr. 6, 2019

Rubrica: Attualità
(Articolo di pagina 22)

Alleanza Cooperative contro il rischio “barche vuote”

Più sostenibilità, innovazione e gestione della filiera: passa da qui la sfida per riprogrammare il futuro della pesca italiana

Sostenibilità, innovazione, gestione della filiera: sono le parole d’ordine per riprogrammare il futuro della pesca italiana, chiamata a fare i conti con la diminuzione dei giorni di pesca, delle barche e degli occupati. «Per evitare che tra quindici anni sulle nostre tavole ci siano solo vongole del Pacifico e gamberi vietnamiti, con le nostre barche vuote e ferme in porto perché nessuno vuole fare più il pescatore, occorre un cambio di registro» hanno dichiarato i rappresentanti di Alleanza Cooperative pesca in occasione dell’assemblea delle cooperative agroalimentari e della pesca svoltasi lo scorso 30 ottobre a Roma.

Il 75% della produzione nazionale non supera il porto
«Il 75% della produzione ittica nazionale percorre meno di 25 chilometri dal momento dello sbarco a quello della vendita, lasciando all’import, soprattutto extra-UE, il compito di coprire la quasi totalità dell’offerta commerciale nella media e Grande Distribuzione, nella ristorazione collettiva» hanno proseguito i rappresentanti di Alleanza Cooperative pesca. «Delle oltre 90 specie pescate solo una decina prende un aereo per raggiungere il principale mercato ittico italiano, ovvero Milano. E sono solo sei, dal tonno alle acciughe, passando per fasolari e vongole, quelle che riescono a varcare i confini nazionali. Pochi dati che rendono bene l’idea che necessita un cambiamento». Per la cooperazione, nessuna formula magica ma ingredienti concreti come le organizzazioni dei produttori, in grado di aggregare e organizzare un’offerta ancora troppo frammentata. Le nuove tecnologie per facilitare la trasformazione dei prodotti ittici e dare nuova vita e più valore commerciale ad un prodotto che per il 90% ora è destinato solo al mercato del fresco. E poi, un salto di qualità che viene chiesto agli operatori che non possono più solo essere pescatori ma devono diventare a tutti gli effetti imprenditori ittici, gestire la filiera invece di essere, spesso, l’anello più debole. «Dalla guerra alla plastica, che vede i pescatori schierati in prima linea, alle opportunità di sviluppo legate alla Blue Economy, un aumento dell’interesse dei consumatori verso i prodotti ittici, in particolare quelli nazionali, mai come ora, l’attenzione verso il mare, il suo ecosistema e le attività economiche che ruotano attorno ad esso, è stato così forte nell’opinione pubblica. La pesca da tutto questo potrebbe trarre stimoli importanti. Il concetto che però deve passare è che la pesca non può vivere più solo di pesca», ha rimarcato l’Alleanza.

La pesca del futuro
Per la cooperazione è strategico delineare i tratti della pesca del futuro. «Occorre investire in ricerca e, nello specifico, in uno studio socioeconomico in grado di proiettarci più in là delle emergenze attuali e capire come intervenire per cambiare indirizzo. Solo così eviteremo che le marinerie italiane si trasformino in un museo del mare diffuso, dove barche e pescatori siano solo la testimonianza di un passato glorioso senza un futuro. Noi siamo pronti a sostenere questo cambio di passo», ha concluso l’Alleanza.

>> Link: www.federcoopesca.it

 

Didascalia: nel tracciare la rotta per la pesca del futuro, Alleanza Cooperative pesca sottolinea che è necessario che gli operatori facciano un salto di qualità riguardo se stessi: oggi non si può più essere solo pescatori ma occorre diventare a tutti gli effetti imprenditori ittici, gestire la filiera invece di essere, spesso, l’anello più debole (in foto, pescatore ligure al lavoro; photo © scatto79 – stock.adobe.com).

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