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Il Pesce nr. 6, 2018

Rubrica: Attualità
(Articolo di pagina 22)

Pan: l’istituzione di nuove aree marine protette non penalizzi pescherecci e acquacoltura

Vertice interregionale per SIC e ZPS in Alto Adriatico

«Le sorti della flotta peschereccia dell’Alto Adriatico e le prospettive di sviluppo sostenibile della piccola pesca artigianale potrebbero essere messe a repentaglio se non si individua un modo per coniugare la salvaguardia delle specie marine protette con l’attività quotidiana e artigianale dei piccoli pescherecci e degli allevamenti in mare di molluschi. Le imprese di pesca venete, con una flotta di 660 pescherecci, garantiscono reddito e lavoro a circa 5.000 persone tra imbarcati e indotto: occorre pertanto garantire sostegno a questo comparto strategico nell’ottica dello sviluppo sostenibile». È quanto ha dichiarato lo scorso 16 ottobre l’assessore all’agricoltura e alla pesca della Regione Veneto, Giuseppe Pan, all’indomani del vertice interregionale tra Veneto, Friuli-Venezia Giulia ed Emilia-Romagna, con la presenza del sottosegretario veneto alla pesca, Franco Manzato. Al centro dell’attenzione del comitato di gestione del Distretto di pesca del Nord Adriatico, la prevista istituzione, da parte del Ministero dell’Ambiente, di un SIC (Sito di Importanza Comunitaria) marino e di un’ampia area ZPS (Zone di Protezione Speciale) in Alto Adriatico e le conseguenti ricadute sul settore della pesca e dell’acquacoltura.
«Dai dati scientifici raccolti dal mondo della ricerca emerge come non sia la pesca la minaccia prevalente per le popolazioni di delfini e tartarughe che vivono nell’Adriatico — ha sottolineato l’assessore Pan — bensì altre attività umane o l’inquinamento. Non può essere criminalizzata la pesca e, soprattutto, proibirla in queste aree non è la soluzione del problema. Insieme ai colleghi dell’Emilia-Romagna, Simona Caselli, e del Friuli-Venezia Giulia, Stefano Zannier, ho chiesto un incontro urgente al Ministero per le Politiche Agricole, Alimentari, Forestali e del Turismo per rappresentare la preoccupazione di tutti gli operatori del comparto ittico per le conseguenze di un provvedimento che graverebbe pesantemente sulla sopravvivenza delle marinerie. Le tre regioni che si affacciano sull’Alto Adriatico chiedono più tempo, in modo che i gruppi di azione costiera possano raccogliere dati scientifici aggiornati su attività e impatto ambientale, e suggeriscono di definire in modo più specifico e puntuale le aree marine per la preservazione e conservazione dei delfini, delle tartarughe marine e quelle dell’avifauna lungo le aree costiere, in modo che l’importante e condivisibile obiettivo di tutelare l’ambiente e il patrimonio marino non si traduca in un divieto integrale di pesca».
(Fonte: Regione Veneto - Giunta Regionale)

 

Didascalia: l’Adriatico rappresenta un’area di alimentazione e di svernamento di estrema importanza per la tartaruga comune (Caretta caretta, in foto) e saltuariamente per altre specie mediterranee, come la tartaruga verde (Chelonia mydas).

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