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Il Pesce nr. 5, 2018

Rubrica: Acquacoltura
Articolo di Dell’Agnello M.
(Articolo di pagina 46)

So Fish So Good

La nuova manifestazione dei “costruttori” di pesce piombinesi

Il record dei record
Piombino, 2 settembre 2018, ore 20:30. Tutto è pronto nella magnifica piazza a forma di terrazza che si incunea nel mare come un promontorio e che, vista dall’alto, ricorda vagamente la penisola italiana. Transitano di lì, come al solito, molti piombinesi, abituati a percorrerla per tutta la lunghezza, fino al piccolo faro posto alla sua sommità, da dove osservare il tempo che si prospetta per l’indomani. Un gesto antico, forse anche un po’ scaramantico, che racchiude in sé quel bisogno di certezze quotidiane che da queste parti è dato dalla presenza del mare, dell’isola d’Elba e dei traghetti che attraversano questo canale che “tanta parte dell’orizzonte il guardo include”. Si va lì in compagnia, per scambiare le proprie impressioni ed essere magari più pronti ad affrontare le novità provenienti da quella parte del mondo. Ma la sera del 2 settembre non c’erano solo piombinesi in piazza Bovio: turisti, forestieri, tutti in attesa dell’evento che il giorno successivo avrebbe avuto luogo proprio nelle acque antistanti la grande terrazza circondata dal mare. Per l’occasione c’era anche la RAI con tutte le sue attrezzature, col commentatore “ammiraglio”, quello che accompagna la visione degli eventi sportivi che riguardano le acque, soprattutto le imprese speciali legate alla vela. Postazioni con telecamere pronte, maxi schermi montati, casse e microfoni installati, tutto perfetto, in attesa. Ma cosa si aspettava con così tanta trepidazione? Il record di apnea orizzontale che Stefano Ma­kula, pluriprimatista mondiale, avrebbe tentato di battere la mattina seguente nelle limpide e calme acque piombinesi. Lui, che con Maiorca e Mayol aveva sfidato le profondità per noi abissali, si accingeva proprio a Piombino a provare questa nuova impresa per battere il record di nuoto in lunghezza, in assetto orizzontale. La speranza di passare alla sto­ria come location dell’impresa sportiva mondiale aveva generato grandi aspettative e la scenografia si era così arricchita di altre iniziative, come le gare nazionali di nuoto in acque libere e la presentazione di un interessante volume sulle storie di vita di un palombaro. L’evento cultural-sportivo ha rappresentato però anche l’occasione per mostrare alla cittadinanza ed ai curiosi tutti l’attività che ormai da qualche anno si svolge nelle acque piombinesi, ma che molti ancora non conoscono o stentano a riconoscere: la maricoltura nelle gabbie galleggianti. La vetrina ha consentito di mettere in mostra i “costruttori” di pesce piombinesi, come li avrebbe sicuramente chiamati Luciano Bianciardi, da quelli più “anziani”, che hanno iniziato una decina di anni fa, a quelli di recente aggregazione, che hanno trovato nelle acque del Golfo di Follonica una collocazione strategica per le loro produzioni. Già, perché il “Golfo” è quello di Follonica, ma le acque sono di pertinenza del comune di Piombino, e già questo può contribuire a fare un po’ di confusione sull’esatta collocazione degli allevamenti, tant’è che qualcuno li ha riqualificati come Itticoltura del Flag – Golfo degli Etruschi. Come ha ricordato il sindaco Massimo Giuliano, sono ormai cinque gli operatori economici che hanno raccolto questa sfida produttiva che interessa al momento spigole ed orate con le aziende Agroittica Toscana, Civita Ittica, Gruppo del pesce Follonica e Ittica il Golfo di Follonica e la Cooperativa Venere per quanto attiene la produzione delle cozze.
