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Il Pesce nr. 5, 2019

Rubrica: Speciale Mitili
Articolo di Dell’Agnello M.
(Articolo di pagina 90)

Il mago delle cozze toscane

Per chi, come me, ha spesso parlato dalle pagine di questa rivista del rapporto tra acquacoltura e pesca, risorsa e gestione, parchi marini e quant’altro, andare in visita all’allevamento di cozze della Cooperativa Venere con Paolo Del Lama è come passare dalla teoria alla pratica in un colpo solo. Questo allevatore, tra i più singolari che mi è capitato di conoscere, mi ha impressionato subito per la capacità di amalgamare sapientemente filosofia e scienza, considerazioni astratte sui massimi sistemi e indicazioni tecnico-pratiche richieste dal frenetico vivere quotidiano. Sarà per la lunga esperienza acquisita solcando i mari per anni, prima come marinaio poi come pescatore; sarà per essere stato guardiano della Riserva naturale di Montecristo per due lustri, le sue conoscenze delle cose della natura e dell’uomo lasciano veramente stupefatti e l’ammirevole pragmatismo, sostenuto dalle sua vive convinzioni, ne fanno un personaggio interessante da guardare con non poca ammirazione. Meno di un anno fa avevo avuto modo di presentare il suo prodotto a Firenze, in occasione della VI edizione di ARCIpelago pesce. Aveva iniziato da poco tempo ad avere i primi prodotti dell’allevamento di mitili, realizzato con il sistema long-line nel Golfo di Follonica, a poche centinaia di metri dalla costa a sud di Piombino, in uno “specchio” di mare da prendere propriamente nel senso letterale del termine per la limpidezza delle acque che lo caratterizzano. Eravamo all’inizio: animali non troppo grandi, quantitativi ridotti ottenuti dai primi filari sperimentali che aveva da poco messo in produzione. Pur non essendo nella stagione migliore, quella della famosa “cozza piena”, quando cioè l’animale si trova nella fase produttiva ed il suo corpo si arricchisce di sapori particolarmente delicati, già mostrava interessanti qualità, incontrando il notevole favore della platea di invitati alla manifestazione fiorentina. Vedere l’impianto oggi, con i suoi 70 ettari di superficie acquatica razionalmente occupata dalle boe galleggianti, tutte rigorosamente ben allineate, ma un po’ affondate per il peso delle reste piene di cozze ed una squadra di ragazzi a lavoro che in mare aperto recuperano, puliscono, selezionano, impacchettano tutto quel “ben di Dio”, non può che essere una visione stupenda, ma soprattutto concreta e reale, roba che nemmeno Paolo Virzì, che pure con quella costa e quel mare ha avuto spesso a che vedere, avrebbe mai immaginato di mettere nei suoi film. Sì, perché l’idea di Paolo Del Lama, diventato novello allevatore, da sapiente uomo di mare, pescatore, guardiano del faro che era, si può proprio dire che abbia messo proficuamente le gambe, mostrando a tutti quanto le sue convinzioni fossero giuste e fondate: le prime cozze toscane, a km 0 o quasi per molti distributori, ma soprattutto di ottima quantità e qualità, sono diventate realtà!
Ma come ci si sente nella nuova figura di allevatore? È quello che ho chiesto a Del Lama mentre si rientrava dalla visita al suo impianto. «Sono due cose molto diverse, con diversi impegni, speranze e diversi frutti. Il pescatore, pur aiutato oggi da moderni mezzi tecnologici di supporto alla sua attività, si deve affidare ancora al mare e al destino, che in un certo senso possono influire sul suo lavoro. Da pescatore mi alzavo presto al mattino, andavo in mare e le mie aspettative venivano influenzate dall’andamento della giornata. La mia capacità di programmazione era molto limitata: o pescavo, o tornavo senza niente o poco più. Da questo punto di vista la mia vita è cambiata, e mutate e diverse sono le preoccupazioni e gli impegni. Ora mi impegna molto seguire l’allevamento e collocare il prodotto, perché gli animali ci sono tutti i giorni! Anche gli acquirenti, devo dire, non mancano, e questo non fa che avvalorare il lavoro che abbiamo impostato con la Cooperativa Venere, puntando sulla qualità del prodotto e sulla strategia territoriale».

Un periodo entusiasmante e fortemente impegnativo, quindi.
«L’entusiasmo non manca e al momento posso dirmi soddisfatto di come stanno andando le cose; anzi, sono già in moto nuove idee per il prossimo futuro: l’acquisto di una nuova barca per le fasi di allevamento e commercializzazione, l’ampliamento dell’impianto, la sperimentazione con le ostriche e il controllo delle specie predatrici attraverso opportune tecniche di cattura sono solo alcuni degli argomenti con cui mi addormento la sera, quando vado a letto.
Il principio che mi guida nel mio lavoro ho avuto modo di affinarlo quando ero guardiano della Riserva naturale di Montecristo, e cioè: se ci si relaziona con l’ambiente senza eccessi, ma trovando il giusto equilibrio, le risorse naturali ti ricambiano con le loro offerte. Osservando i processi naturali e imitandoli, rispettando le stagionalità e i tempi di recupero; si può anche essere ambiziosi, ma bisogna saper capire quando si supera il limite, quando cioè non si rispettano i giusti tempi di recupero di cui anche la natura necessita. Oggi purtroppo questo limite è stato fin troppo superato e disatteso».

Mi sembra che sei in piena sintonia con Greta Thunberg…
«Sì, condivido e apprezzo la sua battaglia, ma devo dire che certe cose le pensavo già diversi anni fa, quando da pescatore mi impegnavo ad esercitare un mestiere senza sfruttare troppo le risorse del nostro mare, per provare davvero a non squilibrare il sistema. E da allevatore oggi continuo questa battaglia. È anche per questo motivo che la Cooperativa Venere, allo scopo di ridurre l’uso della plastica, ha scelto, per il confezionamento delle cozze toscane, retine biodegradabili. Sono le prime in Italia; un po’ più deboli ed elastiche delle tradizionali in plastica, ma è certamente la scelta giusta». Anche con queste piccole cose è possibile fare del bene, pensando al nostro futuro e a quello delle generazioni che verranno.
Maurizio Dell’Agnello

 

Didascalia: la barca per la raccolta di cozze piombinesi.

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