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Il Pesce nr. 1, 2019

Rubrica: Legislazione
Articolo di Orban E.
(Articolo di pagina 18)

Etichettatura nutrizionale a semaforo: il dibattito continua

Alcuni esempi applicati al settore ittico

L’evoluzione della legislazione sulla sicurezza e l’etichettatura dei prodotti alimentari ha introdotto sempre maggiori informazioni sulla loro origine, tracciabilità, sostenibilità e composizione nutrizionale. Al fine di supportare le politiche comunitarie in materia di sanità pubblica (Strategia globale su alimentazione, attività fisica e salute dell’OMS), per contrastare il sovrappeso, l’obesità e le malattie correlate, e facilitare il consumatore ad effettuare scelte compatibili con le proprie esigenze dietetiche, l’emanazione del Reg. (UE) n. 1169/2011, relativo alla for­nitura di informazioni sugli alimen­ti ai consumatori, ha introdotto (articoli 30-35) l’obbligo per tutti i produttori di fornire informazioni sul valore nutrizionale dell’alimento. La tabella nutrizionale obbligatoria deve riportare le quantità di sette elementi, elencati in un ordine definito: energia (espressa in kJ e kcal), grassi totali, acidi grassi saturi, carboidrati (di cui zuccheri), proteine, sale, con possibilità di inserire volontariamente informazioni riguardanti altri nutrienti ben definiti dal regolamento. In aggiunta alle forme di espressione indicate, l’articolo 35 del suddetto Regolamento concede che “gli Stati Membri possono raccomandare agli operatori del settore alimentare l’uso di forme di espressione o presentazione supplementari della dichiarazione nutrizionale usando forme o simboli grafici, oltre a parole e numeri”, quindi forme di etichettatura semplificata, da inserire sulla parte frontale del prodotto (front of pack), di immediata e facile comprensione, al fine di facilitare la consapevolezza, dal punto di vista nutrizionale, su ciò che il consumatore sta acquistando. Queste ulteriori forme di espressione possono essere usate, purché siano rispettati i seguenti requisiti:

  1. si basano su ricerche accurate e scientificamente fondate; e non inducono in errore il consumatore;
  2. il loro sviluppo deriva dalla consultazione di un’ampia gamma di gruppi di soggetti interessati;
  3. sono volti a facilitare la comprensione, da parte del consumatore, del contributo o dell’importanza dell’alimento ai fini dell’apporto energetico e nutritivo di una dieta;
  4. sono sostenuti da elementi scientificamente fondati che dimostrano che il consumatore medio comprende tali forme di espressione o presentazione;
  5. nel caso di altre forme di espressione, esse si basano sulle assunzioni di riferimento armonizzate di cui all’allegato XIII oppure, in mancanza di tali valori, su pareri scientifici generalmente accettati riguardanti l’assunzione di elementi energetici o nutritivi;
  6. sono obiettivi e non discriminatori;
  7. la loro applicazione non crea ostacoli alla libera circolazione delle merci.

Gli Stati Membri devono poi fornire alla Commissione europea informazioni dettagliate in merito alle forme di espressione e presentazione supplementari da loro proposte, al loro uso e all’effetto sul mercato del proprio territorio. La Commissione deve presentare, alla luce dell’esperienza acquisita, una relazione al Parlamento europeo e al Consiglio sull’uso di forme di espressione e presentazione supplementari in uso nei differenti Paesi, il loro effetto sul mercato interno, sulla percezione dei consumatori e sull’opportunità di armonizzarle ulteriormente, e deve arrivare a una proposta comune per tutta l’Unione Europea.

