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Il Pesce nr. 2, 2019

Rubrica: Osservatorio internazionale
Articolo di Negroni G.
(Articolo di pagina 64)

Il caviale era l’oro nero del Mar Caspio

L’articolo esamina vari elementi che hanno influito, influiscono e influiranno sulla produzione e sul consumo dei prodotti della filiera dello storione nel Mar Caspio, con gli effetti conseguenti sul mercato mondiale, in special modo su quello del caviale (1), che è il prodotto più qualificato, conosciuto e costoso. Ricordiamo che il caviale si produce solo se si ha un’estrazione sostenibile di storioni di sesso femminile. La dettagliata conoscenza della biologia degli storioni e le caratteristiche geopolitiche della regione caspica aiuteranno a comprendere perché siamo nell’attuale situazione di esaurimento degli stock e le possibilità di sviluppo del settore. In questo momento non vi è estrazione ufficiale di storioni nel Mar Caspio e negli immissari la pesca è vietata. Gli stock delle varie specie di storione sono considerati a livelli molto bassi per vari motivi che illustreremo in seguito. I prodotti della filiera dello storione sono tradizionalmente consumati e richiesti in tutto il mondo, oltre che, ovviamente, negli stati rivieraschi caspici. Lo storione è un pesce anadromo (2) che si alimenta nel Mar Caspio, dove trascorre la maggior parte della vita; periodicamente migra, per deporre le uova, nei fiumi rivieraschi del Caspio, principalmente il Volga e l’Ural.

Il Mar Caspio: il più esteso mare interno del mondo
La complessa storia geologica del Mar Caspio e della sua formazione è riflessa dalla fauna e dalla flora ivi sviluppatasi. Questo grande lago definito anche mare, secondo i punti di vista geopolitici, ha delle caratteristiche uniche come i suoi abitanti. Fino al Pliocene, cinque milioni di anni fa, era collegato al Mar Nero e al Mar d’Aral ma molto presto, durante la sua formazione, restò isolato e questo isolamento assicurò la sopravvivenza di numerose e rare specie animali. In epoche più recenti la superficie è variata considerando le fluttuazioni di livello. La sua lunghezza è attualmente di circa 1.000 km. La profondità media è di 210 metri circa e varia dai 20 metri della parte nord ai 900 metri e più della parte sud. La salinità delle acque varia enormemente, da una concentrazione di 10 ppm (parti per milione) nella zona nord a quella di 20 ppm nella zona sud; nella depressione del Kara-Bogaz la salinità può arrivare a 300 ppm. La Federazione Russa, il Kazakistan, il Turkmenistan, l’Iran e l’Azerbaigian si dividono le coste 25 metri al di sotto del livello del mare. Approssimativamente più di 12 milioni di persone vivono sulle coste del Mar Caspio. Nel nord abbiamo grandi aree umide che occupano l’intera estensione delle coste, dal Daghestan alla Russia ad Atyrau in Kazakistan. Le regioni pedemontane occupano il nord, dall’Azerbaigian fino all’estrema parte est in Iran. I principali immissari del Mar Caspio sono il Volga (il più importante) in Russia; l’Ural e l’Emba in Kazakistan; il Kura in Azerbaigian; il Sefid-Rud in Iran e l’Atrek sul confine fra Iran e Turkmenistan. Il Volga contribuisce per l’80% delle acque immesse nel Mar Caspio. La zona imbrifera copre una superficie pari a 10 volte il territorio tedesco, più di 2 milioni di chilometri quadrati. Il bacino del Volga copre da solo il 38% del bacino imbrifero (4). Il Volga fa capo a una complessa rete di canali, che consentono di raggiungere quasi ogni punto della Russia europea: il canale Volga-Don e il canale Mariinskij formano una via d’acqua continua navigabile che collega il Mar Bianco, il Mar Baltico, il Mar Caspio, il Mar d’Azov e il Mar Nero. La costruzione del canale Mosca-Volga ha inserito anche la città di Mosca in questa immensa rete navigabile (3). Infatti, tutte le grandi depressioni dell’Asia centrale raccolgono grandi masse di acque. A partire dagli anni Trenta si sono costruite numerose dighe per la produzione di energia elettrica, che hanno contribuito all’industrializzazione della Russia. Le dighe, dal punto di vista ecologico, hanno provocato numerose conseguenze, in particolare hanno impedito alle varie specie di storioni di raggiungere la maggioranza degli storici siti di riproduzione. Solo quelli a valle dell’ultima grande diga di Astrakan sono attualmente raggiungibili se sufficienti quantità di acqua sono rilasciate nei periodi della riproduzione. Pertanto, la costruzione di dighe e altre ritenute artificiali lungo i corsi dei principali affluenti del Caspio sono da considerare una delle cause principali del drastico declino degli stock di storioni; a ciò dobbiamo aggiungere la pesca di frodo e l’inquinamento delle acque. Nessuna delle tre cause può essere considerata l’unica colpevole, ma tutt’e tre, in sinergia, intaccano le risorse esistenti da un differente angolo con conseguenze molto distruttive.