La collocazione è eccezionale: siamo nello specchio di mare antistante l’Elba, nel Parco Nazionale dell’Arcipelago toscano, con acque di una limpidezza cristallina, tutti punti di forza ambientali che costituiscono di per sé un elemento invidiabile, che sta alla base di questa iniziativa ittica. E poi c’è la qualità dei processi, quella che fanno e controllano gli uomini con il loro operato nell’ambito di disciplinari ben definiti, a cui tutti gli allevatori rigorosamente si attengono. Questa “qualità” che potremmo definire “dei marchi” è stata fin da subito sposata dagli acquacoltori piombinesi, essendo nati in un’epoca non certo pionieristica per questi processi, messi a punto e collaudati nei minimi particolari fin dalla fine degli anni ‘80 da quelle aziende che ebbero allora una visione di lungo periodo, applicando anche al pesce quanto era stato fatto in altri settori come vino ed olio. Le aziende piombinesi sono tutte certificate e in molti casi per più aspetti, dalla HACCP alle produ­zio­ni tipiche toscane, fino a quel marchio che ha incontrato una larga dif­fusione, legato agli “amici del mare”, e che denota la volontà di operare nella salvaguardia dell’ambiente acquatico ed in quella del benessere animale, due aspetti che stanno alla base di un concetto etico di allevamento che nel corso del tempo si è positivamente evoluto con maggiore consapevolezza di allevatori e addetti ai lavori, giungendo oggi fino ai consumatori che possono indirizzare in maniera più consapevole le loro scelte di acquisto. Naturalmente viene curato tutto il processo produttivo, dalla crescita alla pesca, al confezionamento ed alla commercializzazione che tuttora si realizza con il fresco e con una minima parte di sfilettato. La “giovane” itticoltura piombinese presenta ancora ampi margini di sviluppo, con nuovi progetti legati ad ampliamenti a mare, ma anche a terra, per quanto attiene a tutti i servizi e agli altri aspetti offerti fino ad ora da aziende specializzate esterne, che potrebbero trovare pure nel territorio una risposta adeguata ai bisogni della produzione ittica. E poi c’è la trasformazione del prodotto, settore ancora tutto da sviluppare in maniera adeguata e rispondente alle mutate esigenze del consumatore che ancora si rivolge al prodotto intero fresco, ma che non disdegna di certo un filetto di qualità pronto per essere cucinato rendendo meno “impegnativa” la sua preparazione culinaria. Sarà interessante vedere anche come si evolverà nel corso del tempo la gestione del “comune” specchio d’acqua, perché è vero che il Golfo di Follonica è grande, ma è altrettanto vero che i parchi di allevamento sono altrettanto estesi, e relativamente vicini l’uno all’altro, e che una corretta gestione delle fasi di allevamento di ciascuno sarà prioritaria al fine di garantire convivenza e prosecuzione dell’impresa stessa. Per il momento possiamo dire che il suo record l’acquacoltura piombinese lo ha già fatto, non solo con la produzione che sfiora quasi la metà di quanto allevato in Italia, ma anche per la simpatia e la curiosità incontrata con la manifestazione di piazza Bovio So Fish So Good, nella quale per la prima volta si è presentata ufficialmente alla cittadinanza e non solo, grazie anche al contributo di alcuni ristoratori che si sono prestati alla preparazione di gustosi piatti a base di prodotti ittici piombinesi “allevati” e di alcuni produttori di vino che li hanno accompagnati, senza manifestare quella ritrosia che spesso i palati più fini ostentano nei confronti del pesce allevato. Insomma, un appuntamento che dovrebbe essere quanto meno istituzionalizzato e sviluppato, aprendosi magari anche a momenti più riflessivi in cui approfondire le tematiche di settore, utili all’acquacoltura piombinese, ma anche a quella nazionale. Ah, dimenticavo, il record Makula non l’ha mica fatto, perché appena si è immerso ha trovato il Bottesini (nel ‘74, a Sorrento, Enzo Bottesini intralciò Maiorca durante un tentativo di record che dovette abbandonare) di turno, un cordino che gli si è impigliato nella pinna e tutto è saltato dopo pochi metri. Ha detto però che tornerà a Piombino per ritentare l’impresa. Costruttori di pesce piombinesi preparatevi!
Maurizio Dell’Agnello

 

Didascalia: piazza Bovio a Piombino.

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