Etichette a semaforo: Traffic-Light, Nutri-Score e altre
Nel corso degli ultimi anni sono apparsi in Europa vari esempi di presentazioni supplementari, applicati su base nazionale, ulteriori rispetto alla dichiarazione nutrizionale obbligatoria armonizzata in tutta la UE. La Gran Bretagna ha proposto, nel 2013, col sostegno delle associazioni dei consumatori e con il supporto del ministero della Salute, una forma volontaria di etichettatura degli alimenti preconfezionati, con relativa guida (1), che prevede l’utilizzo di 3 colori: rosso, giallo, verde (i colori del semaforo o Traffic-Light), a segnalare la presenza adeguata o in eccesso (in 100 grammi di prodotto) di nutrienti critici per la salute come: i grassi, gli acidi grassi saturi, zuccheri e sale, in relazione ai consumi giornalieri massimi raccomandati, riferiti a una persona adulta. Il sistema a semaforo classifica quindi come più o meno salutare un alimento prendendo in considerazione solo le componenti ritenute negative, se consumate in eccesso, e attribuendo a ciascuna componente un colore (verde, giallo o rosso) a seconda che il contenuto sia basso (verde), medio (giallo) o elevato (rosso), in base ai valori di riferimento forniti nel 2007 dalla Food Standard Agency, e quindi l’alimento sia salutare o a rischio, medio o elevato, per qualche nutriente. In Francia, nel maggio 2017, a seguito di un intenso lavoro tra le associazioni di consumatori, aziende del settore alimentare ed altre istituzioni, i ministeri degli Affari Sociali e della Salute, dell’Economia e delle Finanze, e dell’Agricoltura, dell’Agroalimentare e delle Foreste, hanno notificato ufficialmente alla Commissione europea il testo del decreto che introduce il sistema di etichettatura nutrizionale volontario Nutri-Score con il relativo disciplinare (2). A differenza del Traffic-Light inglese, Nutri-Score è un logo che esprime la qualità nutrizionale globale dell’alimento attraverso l’uso di 5 colori e 5 lettere dalla A alla E, dal verde scuro (che corrisponde alla valutazione migliore A), al rosso (che indica la peggiore E). Nutri-Score prende in considerazione la presenza, in 100 grammi di prodotto, di ingredienti e nutrienti da limitare nel consumo (densità energetica, zuccheri semplici, sale, grassi saturi), ma anche quelli positivi per la salute (tenore in proteine, in fibre, contenuto di frutta, vegetali, legumi o frutta in guscio, per le vitamine che contengono). Ogni componente, buono o cattivo, riceve un punteggio; il rapporto tra questi elementi positivi e negativi posiziona il prodotto nella scala cromatica. Lo schema è molto semplice: il rosso indica un alimento da assumere con moderazione, il verde un cibo sano, mentre il giallo invita a consumare il prodotto senza esagerare, per mantenere una dieta equilibrata. In pratica, come si evince dal “Règlement d’usage du logo Nutri-Score, version 16 du 1er juin 2018, approuvée par Santé publique France”, per calcolare il punteggio nutrizionale si sottraggono i fattori negativi da quelli positivi, con qualche adattamento che riguarda i formaggi, le materie grasse vegetali o animali e le bevande. Non rientrano invece nel metodo di classificazione Nutri-Score tutti i prodotti alimentari non trasformati composti da un solo ingrediente o da una sola categoria di ingredienti, ad esempio: frutta e verdura fresche, le acque oligominerali e tutti i prodotti alimentari per l’infanzia, destinati ai bambini tra 0 e 3 anni. I paesi scandinavi, Svezia, Norvegia e Danimarca, hanno scelto di indicare i prodotti nutrizionalmente migliori per ogni categoria di alimenti usando la keyhole, una serratura colorata che indica il miglior prodotto nelle diverse categorie, facendo riferimento al contenuto di fibre, sale, zuccheri, grassi e grassi saturi. La keyhole ha solo il verde, a indicare prodotti salutari, riconosciuti sulla base di precisi requisiti.

