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Il Pesce nr. 5, 2018

Rubrica: Pesca
(Articolo di pagina 50)

Dalla UE in arrivo 3,3 milioni di euro per i pescatori dell’Alto Adriatico

Plauso dell’assessore veneto Giuseppe Pan: «Questo è un progetto transazionale a sostegno della gestione diretta e delle piccole flotte che difende il mare e l’occupazione»

Sono in arrivo 3,3 milioni di euro a sostegno delle piccole flotte della pesca nell’Alto Adriatico e del comparto “artigianale” delle attività ittiche. Ne ha dato notizia a fine luglio l’assessore alla Pesca della Regione Veneto, Giuseppe Pan, che ha accompagnato in meta il percorso del progetto transfrontaliero “SmArtFish” (SMall-scale ARTisanal FISHery). Il progetto, che la Regione Veneto cofinanzia per 514.000 euro e che si inserisce nell’ambito dei progetti di collaborazione transfrontaliera Italia-Croazia 2014-2020, ha l’obiettivo di valorizzare la piccola pesca costiera artigianale nell’Alto Adriatico promuovendo le attività delle piccole imbarcazioni (di lunghezza inferiore ai 12 metri) dedite all’attività ittica, la sicurezza alimentare del pescato e la sostenibilità ambientale, economica e sociale di un settore che conta nel Mediterraneo circa 40.000 pescherecci, pari all’80% dell’intero contingente di imbarcazioni dei paesi che si affacciano sullo specchio mediterraneo. Partecipano al progetto tutte le regioni litoranee dell’Alto Adriatico: oltre al Veneto, le regioni Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna e Marche e, sul versante balcanico, la Regione istriana, la Contea Litoraneo-Montana, la Contea di Zara, nonché il Ministero dell’Agricoltura della Repubblica di Croazia. L’Università Ca’ Foscari di Venezia e l’Istituto di Oceanografia e pesca di Spalato sono i partner scientifici.
SmArtFish prevede la creazione di un’organizzazione transfronta­liera della piccola pesca che rappresenti gli operatori del settore, sia italiani che croati, e promuove azioni pilota che sperimentino nuove forme di gestione dell’attività: l’adozione del marchio registrato per il pescato, forme di commercializzazione diretta dei prodotti, condivisione di Linee guida per le aree a gestione diretta, la creazione o riqualificazione di “villaggi dei pescatori” quali punti di aggregazione tra gli operatori e di commercializzazione a chilome­tro zero. Il progetto, che avrà una durata di 30 mesi e si concluderà nel 2021, prevede anche la condivisione di un protocollo di pesca sostenibile e responsabile, a tutela dell’ambiente, dell’occupazione e dello sviluppo integrato dell’ambiente costiero. «La piccola pesca costiera rappresenta il nostro “oro blu” — ha commentato l’assessore Pan — da difendere e promuovere, perché unisce storia e tradizione, reddito e occupazione. Lo sviluppo dell’attività dei piccoli pescherecci, spesso a conduzione familiare, è garanzia di tutela del mare e delle coste, di vivificazione dei porti e dei borghi di mare, di sostenibilità economica e di promozione turistica. La Regione Veneto ha investito e sostiene con convinzione questo progetto di collaborazione transnazionale, perché solo un approccio integrato e condiviso tra le due sponde dell’Adriatico può promuovere lo sviluppo e l’innovazione di un’attività tradizionale, tutelando insieme posti di lavoro e rispetto dell’ambiente marino».

 

