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Il Pesce nr. 5, 2019

Rubrica: Nutrizione
(Articolo di pagina 106)

Abitudini alimentari e rischio di malattie cardio e cerebrovascolari

Uno studio conferma un minor rischio di cardiopatia ischemica tra i consumatori di solo pesce e tra vegani e vegetariani, tra i quali risulta invece aumentato il rischio di ictus a causa della riduzione di alcuni nutrienti

Lo studio EPIC-Oxford [1] ha seguito per circa 18 anni 48.188 uomini e donne, tra i 20 e i 59 anni al momento dell’inclusione, suddividendoli tra consumatori di carne (oltre a pesce, latte e latticini e uova), consumatori di pesce ma non di carne e vegetariani (consumatori occasionali di latticini e uova, ma mai di carne o pesce) e vegani (che escludono dalla dieta carne, pesce, latte e latticini e uova). L’associazione tra queste differenti abitudini alimentari e il rischio di malattie cardio e cerebrovascolari è stata esaminata tenendo conto anche del possibile effetto di altre variabili, come il rapporto tra peso e altezza (indice di massa corporea o BMI), l’attività fisica praticata, la condizione socioeconomica, l’abitudine al fumo e al consumo di alcol. L’analisi dei dati raccolti ha messo in luce una riduzione del rischio di malattia ischemica cardiaca tra i consumatori di pesce pari al 13% rispetto al gruppo che dichiarava invece di consumare anche carne; la diminuzione raggiungeva il 22% tra i vegetariani (compresi i vegani).
Per quanto riguarda il rischio di ictus, il quadro si presenta diverso: tra i vegetariani e i vegani aumentava infatti significativamente il rischio di ictus totale ed emorragico rispetto ai consumatori di carne; questo aumento non si metteva invece in luce nel gruppo dei consumatori di pesce.
Gli eventi cerebrovascolari “attribuibili” alla dieta vegetariana e vegana sarebbero comunque pari a circa un terzo di quelli coronarici “evitati” dalla dieta stessa: 3 e 10, rispettivamente, per 1.000 soggetti seguiti per 10 anni. Secondo gli autori dello studio, concorrerebbero alla riduzione del rischio coronarico tra vegetariani e vegani i benefici riconosciuti di un’alimentazione ad alto apporto di fibre, vitamine, minerali, polifenoli, acidi grassi polinsaturi del pesce; la protezione sarebbe tuttavia almeno in parte attribuibile anche alle caratteristiche complessive di questi soggetti, tra i quali il BMI è in genere inferiore rispetto ai consumatori di carne, così come i valori della pressione arteriosa e della colesterolemia totale, nonché la prevalenza di diabete: la riduzione del rischio coronarico si attenuava infatti quando, nel modello statistico, si teneva conto anche di questi parametri.
Per spiegare invece la maggiore incidenza di ictus totali ed emorragici tra vegetariani e vegani, i ricercatori sottolineano che in queste persone è evidente una riduzione dei livelli circolanti di alcuni nutrienti, come la vitamina B12, la vitamina D, di alcuni amminoacidi essenziali, degli acidi grassi polinsaturi Omega-3: tutti fattori che contribuirebbero a determinare questa associazione non favorevole. Gli autori concludono suggerendo la conduzione di studi di pari ampiezza, ma che includano un maggior numero di non consumatori di carne e che possano analizzare separatamente il rapporto tra livelli di assunzione di ogni gruppo alimentare (distinguendo tra carne, pesce, latte e latticini, uova) e ricadute sulla salute (positive o negative).
Fonte: NFI-Nutrition Foundation of Italy — www.nutrition-foundation.it

Nota

  1. Tong T.Y.N., Appleby P.N., Bradbury K.E., Perez-Cornago A., Travis R.C., Clarke R., Key T.J. (2019), Risks of ischaemic heart disease and stroke in meat eaters, fish eaters, and vegetarians over 18 years of follow-up: results from the prospective EPIC-Oxford study, BMJ; 366:l4897.

Didascalia: photo © Liudmila Dutko – stock.adobe.com

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