La posizione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO)
Le etichette a semaforo, in particolare il Nutri-Score francese, sono state accolte con entusiasmo dall’OMS e dalle associazioni dei consumatori. Come già detto in precedenza, infatti, con l’obiettivo di ridurre di un terzo entro il 2030 il numero dei morti per malattie non trasmissibili (obesità, malattie cardiovascolari, diabete, cancro), sono proprio le sollecitazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità — che ha elaborato nel 2014 lo European Food and Nutrition Action Plan 2015-2020 (3) — che spingono i governi degli Stati Membri a mettere a punto strategie di contenimento del sovrappeso e dell’obesità, elevata anche nelle giovani generazioni, lavorando insieme per promuovere diete e stili nutrizionali più sani, a partire dalle scuole, riducendo l’assunzione di cibi ad alta densità energetica, acidi grassi saturi, zucchero e sale. Nello stesso documento si ipotizzano incentivi e disincentivi (tasse sui prodotti ricchi di zuccheri) per incoraggiare stili di vita salutari e diminuire il commercio, la disponibilità e il consumo di prodotti non sani. Gli operatori del settore alimentare sono invitati ad una riformulazione di alcuni prodotti per migliorarne la qualità nutrizionale e si incentiva l’uso di “easy-to-understand or interpretative, consumer friendly labelling on the front of packages”, cioè etichette di facile e immediata comprensione da apporre sulla parte anteriore delle confezioni, oltre ai valori dell’etichet­tatura nutrizionale obbligatoria. Queste raccomandazio­ni vengono  ribadite nei documenti: “Time to deliver”, Report of the WHO Independent High-Level Commission on Non communicable Diseases (4), presentato a giugno 2018, e “Pre-zero draft outcome document”, inviato dall’OMS all’ONU, in occasione dell’High Level Meeting del 27 settembre 2018 a New York, terzo incontro, anche con i capi di stato e di governo, dedicato alla prevenzione e alla revisione globale dei progressi compiuti, a livello mondiale e nazionale, nella messa in atto di misure di contrasto delle malattie non trasmissibili (NCD) correlate agli scorretti stili di vita e alla cattiva alimentazione. Dal documento finale del meeting “Political declaration of the third high-level meeting of the General Assembly on the prevention and control of non-communicable diseases” (5), negoziato per mesi con Italia e Uruguay come co-facilitatori, gli strumenti dissuasivi su prodotti alimentari e bevande (come l’introduzione delle etichette a semaforo o la tassazione per prodotti contenenti elevate quantità di sale, zucchero e grassi) non risultano più menzionati, ma rimane il richiamo ad uno stile di vita adeguato e ad un equilibrio nutrizionale corretto. La riflessione su queste tematiche non è però assolutamente conclusa in quanto le posizioni sono contrastanti in ambito internazionale e a livello nazionale. OMS e molte associazioni-organizzazioni di consumatori, la NCD Alliance, che riunisce 2.000 organizzazioni della società civile in oltre 170 paesi, impegnate a migliorare la prevenzione e il controllo delle malattie non trasmissibili (principalmente cancro, malattie cardiovascolari, malattie respiratorie croniche e diabete), auspicavano infatti misure più drastiche ed efficaci.

Le posizioni dei Paesi UE
Le etichette a semaforo vengono usa­te da anni in Inghilterra e in Irlanda e i grandi gruppi della distribuzione europea stanno andando nella dire­zio­ne della Gran Bretagna, dove tutti i prodotti hanno l’etichetta a semaforo. La Francia ha inserito per decreto, negli ultimi mesi del 2017, il Nutri-Score, seguita nel 2018 dal Belgio che, come comunicato dal ministro degli Affari sociali e della Salute pubblica, dopo un’ampia consul­tazione con le organizzazioni dei consumatori, di esperti del settore alimentare, industria e distributori, vuole introdurre un’etichetta nutrizionale a semaforo semplificata come quella francese (Nutri-Score), che potrà essere applicata volontariamente dalle aziende. Adesioni per l’utilizzo del Nutri-Score, da applicare non in Italia, sono state manifestate da grandi aziende e catene della grande distribuzione, come Danone, Bonduelle, Fleury Michon, Auchan, Intermarché e molte altre. Anche in Germania l’organizzazione dei consumatori Foodwatch è scesa in campo per sostenere la battaglia a favore dell’introduzione in Germania del semaforo alimentare e la Spagna ha intenzione di adottare il Nutri-Score entro pochi mesi. La posizione espressa dall’Italia e dai Paesi del Sud Europa contrasta con l’orientamento di molti Paesi propensi ad adottare etichette a semaforo e tasse sui prodotti ricchi di zuccheri. Il timore per gli opera­tori del settore alimentare in Italia è che tali etichette possano pregiudicare le esportazioni di molti prodotti, con perdita di quote di mercato non solo per le eccellenze agroalimentari italiane (insaccati, formaggi, ecc…). L’adozione dell’etichetta a semaforo è stata criticata in Italia, a livello istituzionale e imprenditoriale, come un ostacolo alla libera circolazione delle merci, ma anche come un sistema di informazione considerato incompleto che si sta diffondendo con modalità peraltro differenziate in diversi Paesi europei. Nello stesso tempo anche l’Italia, nell’ambito dei lavori del tavolo agroalimentare, sta elaborando, su basi scientifiche, un progetto di etichettatura a simboli grafici, da apporre sulla parte frontale della confezione, al fine di proporre un’idea alternativa all’etichettatura a semaforo (Traffìc-Light) e al Nutri-Score.
Molte però sono anche le voci favorevoli ad un sistema di etichettatura che sia ulteriormente di aiuto alle scelte del consumatore, che comprenderebbe con un colpo d’occhio il valore nutrizionale degli alimenti. L’Istituto Superiore della Sanità, alcuni nutrizionisti, società scientifiche e associazioni di consumatori ritengono che il Nutri-Score e la Sugar Tax siano strumenti necessari da affiancare a politiche locali di promozione di stili alimentari e di vita corretti, oltre che inseriti in programmi da portare avanti con le industrie del settore.