Ingegneria sugli immissari
La perdita delle aree di frega (dove gli storioni ritornano per la riproduzione), dovuta alla costruzione di dighe e di altre opere, ha ridotto non solo il numero di esemplari presenti, ma anche la diversità genetica delle specie autoctone. Ad esempio, la costruzione della diga a Volgograd ha reso impossibile, per molti Beluga, Oscietra e Sevruga, raggiungere i luoghi riproduttivi. Per eliminare il problema sono state costruite molte avannotterie, ma non sono state sufficienti a compensare gli storioni sia nel numero che nella biodiversità. Attualmente, di tutti i tributari del Caspio, solo il fiume Ural (in Kazakistan) è libero da opere che impediscono, durante il periodo riproduttivo, la risalita del pesce per raggiungere le aree storiche. Gli sforzi per la produzione di avannotti degli Stati rivieraschi sono sicuramente da appoggiare, come anche la protezione delle zone di frega (tutte ben georeferenziate e conosciute da secoli) che permettono una maggiore biodiversità. Il fiume Kura, all’inizio del 1900, produceva buon caviale; adesso nelle sue acque, a monte della diga costruita, non si trovano più storioni.

Aree umide
L’arco a nord, nel Caspio, è un’area umida ed è un ecosistema a rischio. Con le sue paludi, laghi, delta ed estuari dà abitazione a numerose specie di piante, pesci e uccelli e crea un polmone che depura grandi masse d’acqua e d’aria. Questo grande corridoio umido è unico; semplificando, è un grande fitodepuratore che copre più di 1.200 km. Si potrebbe definire, con molta semplicità, l’assicurazione sulla vita del Mar Caspio. Infatti vi sono alcuni parchi nazionali, fra cui quello instaurato dalla Russia nel 1919, ma sono porzioni molto piccole rispetto all’estensione delle aree umide. Nelle zone umide si dovrebbe effettuare uno sviluppo sostenibile compatibile con le funzioni ecologiche dell’area.

Inquinamento
Proveniente da industrie petrolifere e di ogni genere, scarichi civili, agricoltura, l’inquinamento delle acque mette in pericolo non solo la biodiversità e la quantità della risorsa storione, ma anche la sua qualità, e, a sua volta mette a rischio la salute umana. Per molti anni, e tuttora, il declino delle attività economiche nell’area del Caspio ha avuto benefiche conseguenze per la riduzione dei rifiuti tossici riversati. Nonostante questi effetti benefici, da considerarsi limitati nel tempo, gli inquinanti provenienti dal Volga e quelli prodotti dall’industria petrolifera costituiscono un pericolo sempre presente. La riduzione degli inquinanti è possibile ma richiede interventi finanziari sostanziali, che spesso richiedono tempi lunghi. Una seria campagna contro l’inquinamento prevede una durata di almeno dieci anni. Il Caspio è un ambiente chiuso e gli inquinanti non possono essere diluiti oltre una certa concentrazione; così vi rimangono intrappolati. I punti ove agire contro gli inquinanti sono il bacino del Volga e le aree costiere industriali, includendo le grandi città rivierasche. I rischi comunque sono tanti; in particolare bisogna considerare quelli legati all’industria degli idrocarburi che saranno estratti e alle condotte di gas e petrolio che potrebbero essere costruite.

