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Il Pesce nr. 6, 2018

Rubrica: Ambiente
Articolo di Dell’Agnello M.
(Articolo di pagina 80)

Una semplice idea: puliamo il mare!

“Arcipelago pulito”: la Toscana è per un mare senza rifiuti

Talvolta succede che anche idee semplici e scontate, all’apparenza facili da realizzare, incontrino difficoltà insormontabili, soprattutto quando più persone o soggetti istituzionali si trovano ad entrare in gioco tra loro e a rimboccarsi le maniche. Quando poi ci si mettono di mezzo burocrazia e leggi, il cui compito è proprio quello di regolamentare le iniziative più selvagge e armonizzarle col lieto vivere quotidiano, accade che anche progetti elementari, nati spontaneamente, passino purtroppo in cavalleria per le barriere e i paletti che si frappongono alla loro realizzazione. Già, perché l’idea, in fondo, è semplice: puliamo il mare dalle plastiche che vi sono finite accidentalmente e vi permarranno per secoli, fino a quando non si trasformeranno in microplastiche diventando pericolose per la salute dell’ambiente, dei pesci e dell’uomo che verrà, entrando nella catena alimentare con conseguenze ancora imprevedibili. E la proposta diventa ancora più ovvia e scontata se pensiamo che molti di questi oggetti, che non sono solo plastiche ma anche ferro, alluminio e quant’altro, rimangono impigliati nelle maglie delle reti da pesca e che i pescatori, per liberarle, devono necessariamente tirarli a bordo con grande fatica e rischiando di rompere i loro costosi strumenti di cattura. E una volta “pescati”, che si fa? Ma si ributtano in mare, ovviamente, e non per pigrizia o vigliaccheria, ma perché, se i rifiuti pescati sono diligentemente portati a terra e sbarcati, chi ha avuto questa nobile iniziativa, invece di essere premiato per il senso etico e civile, viene ritenuto responsabile di inquinare il territorio e obbligato a smaltire personalmente ciò che ha recuperato, con costi e oneri che ne conseguono!
Ma per fortuna le cose non vanno sempre così. È il caso del progetto “Arcipelago pulito”, dove la “semplice idea” di pulire il mare ha avuto la possibilità di “mettere le gambe” grazie al protocollo d’intesa siglato tra la Regione Toscana, il Ministero dell’Ambiente, Unicoop Firenze, Legambiente, la Guardia costiera della Toscana, l’Autorità portuale del mar Tirreno settentrionale, la Labromare, la Revet e la Cft.
Con “Arcipelago pulito” la riflessione sul futuro delle nostre acque si è fatta denuncia e modello risolutivo allo stesso tempo, grazie alla creazione di una vera e propria filiera che va dalla raccolta del rifiuto in mare fino al suo trattamento e recupero in idonei impianti di lavorazione. Un’idea semplice, con una proposta nella quale ciascun componente gioca la sua partita nel ruolo che più gli compete e tutti hanno il medesimo fine, che denota la positiva riuscita del tavolo tecnico a cui la Regione ha fatto sedere i vari soggetti invitandoli a rimboccarsi le maniche.
Quello dei rifiuti presenti in mare è un problema grave e di non facile soluzione: si stima che nel mondo, ogni anno, si producano 280 milioni di tonnellate di plastica, buona parte delle quali, alla fine, finisce in mare. Da questo punto di vista, la salute del Mediterraneo è purtroppo in primo piano, dato che si tratta poco più di un grande lago, con ricambi limitati, in cui sboccano numerosi fiumi che contribuiscono a formare gli oltre 250 miliardi di frammenti di plastica attualmente stimati al suo interno. Nel Tirreno, poi, è stato osservato che la quasi totalità dei rifiuti galleggianti avvistati, più grandi di 25 centimetri, sono di plastica, di cui il 41% è costituito da buste e frammenti di strutture varie.
Allora, se vogliamo pensare al futuro che verrà, all’ambiente marino e a tutte quelle attività che oggi si fanno in mare o che hanno rapporti con esso, pesca, maricoltura, turismo…, il momento è quanto mai opportuno non solo per pulire il mare, ma anche per iniziare un percorso più generale di riflessione sull’uso troppo disinvolto che facciamo delle plastiche.
Per parlare del progetto pilota “Arcipelago pulito”, pensare al suo possibile sviluppo e riflettere sull’uso eccessivo della plastica, si è svolta a Scandicci un’iniziativa, promossa dalla locale Sezione Soci Unicoop Firenze, nella quale sono stati sottolineati i risultati del progetto. «Da maggio a settembre — ha ricordato Claudio Vanni di Unicoop Firenze — i due pescherecci coinvolti nel progetto hanno “pescato” 16 quintali di rifiuti e li hanno immessi nel circuito virtuoso di recupero, operando nel settore settentrionale della Toscana, in un’area di 300 km2, nel cuore dell’Arcipelago toscano e del Santuario dei cetacei».
«Adesso — come ha ricordato l’assessore regionale alla presidenza Vittorio Bugli — il nostro obiettivo è che, da buona pratica regionale, riconosciuto come tale anche a livello europeo, il fishing for litter, la pesca dei rifiuti in mare, venga consentito dalla legge nazionale, colmando il vuoto normativo che oggi lo impedisce. Dall’altro lato proseguirà l’impegno a comunicare i risultati del progetto per sensibilizzare i cittadini: nel mare finiscono le plastiche prodotte dalle nostre città, e promuovere uno stile di vita più sostenibile è fondamentale».
La parlamentare europea Simona Bonafé ha segnalato l’impegno dell’istituzione sulla promozione dell’economia circolare, motore per un migliore rapporto con l’ambiente, e di più corretti modelli di vita, ma al momento manca una legge specifica, anche se, a livello sia nazionale che europeo, si insiste molto per ottenerla. L’esperienza proposta in Toscana rappresenta sicuramente un chiaro esempio per fornire un preciso quadro normativo a cui ispirarsi.
Daniela Mori, presidente del Consiglio di Sorveglianza di Unicoop Firenze, ha ricordato il contributo che la cooperativa ha dato a questo progetto. Infatti, la decisione di non utilizzare più buste di plastica nel reparto ortofrutta ha portato a un costo aggiuntivo degli shopper biodegradabili, in parte devoluto a finanziare il progetto con un piccolo contributo a favore dei pescatori. Un’inezia, ma di grande valore sociale che si aggiunge alle tante iniziative che la Cooperativa dei consumatori porta avanti da tempo per il benessere dei soci e della collettività.
Stefano Ciafano di Legambiente, ricordando l’impegno della sua organizzazione nella salvaguardia e nel controllo del mare, ha rimarcato il problema delle microplastiche e di quanto ancora sia sottovalutato l’impatto che potranno avere sul futuro delle nostre acque, dei loro abitanti e dell’uomo stesso.
Con questa iniziativa, intanto, la plastica si riporta a terra, non “punendo” più chi lo fa, e questo è già un passo importante. Adesso si deve lavorare per estendere il modello e per avere una legge specifica che promuova e sviluppi questo ciclo virtuoso.
Ha chiuso gli interventi Sandro Fallani, sindaco di Scandicci, che ha ricordato come la gente che frequenta lo stesso mare sia accomunata da uno stesso destino e da una specifica responsabilità civile perché appartiene allo stesso mondo. Iniziative come questa possono contribuire a costruire meglio questo destino. Un piccolo passo è stato fatto, adesso l’impegno continua.
Maurizio Dell’Agnello

 

Didascalia: la locandina del progetto.

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