Alcune considerazioni
Da quanto sopra esposto si può evidenziare come i due sistemi di etichettatura a semaforo, basati su un approccio un po’ semplicistico, sono indubbiamente un rapido aiuto per allertare il consumatore a stabilire una differente frequenza di assunzione di molti prodotti. L’etichettatura a semaforo in­glese, per gli alimenti preconfezionati, valuta gli alimenti come consiglia­bili o meno per una sana alimentazione prendendo solo in considerazione la quantità di sale, zucchero, grassi e acidi grassi saturi in 100 grammi di prodotto. Con questo sistema il consumatore è allertato, ad esempio, per la presenza elevata di uno di questi componenti che risulterà evidenziato in rosso, ma non si considerano gli altri nutrienti per cui quell’alimento magari è una fonte importante, ad esempio: acidi grassi Omega-3 per le specie ittiche. Altra considerazione da fare è che la maggior parte degli alimenti non vengono assunti in porzioni da 100 grammi; ha più senso fare il ragionamento per porzione. Il sistema francese si applica ai prodotti trasformati, usando 5 sfumature di colore (verde scuro, verde chiaro, giallo, arancione e rosso) che corrispondono a 5 gradi di bontà o nocività che può assumere un prodotto. Dell’alimento prende in considerazione sia gli elementi negativi (energia espressa in kJ, grassi saturi, sale, zuccheri semplici), sia quelli positivi, che identifica solo in: frutta, verdura, leguminose, frutta a guscio, fibra e proteine, riportati sempre in 100 grammi di prodotto. Anche in questo caso riportare i valori per porzione, che deve essere ben definita, cambia molto spesso il risultato. C’è da rilevare comunque la mancanza di una definizione delle dimensioni delle porzioni legalmente definite dalla UE per gli alimenti e bevande. Con questi sistemi di etichettatura supplementare, il con­sumatore sarebbe indotto ad acquistare in prevalenza gli alimenti caratterizzati dal colore verde; l’attenzione verrebbe infatti attratta dal colore, che avrebbe un maggiore impatto sul comportamento di acquisto piuttosto che la lettura e le informazioni in etichetta. Viene assolutamente ignorata l’eventuale presenza di additivi. Con i semafori anche i produttori sono incentivati ad una riformulazione delle ricette, cercando comunque di mantenere le caratteristiche del prodotto. In alcuni casi, però, ridurre sale o zuccheri vuol dire creare problematiche a livello tecnologico alimentare che si ripercuotono sulle caratteristiche sensoriali (consistenza, sapore) o sulla conservabilità del prodotto innescando, a volte, problematiche di carattere microbiologico soprattutto adottando tecnologie alimentari mild (es: affumicatura del salmone o altri prodotti ittici a bassa temperatura). La riformulazione di un alimento richiede in alcuni casi un maggiore impiego di additivi come sostituti di sale, grasso e zucchero.

Alcuni esempi di etichettatura nutrizionale a semaforo applicata al settore ittico
Per quanto riguarda il settore ittico, l’etichettatura a semaforo potrebbe interessare le conserve in olio o al naturale (tonno, sgombro, salmone, alici, sardine), le semi-conserve (salmone, trota ed altri pesci affumicati, confezionati sottovuoto e refrigerati), piatti pronti o insalate di tonno o sgombro con cereali o legumi ideali per la pausa pranzo, sughi per primi piatti, patè, le acciughe salate, i prodotti marinati, surgelati, ecc… Facendo una simulazione, applicando questi due sistemi di etichettatura front of pack ad alcuni prodotti in commercio, si può vedere, nel primo esempio che riguarda filetto di sgombro in olio extravergine d’oliva biologico, la differenza tra considerare la composizione nutrizionale del prodotto tal quale, o quella del prodotto sgocciolato, o per porzione. Con l’etichettatura a semaforo inglese, il prodotto tal quale andrebbe classificato rosso per il contenuto in grassi ed acidi grassi saturi, mentre diventerebbe un alimento da consumare con moderazione (giallo) facendo la valutazione sul prodotto sgocciolato e per porzione.
Allo stesso modo, con una valutazione mediante il Nutri-Score francese, il prodotto sarebbe classificato D (giallo scuro), cioè qualità nutrizionale scarsa, se consumato tal quale a causa dell’elevato tenore in energia ed acidi grassi saturi, mentre, sgocciolato o per porzione, la qualità nutrizionale migliora e sarebbe classificato con la C. Buona sarebbe invece la valutazione nutrizionale di un prodotto in commercio come l’insalata di tonno mais e fagioli rossi, presa ad esempio tra la vasta gamma di insalate, prevalentemente a base di tonno o sgombro in abbinamento a cereali o legumi, pronte da gustare, proposte in molte varianti dall’industria conserviera. Tali prodotti sono sempre più diffusi e consumati nelle pause pranzo e nelle diverse occasioni fuori casa per la loro praticità e velocità di consumo. Si può evidenziare come mediante la valutazione con il Nutri-Score il prodotto risulterebbe di buona qualità nutrizionale (A) anche per la presenza dei legumi, la cui quantità presente nel prodotto, come riportato nell’elenco degli ingredienti in etichetta, viene inserita come fattore positivo, insieme a fibra e proteine, nella formula di calcolo per ottenere il punteggio nutrizionale. La quantità di sale peggiora leggermente il punteggio nutrizionale (B) quando la valu­tazione viene effettuata sull’intera porzione. Anche con la valutazione tramite il Traffìc-Light si conferma questo risultato.