Cambiamenti del livello delle acque nel Mar Caspio
Oltre ai problemi dell’inquinamento e del depauperamento delle risorse naturali, possiamo aggiungere anche quelli dei cambiamenti del volume delle acque. Dall’inizio del 1900 a oggi il Mar Caspio ha subito riduzioni di livello comprese fra i 3-4 metri, che significa 500 km3 di acqua evaporati.
Dal 1995 abbiamo avuto un ulteriore ritiro delle acque, influenzato dal calo degli apporti del Volga, dalla meteorologia dell’area, molto variabile, dalle grandi opera irrigue e dalla depressione del bacino del Garabogazkol, in Turkmenistan, più bassa del Mar Caspio, a cui per ora non si immette acqua.

Gli storioni come bio-risorsa
Gli storioni sono pesci antichissimi: esistevano già 200 milioni di anni fa, all’epoca dei dinosauri. In seguito, a causa dei processi evolutivi molte specie di storioni iniziarono a estinguersi e sopravvissero specialmente quelle nel Mar Caspio. Prediligono fiumi con buone portate d’acque, che possono risalire per centinaia di chilometri. Per la riproduzione (aree di frega) selezionano aree ghiaiose o con sabbie dure. Lo storione si riproduce più lentamente degli altri pesci. Per la maturazione sessuale, a seconda delle specie e delle condizioni ambientali, possono passare dai 6 ai 20 anni. Alcune femmine si riproducono una volta ogni due o tre anni, a seconda del loro stato fisiologico e delle condizioni ambientali. Pertanto lo storione è vulnerabile alla pesca eccessiva ed è incapace di recuperare rapidamente (potrebbe impiegare anche molte decadi). In passato, nel Mar Caspio le specie maggiormente pescate includevano lo storione russo e quello persiano, denominati rispettivamente Beluga e Sevruga. Al suo picco, il Mar Caspio forniva più dell’80% della produzione mondiale di storioni, percentuale che nel corso degli anni è via via calata drammaticamente, tanto che ora la pesca dello storione, nel Mar Caspio, è vietata. Se la situazione non cambia, alcuni ecologisti predicono la sparizione dello storione dal Mar Caspio in pochi anni.

Storia della pesca allo storione
Il caviale è sempre stato considerato un alimento prelibato. Esistono prove archeologiche che risalgono a 2.400 anni prima di Cristo: Egiziani e Fenici producevano conserve salate di caviale nero, da usare come razioni durante i lunghi viaggi per mare. In Cina, una leggenda tramandata sin dall’antichità narra che lo storione può trasformarsi in drago (5). I Greci lo apprezzavano talmente da chiamarlo il “cibo dorato”. Riferimenti a storioni e a prodotti alimentari derivati si trovano nelle opere di Omero, Erodoto e Aristotele. Le tribù degli Sciti, che pescarono lo storione, sono menzionate dallo storico greco Erodoto più di 2.500 anni fa. Claudio Eliano, scrittore greco del II secolo, parla, nei suoi scritti, degli storioni del Mar Caspio, che descrive come un lago colossale nella terra dei Caspians, abitata da pesci enormi con musi appuntiti. Pare che i popoli europei abbiano conosciuto il caviale di storione dai viaggi di Alessandro Magno. Il suo insegnante, Aristotele, descriveva antiche feste in cui il caviale veniva servito al tavolo dei vincitori al suono delle musiche della vittoria. Anche Marco Polo e Adam Olearius descrivono in dettaglio lo storione, così come lo scrittore arabo Ibn al-Faqih nel suo Libro dei Paesi. I pescatori russi impararono a produrre il caviale già nel XII secolo e papa Giulio II presentò il caviale alle cerimonie reali in Europa all’inizio del XVI secolo (6). Già nel XVIII secolo erano ben note le delicatezze del caviale e i commercianti affollavano i porti del Mar Caspio per acquistare le migliori partite. All’inizio del XX secolo erano presenti sui mercati tutte le specie di storioni. Si stima che, approssimativamente, si catturassero a quel tempo 40.000 tonnellate all’anno di Beluga, Sevruga e Oscietra. La richiesta è sempre stata forte, la disponibilità scarsa, di conseguenza gli storioni sono divenuti obiettivo di un’intensiva pesca di frodo.