Qual è la logica del progetto SmArtFish?
La piccola pesca artigianale (Small-Scale Fisheries - SSF) è definita dalla UE come il segmento di flotta peschereccia costituito da imbarcazioni di lunghezza complessiva inferiore ai 4 metri, che non utilizzano attrezzi trainati. Si tratta di un comparto di fondamentale importanza per lo sviluppo economico e il sostentamento delle popolazioni in tutto il Mediterraneo. Per quanto riguarda gli Stati Membri che si affacciano sul Mediterraneo, essa costituisce più dell’80% dell’intera flotta da pesca, per un totale di circa 40.000 imbarcazioni. La piccola pesca ha il potenziale per contribuire in modo significativo alla sicurezza alimentare, alla crescita economica e allo sviluppo locale, e per fornire preziose opportunità di lavoro. Inoltre, si tratta di un’attività fortemente ancorata nelle comunità locali, riflettendo spesso legami storici con le tradizioni, la cultura e i valori. Si tratta di un settore vivace e multidimensionale, in cui la conoscenza tradizionale e il patrimonio culturale locale coesistono e si integrano con l’ambiente. Infine, la piccola pesca è un importante vettore di conoscenza locale e di buone pratiche, e ha un impatto ambientale relativamente basso. Nonostante l’importanza socioeconomica, la piccola pesca artigianale non sempre riceve l’attenzione che merita. Gli operatori sono spesso esclusi dalle politiche pubbliche e dai processi decisionali sicché si trovano ad affrontare difficoltà socioeconomiche e a dover sfruttare risorse in declino. La necessità di sostenere il settore della pesca artigianale, coinvolgendo i suoi rappresentanti nella pianificazione e nei processi decisionali, differenziandone e ampliandone l’offerta di mercato, e sensibilizzando i clienti, è stata riconosciuta a diversi livelli, come misura che consentirebbe di influenzare positivamente l’occupazione, di contribuire ad una gestione più sostenibile di risorse pesantemente sfruttate e più in generale di contribuire a raggiungere gli obiettivi di Blue Growth. Già nel 1980 la Commissione generale della Pesca per il Mediterraneo della FAO (General Fisheries Commission for the Mediterranean – GFCM) aveva auspicato “la definizione di una strategia nazionale che definisca in particolare il ruolo della pesca artigianale nei sistemi di gestione”. Più di recente, il Codice di con­dotta della FAO per una pesca responsabile (1995) ha sottolineato il grande contributo dato dalla piccola pesca all’occupazione, al reddito, alla sicurezza alimentare e all’uso sostenibile delle risorse della pesca, e ha sollecitato i governi ad agire per proteggere questo settore. Il Codice di condotta è stato integrato nel 2012 dalle Linee guida per la piccola pesca, che mirano a favorire la gestione delle problematiche del settore a livello nazionale e regionale, al fine di contribuire allo sviluppo sostenibile e al raggiungimento dei Millennium Development Goals (MDGs). Tra i principi fondamentali delle Linee guida per la piccola pesca vi sono la consultazione e la partecipazione, la legalità, la trasparenza, la responsabilità, la sostenibilità economica, sociale e ambientale, un approccio olistico e integrato, la responsabilità sociale, la fattibilità sociale ed economica. A livello europeo, la Politica Comune della Pesca (PCP), nel perseguire l’obiettivo finale di favorire un settore della pesca dinamico e garantire un tenore di vita equo per la comunità dei pescatori, sottolinea l’importanza che questo si realizzi nell’ottica di contribuire alla strategia Europa 2020 per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva, assicurando che la pesca e l’acquacoltura siano ecologicamente, economicamente e socialmente sostenibili e che forniscano una fonte di cibo sano per i cittadini della UE. Da questo punto di vista, la PCP promuove un approccio regionalizzato e bottom-up alla gestione della pesca, con una partecipazione equilibrata degli attori locali; un processo decisionale basato sulla scienza, che regoli lo sforzo di pesca in base allo stato e alla produttività degli stock ittici; piani pluriennali, contenenti gli obiettivi e gli strumenti per la gestione degli stock ittici e un percorso per il raggiungimento degli obiettivi in modo sostenibile e inclusivo. In questo quadro la PCP riconosce il ruolo speciale della pesca artigianale e invita gli Stati Membri a dedicarvi particolare attenzione. Al livello del bacino Adriatico-Ionico, EUSAIR dedica particolare attenzione alla pesca in due dei quattro pilastri. In particolare, il 1o pilastro Blue Growth, al punto 1.2 Pesca e Acquacoltura, mira specificamente ad un’attività di pesca sostenibile e responsabile a lungo termine, che sia così in grado di continuare a garantire una fonte di reddito per le comunità costiere: a questo scopo, auspica un’efficace attuazione dei principi della PCP, con la promozione di un approccio bottom-up e una gestione sostenibile della pesca sulla base di piani pluriennali basata su dati scientifici. D’altra parte, il 3º pilastro Qua­­lità Ambientale, al punto 3.1 Am­biente marino, indica la pesca ec­cessiva come una delle minacce per il capitale naturale marino e identifica nell’approccio ecosistemico lo strumento per garantire la sostenibilità nell’uso delle risorse. In questo contesto, EUSAIR sottolinea che la pesca nel bacino è prevalentemente su piccola scala e si trova ad affrontare diverse sfide legate da un lato alla competitività e alla forza sul mercato, dall’altro agli obiettivi ambientali. Per affrontare queste sfide, la strategia identifica come critico l’uso sostenibile delle risorse e il controllo integrato delle attività di pesca, e richiede una migliore cooperazione in tutto il bacino Adriatico-Ionico come mezzo per innescare un processo virtuoso di aumento della competitività delle comunità costiere dipendenti dalla pesca e di ampliamento del coinvolgimento delle parti interessate.

 

Obiettivo generale
Seguendo la logica esposta sopra, l’obiettivo generale del progetto è quello di rafforzare il ruolo della piccola pesca, nel contesto della Blue Growth, coltivando il potenziale per l’innovazione nell’ambito di una “crescita blu”. Approfittando delle grandi caratteristiche di adattabilità e di flessibilità della pesca artigianale, il progetto ne promoverà l’assunzione a paradigma per l’attuazione di una strategia di gestione integrata della fascia costiera, nel contesto di un approccio ecosistemico.
(Fonti: Regione del Veneto
Giunta Regionale
Italy-Croatia Interreg. programme
Priority Axis 1:
Blue Innovation S.O. 1.1)

 

Didascalia: la piccola pesca artigianale (Small-Scale Fisheries – SSF) è definita dalla UE come il segmento di flotta peschereccia costituito da imbarcazioni di lunghezza complessiva inferiore ai 4 metri, che non utilizzano attrezzi trainati. Si tratta di un comparto di fondamentale importanza per lo sviluppo economico e il sostentamento delle popolazioni in tutto il Mediterraneo. Per quanto riguarda gli Stati Membri che si affacciano sul Mediterraneo, essa costituisce più dell’80% dell’intera flotta da pesca, per un totale di circa 40.000 imbarcazioni.

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