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Il Pesce nr. 3, 2019

Rubrica: Consumi
(Articolo di pagina 80)

Consumi alimentari, salutismo e praticità d’uso trainano la spesa degli italiani

Il 2018 chiude con una spesa alimentare in modesta crescita sul 2017 (+0,3%). È il bilancio complessivo che emerge dalle elaborazioni Ismea sui dati Nielsen relative agli acquisti di alimenti e bevande delle famiglie italiane per l’intero anno appena trascorso. In un contesto di generale stagnazione, non mancano tuttavia i comparti che registrano buone performance, come le uova che hanno messo a segno una crescita della spesa pari al 14%, la più elevata tra tutte le referenze monitorate. Grazie alla tracciabilità di filiera e ad una maggiore attenzione verso il benessere degli animali, le uova sono state negli ultimi anni rivalutate dal punto di vista salutistico, nutrizionale ed etico. La positiva dinamica della spesa, sottolinea l’Ismea, risente dell’effetto sostituzione del prodotto allevato in gabbia (oramai quasi irreperibile nelle grandi catene distributive) con quello, di maggiore qualità e prezzo, allevato a terra, all’aperto o bio. Più nel dettaglio, le uova allevate all’aperto registrano un incremento del 32% per la spesa e del 22% sui volumi, le uova bio un +16% nella spesa e +8% nei volumi, a fronte di una flessione significativa delle uova prodotte in gabbia (rispettivamente –7% e –19 %). Anche per altre categorie merceologiche si rileva l’effetto sostituzione di prodotti maturi con altri, più elaborati e costosi, che meglio interpretano i bisogni del consumatore contemporaneo. Esempi eclatanti sono il latte ad alta digeribilità (+9,4% i volumi e +4,9% la spesa) a fronte di un trend per il latte fresco generico negativo (–1,9%), la pasta integrale (+3,7%), in contrapposizione alla flessione della pasta tradizionale (–1,9%), e i dolcificanti che aumentano del +10% in volume e del 2,6% in valore, a fronte di una diminuzione degli acquisti di zucchero rispettivamente del 6% e del 10%. Allo stesso modo la praticità d’uso e la velocità di preparazione si confermano nel 2018 elementi trainanti degli acquisti, come dimostra il segmento dei cibi pronti con un +10% della spesa nel 2018 e consumi più che duplicati negli ultimi cinque anni. Da segnalare, infine, anche la dinamica molto positiva delle bevande alcoliche, dove spiccano gli incrementi in particolare della spumantistica (+5,4%) e dei vini fermi (+4,6%), in un contesto positivo anche per la birra (+3%) e per le altre bevande alcoliche (+1,4%).

Ittico
Nel 2018, dopo anni di tenuta dei volumi ed espansione dei valori (era del +5,6% l’incremento della spesa nel 2017) si stabilizza la spesa per gli ittici (–0,1%). Nel dettaglio dei singoli segmenti si può evidenziare un aumento della spesa per quei prodotti a lunga conservabilità (aumenta dell’1,8% la spesa per gli ittici in scatola prevalentemente rappresentati dal tonno e dello 0,8% quella per il pesce congelato), mentre flette dello 0,8% la spesa per il pesce fresco.

Facile da preparare
Gli Italiani continuano a definirsi sempre più frequentemente interessati e informati sulla salute legata all’alimentazione, ma il tempo per realizzare i pasti in casa resta esiguo e insufficiente; crescono pertanto gli acquisti di prodotti facili e veloci da prepa­rare. In particolare si evidenziano le performance dei “piatti pronti”: +10% nel 2018 rispetto al 2017 (sia in valore che in volume) e una crescita del 112% in cinque anni.
(Fonte: Direzione Servizi per lo Sviluppo Rurale – Ismea)
www.ismea.itwww.ismeamercati.it

Nota
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Altre notizie

 

Più salmone e prodotti congelati nel carrello della spesa delle famiglie italiane