La “guerra” degli storioni

Primo periodo zarista
Aleksei Mikhailovich emise un decreto specifico per assicurarsi le forniture degli storioni: ogni anno, infatti, fino a 1.500 storioni vivi venivano spediti a Mosca per la mensa dello zar. Il 6 gennaio 1704, Pietro il Grande decretò il monopolio statale sull’industria della pesca, dopo di che lo storione fu tradizionalmente visto come il “pesce dello zar”, una tradizione sopravvissuta in Russia fino alla rivoluzione.

Periodo sovietico
La crescita industriale durante il periodo produsse grandi quantità di rifiuti pericolosi, che furono scaricati nei corpi idrici. Inoltre, le costruzioni idroelettriche sui fiumi Volga, Terek e Kura comportarono la perdita di numerosi siti di riproduzione degli storioni e, conseguentemente, ridussero drasticamente la riproduzione naturale. Il problema fu in parte risolto con la costruzione e la gestione di avannotterie di storioni, dove si riproducevano larve e giovanili che venivano poi rilasciati nel Mar Caspio. Nell’URSS vi furono periodiche sospensioni della pesca, un lusso che solo questo paese poteva assicurare, avendo su di essa un monopolio statale e un controllo rigido su tutti gli aspetti della produzione, commercializzazione e conservazione dello storione. Tuttavia, quando tra il 1975 e il 1977 (periodo di siccità sul fiume Volga per problemi meteorologici), la pesca prese di mira anche le taglie più piccole, seguì un crollo del numero di storioni. Il bracconaggio sui fiumi e in mare superò allora, in quantità, la pesca industriale.

La seconda guerra degli storioni: URSS contro Iran, 1986-91
Negli anni 1960-70, fino al 1987-88, aumentò l’inquinamento nei bacini del Volga e del Caspio a causa degli scarichi petroliferi, industriali e domestici. Durante questo periodo (specialmente nel 1988), morie di massa di storioni furono osservate nel Volga, a valle di Volgograd. Fu allora che l’Iran iniziò una politica di concorrenza non ufficiale con l’Unione Sovietica sul mercato internazionale. Il mercato degli Stati Uniti era chiuso per l’Iran, mentre il caviale russo dominava il mercato europeo. Approfittando dell'apertura dei mezzi di comunicazione sovietici durante la perestrojka, in Europa occidentale cominciarono ad apparire numerosi articoli sugli svantaggi del caviale russo rispetto alle qualità superlative del prodotto iraniano. Iniziò quindi una serie di battaglie politiche e di marketing da parte dell’Iran, la cui conseguenza fu l’appannamento del marchio “caviale russo” rispetto al nuovo marchio, “caviale iraniano”.

La terza guerra degli storioni: dal 1991 ad oggi
Per più di 60 anni, l’Unione Sovietica e l’Iran (monitorato dal suo vicino settentrionale) hanno estratto ed esportato storioni sul mercato mondiale, garantendo la conservazione delle popolazioni ittiche. I due Stati erano in sostanza monopolisti del commercio del caviale a livello mondiale. Gli stock furono ridotti e si compensarono con le immissioni di larve e pesci giovanili. Questa situazione bruscamente cambiò nel periodo post-sovietico, quando cinque paesi si affacciarono sul bacino del Caspio. Un solo paese, l’Iran, ha mantenuto il monopolio statale sulla pesca degli storioni. Secondo il World Wildlife Fund, le riserve mondiali di storioni sono diminuite di più del 70% negli ultimi cent’anni, mentre il bracconaggio supera di gran lunga i livelli di pesca legali (7).

