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Il Pesce nr. 5, 2018

Rubrica: Il pesce nel mondo
(Articolo di pagina 18)

Il pesce nel mondo

Francia-UK-Italia

Francia-UK-Italia
Nella “guerra delle capesante” tra Francia e Gran Bretagna ci sono in gioco esportazioni verso l’Italia il cui valore, solo nell’ultimo anno, è stato pari a circa 27 milioni di euro: il nostro Paese è infatti un forte consumatore del pregiato mollusco proveniente per quasi ¾ dai due Paesi europei “belligeranti”. Lo afferma Impresapesca Coldiretti in riferimento alla battaglia navale avvenuta nel canale della Manica tra pescatori normanni e britannici per i diritti alla pesca. Alla base di una rivalità che va avanti ormai da una quindicina di anni, ci sono regolamenti differenti a livello nazionale che creano forti disparità nelle attività di recupero delle capesante: mentre i pescatori inglesi non hanno particolari restrizioni, infatti, i colleghi normanni possono operare solamente tra il primo ottobre e il 15 maggio. Lo squilibrio è inoltre accentuato dalle rispettive flotte: dalle coste della Normandia partono circa 300 navi che effettuano quella che può essere considerata come una “pesca artigianale”; i britannici, invece, adottano un metodo industriale, grazie ad un equipaggio più grande che comprende anche navi con celle frigorifere capaci di ospitare un enorme quantitativo di molluschi. Sul mercato italiano la battaglia, ad esempio, è vinta proprio dalla Gran Bretagna, dalla quale arrivano ben oltre la metà delle capesante importate, anche se la Francia è il secondo fornitore. «Nonostante i circa 7.500 chilometri di costa — sottolinea Impresapesca Coldiretti — l’Italia è un forte importatore, con 2 pesci consumati sul territorio nazionale su 3 in realtà importati dall’estero. Una situazione determinata dal fatto che negli ultimi 30 anni la marineria italiana ha perso il 35% delle imbarcazioni e 18.000 posti di lavoro, mentre si è progressivamente ridotto il grado di autoapprovvigionamento del pescato. Si tratta della conseguenza di una disattenzione alla sostenibilità economica nei confronti di un settore che può offrire molto alla ripresa del Paese in termini ambientali, alimentari e occupazionali» (fonte: © World Food Press Agency – Impresapesca Coldiretti).

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