Il pesce è tra i prodotti alimentari che maggiormente risentono delle oscillazioni del potere d’acquisto delle famiglie. Secondo le elaborazioni dell’Ismea, dopo la crescita registrata nel 2017, gli acquisti di prodotti ittici in Italia hanno subito un calo di quasi il 2% nel 2018. Ci sono tuttavia delle eccezioni che forniscono indicazioni sull’orientamento dei consumi verso alcuni prodotti ad alto contenuto di servizio e praticità o verso alcune specie, generalmente di importazione, come il salmone, divenute in pochi anni protagoniste delle nostre tavole. I dati del 2018 mostrano infatti un incremento dell’acquisto per il pesce surgelato confezionato, in larga parte filetti e bastoncini di merluzzo e platessa, che registra un incremento del 2,6%, mentre tra il fresco sono poche le specie per le quali si rileva un aumento della domanda (salmone, pesce persico, orate, merluzzi, spada e meno le alici). Tra le conserve, a fronte di un calo per alici e sardine, cresce l’interesse per il salmone. Per effetto di tali cambiamenti, il consumo domestico del fresco rappresenta meno della metà (48%) della domanda complessiva di pesce. La distribuzione moderna si conferma il canale preferito dalle famiglie per l’acquisto di pesce (oltre l’80% nel 2018), a discapito dei punti vendita tradizionali. Complessivamente, sottolinea l’Ismea, una buona parte del pesce che arriva sulle nostre tavole è di provenienza estera (comunitaria e, in misura lievemente minore, extracomunitaria). L’import, in costante crescita nell’ultimo decennio, ha raggiunto 1,35 milioni di tonnellate nel 2018, generando esborsi complessivi pari a 5,9 miliardi di euro, circa un terzo in più rispetto a inizio decennio.

(Fonte: Ismea)

>> Link: www.ismea.it

 

L’assunzione regolare di pesce e di Omega-3 a lunga catena attenua nel tempo l’aumento di peso associato all’assetto genetico

Gli Omega-3 a lunga catena, assunti con il pesce, sono in grado di attenuare, nel tempo, l’aumento ponderale associato all’assetto genetico di uomini e donne caucasici. Lo afferma uno studio (Huang T. et al., Habitual consumption of long-chain n-3 PUFAs and fish attenuates genetically associated long-term weight gain, Am. J. Clin. Nutr. 2019) che approfondisce in modo mirato quanto già emerso da ricerche precedenti, e cioè che l’assunzione totale degli Omega-3 a lunga catena EPA e DHA (derivati sia dal consumo di pesce che dall’assunzione di integratori) sia in grado di modulare l’associazione tra assetto genetico e variazioni ponderali nel tempo. Rispetto alle analisi precedenti, che si erano concentrate per lo più su singole varianti genetiche, questa ha considerato, invece, la predisposizione genetica all’aumento di peso nel suo complesso, in relazione sia all’apporto complessivo di Omega-3 a lunga catena, sia al consumo di pesce, analizzando i dati relativi a donne e uomini caucasici adulti coinvolti in tre ampi studi di popolazione: 11.330 donne del Nurses’Health Study, 6.254 partecipanti del Women’s Health Initiative e 6.773 uomini dello Health Professionals Follow-Up Study. I dati sono stati raccolti nel corso di monitoraggi ripetuti periodicamente per un lungo periodo di osservazione e i partecipanti sono stati suddivisi in quattro gruppi, secondo la frequenza di assunzione sia di pesce (incluso quello in scatola), sia specificamente di EPA+DHA: meno di una volta alla settimana, 1-4 volte a settimana, 4-6 volte a settimana e una o più volte al giorno. I ricercatori hanno osservato in entrambi i sessi che l’effetto della predisposizione genetica all’aumento di peso negli anni si attenuava all’aumentare dei livelli di consumo di pesce e di Omega-3 a lunga catena. Un rapporto positivo che si manteneva anche considerando i possibili fattori confondenti: sedentarietà e abitudine al fumo, consumo di cibi fritti, bevande zuccherate e alcolici. Questi risultati suggeriscono come lo studio della relazione tra consumo di pesce e di Omega-3 e riduzione del peso non possa prescindere dal patrimonio genetico individuale e, più in generale, sostengono l’opportunità di approfondire le interazioni tra genetica e ambiente, quando si affronta la gestione dei cambiamenti ponderali.

(Fonte: Nutrition Foundation of Italy)

>> Link: www.nutrition-foundation.it

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