Le conseguenze economiche e ambientali
Secondo Valery Paltsev, direttore esecutivo della Russian Sturgeon Harvest and Production Association – APDVO, l’impatto combinato di vari fattori sta causando un drastico calo delle popolazioni degli storioni, con conseguenti colossali perdite economiche per i paesi rivieraschi. Le perdite finanziarie dei paesi del Caspio, a causa della riduzione delle catture di storione nel periodo 1996-2005, hanno superato i 10 miliardi di dollari USA (8). A rigor di termini, queste perdite sono dovute sia alle catture minori che alla pesca illegale, stimata (a quel tempo) a 90.000 tonnellate totali anno, o 6,8 miliardi di dollari USA, per lo stesso arco di dieci anni, per l’intero bacino del Caspio (9). Questo notevole declino ha indotto alla protezione di tutte le specie di storioni (convenzione CITES (10)) dal primo aprile 1998. Oggi non è più possibile esportare storioni, eccetto quelli di allevamento. L’allevamento è l’unica possibile soluzione al problema della richiesta di storioni e caviale sui mercati mondiali, per evitare il pericolo di estinzione. Purtroppo, le percentuali di sopravvivenza degli avannotti riprodotti artificialmente sono basse (3-4%), così, per aumentarle, si rilasciano avannotti di taglia più grande e già svezzati. Gli Stati rivieraschi investono annualmente ingenti somme nella gestione delle avannotterie degli storioni. Nel 2016, gli Stati che si affacciano sul Mar Caspio hanno deciso all’unanimità di vietare la pesca allo storione per i successivi 5 anni: l’accordo è stato raggiunto durante il lavori del Terzo vertice del Mar Caspio che si svolse in Azerbaigian, al quale hanno partecipato esperti ambientali provenienti dai cinque paesi che si affacciano lungo la costa di questo mare (11).

Pesca illegale
I paesi rivieraschi hanno già intrapreso azioni legali, tecnologiche, scientifiche e politiche per fermare la pesca illegale. Infatti, senza questi sforzi il numero degli storioni sarebbe sicuramente più basso dell’attuale. La pesca illegale è un problema in ogni area del Mar Caspio, da Volgograd al Sud Azerbaigian, al Turkmenistan. Poi vi sono le accuse (più o meno fondate) fra Stati. I paesi (produttori e consumatori di storioni) che volontariamente sono parte del CITES hanno già fatto un importante passo verso la collaborazione per la conservazione degli storioni. Ovviamente regolamenti e sanzioni CITES e dei paesi devono venire applicati per fermare il traffico illegale di caviale e storioni. Le soluzioni per controllare i bracconieri toccano i problemi socio-economici delle popolazioni che vivono nei villaggi sul Caspio, le quali, basando la propria sussistenza sulla sola pesca, vedono il proprio reddito erodersi di anno in anno. Le cooperative di pesca in cui sono organizzati i villaggi forniscono all’industria il pesce fresco per la lavorazione: qui deve avvenire il primo controllo sul territorio.

Lo storione come risorsa di sviluppo locale
Lo storione, sopravvissuto per 200 milioni di anni, deve oggi combattere la sua più difficile battaglia per la sopravvivenza. Gli storioni hanno una buona adattabilità e possono sopravvivere in condizioni ambientali molto difficili, come dimostra la storia. Infatti, le femmine ritardano la riproduzione dei propri embrioni se le condizioni quali/quantitative delle acque delle zone di frega non sono in linea con i parametri richiesti. Quindi i volumi d’acqua e i passaggi fisici nei fiumi ove avviene la frega devono essere adatti alla taglia degli storioni, talvolta di alcune centinaia di chili. La sola condizione che lo storione non riesce a sopportare è il bracconaggio, che agisce soprattutto durante il periodo considerevole della riproduzione. È chiaro che le misure di eccezionale ampiezza, nazionali e internazionali, prese e in parte già applicate sul campo, anche se hanno bisogno di tempo per dare i risultati sperati, stanno progressivamente riducendo le possibilità illegali di pesca e di commercio e chi non segue le regole ha vita sempre più dura. La soluzione più attraente è quella di restaurare le quantità degli antichi stock e controllare la pesca su quantitativi sostenibili; sarà un vantaggio per tutti produttori e consumatori e manterrà la risorsa storioni per le future generazioni garantendo occupazione e reddito sul Caspio.

