Edizioni Pubblicità Italia

Il Pesce nr. 5, 2018

Rubrica: Statistiche
Articolo di Piron M.
(Articolo di pagina 142)

La raccolta dati sulle materie prime nel settore della trasformazione dei prodotti ittici in Italia

Mably Soc. Coop., Ricerca Economica e Statistica

Il piano di lavoro italiano per la raccolta dei dati nei settori della pesca e dell’acquacoltura (2017-2019) ha avuto inizio lo scorso anno in ottemperanza alla decisione di esecuzione (UE) 2016/1251 della Commissione del 12 luglio 2016 che adotta un programma pluriennale dell’Unione per la raccolta, la gestione e l’uso di dati nei settori della pesca e dell’acquacoltura. La raccolta dati è mirata sia alla descrizione del settore della pesca nei diversi livelli che esso interessa — e quindi pesca, acquacoltura e trasformazione —, ma anche alla caratterizzazione di tutti gli aspetti che lo compongono, quali dati biologici, dati descrittivi dell’attività, economici e sociali. Tra gli obiettivi che la raccolta si prefigge c’è lo studio pilota (ed è una delle sezioni più innovative) sui dati relativi alle materie prime utilizzate dal settore della trasformazione. RETEMARE, il consorzio costituito da Mably soc. Coop., Gestimar e CSR che ha istituzionalizzato una forte collaborazione fra ricerca scientifica e cooperazione in pesca, ha il compito di realizzare lo studio pilota. In tal senso, ha già avviato il monitoraggio delle statistiche e delle informazioni disponibili. In Italia il settore della trasformazione è parte dell’industria, con il codice NACE 10.20, e una parte dei dati che lo descrivono è già raccolta da Istat (www.istat.it) e da altri istituti nazionali coi quali è stata sviluppata un’intensa collaborazione, al fine di ottenere un quadro settoriale il più possibile integrato e coerente ed in grado di descrivere i vari aspetti che lo definiscono e caratterizzano. Questa attività, tuttavia, non è scevra di difficoltà, dato che diversi enti nazionali provvedono alla raccolta dei dati statistici ed anagrafici di base, ma ciascuno segue una propria metodologia, con caratteristiche diverse da quanto previsto dalla raccolta dati a livello europeo, anche perché ciascun ente ha obiettivi propri. È proprio su questo aspetto che si inserisce lo studio pilota, il quale mira ad attuare una raccolta di informazioni che vada ancor più nel dettaglio, arrivando quindi a descrivere il settore attenendosi il più possibile ai numeri relativi alla realtà italiana e categorizzando le risposte secondo la variegata composizione settoriale a livello nazionale, che si rispecchia già nella natura giuridica e nel numero dei dipendenti. Come in molti altri settori, infatti, l’industria della trasformazione vede affiancate poche grandi imprese a duna miriade di piccole imprese. Lo studio pilota, quindi, deve considerare entrambi gli aspetti per comprendere e riportare nei risultati le due categorie e tutto ciò che ricade nel mezzo. Il perseguimento di questo obiettivo richiede inevitabilmente l’avvio di un dialogo costante e fruttuoso con i rappresentanti di categoria a livello nazionale così da poter modellare la raccolta dati in base ai suoi principali descrittori e ad inquadrare gli aspetti e il campionamento in modo efficiente. L’auspicio è che tale coinvolgimento sia di interesse anche per gli stessi rappresentanti del settore poiché i dati che saranno raccolti e le analisi a questi associate andranno a costituire la base delle future decisioni che saranno adottate dall’Unione Europea. A livello pratico, per il momento, è previsto che il passo successivo si estrinsechi nella raccolta dati attraverso interviste alle imprese selezionate in collaborazione con i rappresentanti del settore. Data la varietà di imprese presenti sul territorio nazionale, la prima caratterizzazione va ad individuare se l’impresa intervistata appartenga al settore conserviero o surgelato. Tale descrittore, infatti, varia molto di regione in regione. La descrizione delle materie prime si basa sull’acquisizione di dati su tipologie, origini e quantitativi delle specie lavorate, allo scopo di meglio comprendere i meccanismi che governano i flussi commerciali ed industriali. Il fatto che la materia prima possa essere acquistata in diverse forme, quali pesce fresco pescato, pesce da acquacoltura e pesce semilavorato, lascia comprendere il grado di difficoltà dell’indagine, ma anche la necessità di definire un quadro trasparente ed efficace del funzionamento del settore e del suo impatto relativamente alla consistenza e sostenibilità degli stock ittici interessati.
La qualità del risultato dello studio pilota sarà inevitabilmente legata alla disponibilità dei rappresentanti del settore e delle imprese a collaborare, rispondendo alle richieste previste dal programma di raccolta dati. Per il resto, gli ingranaggi di tutto il sistema sono già assemblati e iniziano a funzionare: il rego­lamento europeo relativo alla raccolta dati è già in fase di attuazione, il piano di lavoro italiano si sta svolgendo, i materiali informativi per la raccolta dati sono stati predisposti, la raccolta dati ha già parzialmente avuto inizio.
Mably Soc. Coop.
Ricerca Economica e Statistica

>> Link: www.mably.it

 

Didascalia: in Italia il settore della trasformazione è parte dell’industria, con il codice NACE 10.20, e una parte dei dati che lo descrivono è già raccolta da Istat e da altri istituti nazionali (photo © mocnypunkt – stock.adobe.com).

Photogallery

Il Pesce
Anno:

Numero:


Cerca negli articoli di Il Pesce:
Annuario del Pesce e della Pesca
La banca dati che con cadenza annuale costituisce un prezioso strumento di lavoro per gli operatori del settore ittico e acquacoltura.