Conclusioni
In Europa e nel mondo si allarga il fronte dei Paesi che scelgono di adot­tare le etichette a semaforo per informare meglio i consumatori sui profili nutrizionali dei prodotti. Si tratta di uno dei provvedimenti, unitamente alla sugar tax e ad altri interventi correlati, proposti anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, nel tentativo di arginare il sovrappeso e l’obesità, ormai con­siderati dalle autorità sanitarie i principali problemi di salute pubblica. A breve la Comunità europea si pronuncerà sul tema etichette sem­plificate più o meno a semaforo per tutto il mercato libero europeo; allora, se verrà presa una decisione vincolante a livello istituzionale eu­ro­peo, ogni Paese dovrà allinearsi alla direttiva e tutte le iniziative nazionali più o meno condivise dovranno es­se­re conformi. C’è bisogno, infatti, di uno schema valido e armonizzato di valutazione e quali­ficazione dei va­lo­ri nutrizionali de­gli alimenti, ca­pace di dare informa­zioni comple­te che possa essere adottato in tutti gli Stati UE. I due sistemi di etichet­tatu­ra nutrizionale a semaforo, pur essendo utili, si basano però su un approccio semplicistico che non aiuta a comprendere il contributo, in termini di nutrienti, che ogni alimento apporta alla dieta, promuovendo un cibo sulla base della presenza di un singolo o solo di alcuni ingredienti. L’attenzione dei consumatori ver­reb­be attratta dal colore, che ha un maggiore impatto sul comportamento di acquisto, piuttosto che dalla let­tura e dalle informazioni in etichetta, inducendo i consumatori ad acquistare prevalentemente alimenti con il colore verde. Per combattere efficacemente sovrappeso e obesità, più che demonizzare questo o quel prodotto alimentare, occorre puntare al miglioramento complessivo della dieta e dello stile di vita, unitamente ad una corretta educazione alimentare.
Elena Orban
Specialista in Scienze dell’Alimentazione a indirizzo tecnologico,
già responsabile dell’Area sulla Qualità Alimentare delle Specie Ittiche dell’Istituto Nazionale di Ricerca per gli alimenti e la Nutrizione
(INRAN) poi divenuto CREA AN

Bibliografia

  1. Department of Health &Social Care, Guide to creating a front of pack (FoP) nutrition label for pre-packed products sold through retail outlets, Updated November 2016.
  2. Santé publique France, Règle­ment d’usage du Logo Nutri-Score version 16 du 1er juin 2018 approuvée par Santé publique France.
  3. WHO regional committee for Europe 64th Session European Food and Nutrition Action Plan 2015-2020, Copenhagen, 15-18 September 2014.
  4. Time to deliver: report of the WHO Independent High-Level Commission on non communic­able diseases, 1 June 2018.
  5. United Nations General Assembly, Political declaration of the third high-level meeting of the General Assembly on the prevention and control of non-communicable diseases.

 

Didascalia: le cosiddette etichette nutrizionali a semaforo consistono nell’apporre sulle confezioni dei prodotti alimentari preconfezionati un’informazione sul contenuto in calorie, grassi, zuccheri e sale utilizzando i colori verde, giallo e rosso. Il colore verde sta ad indicare un basso contenuto di uno o più di questi elementi. Il colore rosso indica invece una elevata percentuale. Questo sistema è stato introdotto per la prima volta, a livello volontario, nel 2013 dalle catene della Grande distribuzione inglese per contribuire alla lotta contro l’obesità e le malattie cardiovascolari.

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