Il bracconaggio, un problema sociale
Il bracconaggio non conosce confini, gode di un alto livello tecnologico e sfrutta la corruzione degli apparati di controllo ma ha origine come problema sociale e non è pensabile estinguerlo con la forza: per fermarlo si rendono necessarie soluzioni socio-economiche. Bisogna infatti distinguere tra i “pescatori del week-end”, che pescano per piacere personale e i “pescatori da generazioni”, che vivono di pesca e non vogliono (spesso perché non hanno alternative) cambiare mestiere, anche se infrangono la legge; ci sono i “nuovi pescatori”, divenuti bracconieri perché disoccupati e senza altra possibilità di sopravvivenza. Tra i pescatori da generazioni e i nuovi pescatori, poi, ci sono quelli che pescano per sopravvivere e quelli che pescano per profitto; questi ultimi, in genere, sono molto ben organizzati, con equipaggiamenti moderni e costosi. Una delle soluzioni, che certamente darà i suoi frutti nel tempo, parte dall’educazione nelle scuole primarie, che devono divulgare principi di ecologia per educare le nuove generazioni al rispetto dell’ambiente. Nel breve tempo bisogna assicurare alle popolazioni rivierasche un livello di vita decente, permettendo loro di sfruttare in modo sostenibile la risorsa storioni. Creare impiego per le fasce più basse delle popolazioni rivierasche rappresenta un passo importante per garantire un futuro alla risorsa storioni. Chi abita e lavora nelle aree caspiche dovrebbe essere responsabile del controllo e dello sviluppo delle risorse locali attraverso azioni di co-management (sviluppo autonomo sostenibile del territorio); solo così si incomincerà veramente a proteggere la risorsa storione.

Un’opportunità di sviluppo internazionale
Ci sono delle ottime prospettive di mercato nel corto e medio periodo per tutte le produzioni di caviale e storioni che saranno accreditate dal trattato CITIES e commercializzate legalmente a livello internazionale. Già esistono le tecnologie per l’allevamento di storioni e dei propri ibridi in modo intensivo, semintensivo ed estensivo; il problema è quello di rendere economico un allevamento che richiede tempi relativamente lunghi per dare i suoi migliori frutti: il caviale. La possibilità di creare unità industriali per l’allevamento di storioni nel Mar Caspio è solo una questione organizzativa e finanziaria, perché le condizioni favorevoli esistono già, ovvero:

  • ampie disponibilità di terreno a condizioni vantaggiosissime;
  • ampie disponibilità di acque di ottima qualità;
  • legislazione favorevole e collaborazione con il governo locale;
  • scarsità di popolazione nelle aree rivierasche e nelle zone disponibili per gli allevamenti (si evitano conflitti d’interesse);
  • disponibilità di tecnici esperti del settore (ingegneri, biologi, specialisti in acquacol­tura) a buoni prezzi;
  • molti giovani laureati disponibili al lavoro;
  • disponibilità di manodopera qualificata;
  • disponibilità dei materiali e delle macchine da costruzione;
  • disponibilità di alimenti per gli storioni con prodotti locali;
  • disponibilità di tecnologie locali per la produzione di avannotti;
  • disponibilità di energia geotermica e gas in grande quantità, a bassissimo costo (con possibilità di produzione per tutto l’anno);
  • buone possibilità di mercato per le forti richieste e la scarsa disponibilità produttiva attuale.

Chi guadagna in questa situazione
L’approccio dimostrato dagli Stati a questa prestigiosa fonte di reddito è stato fino ad ora poco responsabile.
Una gestione efficace e razionale trasformerebbe la risorsa storioni sostenibile per i paesi caspici, mentre il potenziale di petrolio e gas della regione è destinato inevitabilmente ad esaurirsi in 30-40 anni. Questa situazione è stata spesso sfruttata da organizzazioni criminali, con ricavi decisamente importanti (6).

La soluzione: l’allevamento dello storione
Il decremento degli stock di storioni nel Mar Caspio è drammatico; bisogna assolutamente intraprendere importanti azioni a livello locale e soprattutto internazionale. La solu­zione attuale è quella dell’allevamento, che viene già effettuato per numerose specie di storioni anche nei paesi rivieraschi, ove l’industria è in via di espansione da alcuni anni. Oggi, l’allevamento commerciale di storioni, anche come forma di business internazionale, rappresenta uno dei modi realistici di preservare il pool genico dello storione. L’industria si sta rapidamente sviluppando in tutto il mondo, specialmente in Cina, Stati Uniti, Svizzera, Francia, Germania, Italia, Giappone, Uruguay ed Emirati Arabi. I produttori sono ottimisti e prevedono che il volume di caviale prodotto dagli allevamenti aumenterà considerevolmente. Il prezzo accessibile, l’assenza di restrizioni sulle vendite da parte del CITES e la stabilità della catena di approvvigionamento rende lo storione commerciale una produzione redditizia e sostenibile.
Gianluigi Negroni

L’autore ha eseguito numerosi lavori sul Mar Caspio per la conservazione delle specie anadrome e l’acquacoltura degli storioni.

