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Il Pesce nr. 1, 2019

Rubrica: Mercati
Articolo di Lagorio R.
(Articolo di pagina 72)

FLAG Marche Sud

Obiettivi dell’associazione, favorire lo sviluppo del comparto pesca, valorizzare il patrimonio ambientale e culturale e promuovere il benessere sociale nelle zone di pesca ed acquacoltura dei comuni coinvolti, oltre a rafforzare il ruolo delle comunità di pescatori nella governance delle risorse e delle attività marittime a livello regionale

Una delle funzioni dei mercati ittici alla produzione è quello di sostenere a terra lo sforzo del lavoro del pescatore. Malgrado la flottiglia di San Benedetto del Tronto si stia assottigliando, il mercato ittico riveste ancora un ruolo importante sia per tonnellaggio di stazza sia per quantità e varietà di pesce venduto all’asta. Anche se ormai da anni la pesca non è più il settore trainante e a spingere l’economia ci sono il commercio, la ristorazione e gli alberghi, con le attività in mare staccatissime la storia della cittadina marchigiana deve molto alla marineria. Bisogna risalire agli anni Sessanta, quando forniva i migliori equipaggi della pesca atlantica che stazionavano di fronte alle coste di Marocco, Senegal e Mauritania per settimane. In due decenni il volume della città quadruplicò e a quel periodo risale la costruzione dei numerosi alberghi e residenze, segno di un’economia quanto mai effervescente. Ancora oggi non è raro alle 3:00 del mattino vedere seduti ristoratori e proprietari di pescherie fuori dal mercato, trepidanti d’attesa per le cassette di pesce che stanno per essere esposte e che dovranno contendersi. «Alle 3.30 si tiene il sorteggio delle barche che venderanno per prime e alle 3.45 comincia l’asta al ribasso per le sessanta imbarcazioni che possiedono il diritto di vendita» racconta Augusto Torquati, il responsabile operativo del mercato. «A quel punto gli acquirenti si siedono sui gradoni muniti di scranni dotati di pulsanti, che vengono usati per scegliere quando e cosa acquistare; ad ognuno corrisponde un numero che permette di capire chi si è aggiudicato la merce. Al centro della struttura ci sono un nastro trasportatore sul quale scorre il pescato e un tabellone che mostra ai presenti le caratteristiche del prodotto esposto».
Il Mercato ittico di San Benedetto del Tronto rende giustizia alla reputazione della città, che fino a pochi anni fa vantava il secondo posto in Italia con il suo porto peschereccio. La tradizione sambenedettese è ben radicata. Risale infatti al 1886 il primo Mercato all’ingrosso, la cui struttura fu ricostruita nel 1936 e di nuovo nel secondo dopoguerra. Chiarisce Torquati che «appartiene al demanio marittimo, che l’ha ceduta in concessione al Comune che con mezzi propri provvede alla gestione degli spazi».
Tuttavia, una serie di circostanze ha creato nel corso degli ultimi anni contrattempi che si ripercuotono negativamente sul settore. Ne dà atto anche il Decreto Ministeriale del 28 dicembre 2016, che fornisce utili informazioni sul Programma nazionale triennale della pesca e dell’acquacoltura per il triennio 2017-2019, oltre ad essere l’unico strumento programmatico del settore delle produzioni acquatiche nell’ambito della politica agroalimentare italiana. Si possono riassumere in tre punti:

  • la complessità dell’apparato legislativo;
  • la debolezza degli strumenti di sostegno finanziario e assicurativo in favore degli operatori del settore;
  • le difficoltà di accesso al credito per le imprese per la creazione di nuovi insediamenti e per l’ammodernamento degli impianti.

Questioni annose che si intersecano con la particolare situazione delle acque dell’Adriatico, dove alcune specie sono divenute ormai rarissime. Lo riporta apertamente il citato Decreto: “Il nasello si trova in uno stato di sovrasfruttamento in tutte le aree di pesca italiane. La triglia si trova a un livello di sfruttamento prossimo a quello sostenibile nel mare Adriatico meridionale e ampiamente sovrasfruttata nel mare Adriatico settentrionale”. Risulta inoltre una “pesca eccessiva nel mare Adriatico sia per l’acciuga che per la sardina”. Pertanto, continua il Decreto, è necessaria una “corretta pianificazione di attività di gestione degli interventi e di valutazione quantitativa e qualitativa dei risultati, la ricostituzione e tutela degli stock ittici, la regolamentazione delle attività di pesca in rapporto al potenziale di rinnovabilità biologica delle risorse ittiche”. A poco, pare, siano valsi i periodi di temporaneo blocco della pesca, che di solito in questa fascia di mare coincide proprio con i mesi di maggiore richiesta per la presenza di turisti: da fine luglio a metà settembre.
Nel frattempo, a settembre 2016, si era costituita un’Associazione Temporanea di Scopo, costituita da enti pubblici, organizzazioni del settore pesca e associazioni senza scopo di lucro, per partecipare al bando regionale per la definizione della strategia di sviluppo dell’area costiera per il periodo 2016-2023, avente come capofila il Comune di San Benedetto del Tronto. Al progetto, denominato FLAG (acronimo di Fisheries Local Action Group) Marche Sud e guidato da Sergio Trevisani, direttore del Servizio Europa del Comune marchigiano, è stato riconosciuto un contributo di 1,3 milioni di euro “per condurre il processo di cambiamento nella comunità locale restituendo attraenza al settore ittico e tutelare le risorse ittiche e ambientali alla base dell’economia del territorio”.
Gli interventi del FLAG Marche Sud sono ancora in fase di realizzazione, anche se il primo intervento è in dirittura d’arrivo. Si tratta della riqualificazione dell’intersezione tra spazio urbano e marino dove verrà presto collocata la prua dell’imbarcazione Geneviève, simbolo dell’avventura collettiva partita già nel Settecento. A maggior gloria del settore della pesca sambenedettese.
Riccardo Lagorio

 

Didascalia: pescato fresco sulla banchina del porto (photo © bluvalentina – stock.adobe.com).

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