Bibliografia

  • Black gold (2000), in “Life Magazine”, p. 28-32.
  • Negroni G. (2012), CASPECO Inventory of Sturgeon Spawning Grounds in the five Caspian States.
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  • De Meulenaer T., Raymakers C. (1996), Sturgeon of the Caspian Sea and the International Trade in Caviar, Traffic International.

Note

  1. Pregiato prodotto alimentare composto da uova di storione salate, ma viene usato impropriamente anche per le uova di altre specie di pesci (www.treccani.it).
  2. Sono specie anadrome quelle che, nate nei fiumi, vivono la maggior parte della loro vita in mare, per poi tornare in acqua dolce al momento della riproduzione; ne sono esempi il salmone, lo storione, le lamprede (omodeo.anisn.it).
  3. it.wikipedia.org/wiki/Volga
  4. Ibidem.
  5. Volkov K. (2006), Caviar without rules, Itogi.
  6. Shadrina E., The great Caspian caviar game, 2006.
  7. Secondo il direttore dell’Istituto internazionale di ricerca sugli storioni dell’Iran, Mohamed Purkazemi.
  8. “The scale of possible underfishing in the above period amounts to 132,000 tons, equivalent to the predicted catch of 150,000 tons minus the actual catch of 18,000 tons. Moreover, of 132,000 tons of sturgeon caught, it will be possible to process up to 13,000 tons of sturgeon caviar with an average value of US $750 per kilogram according to 19962005 market prices, totalling US$9.7 billion, and up to 103,000 tons of food product (calculated as frozen product) with an average sales value of US$6 per kilogram, totalling US$618 million” (da un’intervista con Valery Paltsev).
  9. Dall’intervista con Valery Paltsev.
  10. Convention on International Trade in Endangered Species.
  11. www.superscuba.it/15651/vietata-la-pesca-alla-storione-nel-mar-caspio

 

Altre notizie

Il nuovo accordo sul Mar Caspio

Nell’agosto del 2018, gli Stati rivieraschi del Mar Caspio (Azerbaigian, Iran, Kazakistan, Russia e Turkmenistan) hanno raggiunto, dopo discussioni durate più di vent’anni, un accordo che cambia radicalmente il quadro regionale. Riuniti nella città kazaka di Aktau, i leader dei cinque Paesi hanno firmato un negoziato che consente loro, finalmente, di cooperare, nello sfruttamento delle risorse e nella tutela di questo mare ricco e particolarissimo. Il Mar Caspio viene infatti definito “mare con uno status giuridico speciale” (in passato era considerato un lago). Secondo l’accordo siglato, il diritto allo sfruttamento delle risorse viene diviso tra le nazioni in proporzione alla quota di costa. In passato l’Iran si era sempre opposto a questo tipo di suddivisione; tutto derivava dalla vecchia spartizione delle risorse con la Russia. In seguito sono intervenuti nuovi Stati (Kazakistan, Azerbaigian e Turkmenistan), a cui furono assegnati dei diritti di sfruttamento, a seconda delle lunghezze delle coste. Ultimamente sono poi sopraggiunti altri problemi, legati alla costruzione del Trans-Caspian Pipeline. Il progetto prevede la costruzione di un gasdotto da Türkmenbaşy, in Turkmenistan, a Baku, in Azerbaigian, il quale, passando per la Turchia, dovrebbe arrivare anche in Italia. In questo modo il Turkmenistan potrebbe esportare gas naturale sui mercati europei. Di fronte a questi interessi, i problemi della pesca e del bracconaggio sono caduti in secondo piano, ma si potranno meglio definire in quanto le acque territoriali avranno una chiara giurisdizione.
(Fonte: www.occhidellaguerra.it/russia-mar-caspio)

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