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Il Pesce nr. 5, 2018

Rubrica: Legislazione
Articolo di Cappelli M.
(Articolo di pagina 26)

Indicazioni ministeriali per l’applicazione delle sanzioni sull’etichettatura degli alimenti

In un precedente articolo (Nuove sanzioni per le violazioni in materia di etichettatura degli alimenti, in Eurocarni n. 7/2018, 20-31 pp.) è stato trattato il contenuto del Decreto Legislativo 15 dicembre 2017, n. 231, pubblicato sulla GU n. 329 dell’8 febbraio 2018, che ha introdotto le nuove sanzioni amministrative pecuniarie per le violazioni delle disposizioni previste dal Regolamento (UE) n. 1169/2011 relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori (etichettatura) in vigore dallo scorso 9 maggio. Gli importi relativi alle sanzioni sono stati definiti secondo la Legge n. 689/1981, la quale, delineando il procedimento sanzionatorio amministrativo, stabilisce la possibilità per il trasgressore e per gli obbligati in solido di chiudere il procedimento pagando la somma più favorevole tra la terza parte del massimo e il doppio del minimo della sanzione edittale. Dopo la redazione dell’articolo, la Circolare prot. n. 0391 dell’8 maggio 2018, del Dipartimento dell’Ispettorato Centrale della tutela della Qualità e Repressione Frodi dei prodotti agroalimentari del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, ha puntualizzato alcuni aspetti.

 

Autorità competente
Il DLgs n. 231/2017 ha individuato, quale autorità competente all’irrogazione delle sanzioni (emissione del provvedimento esecutivo dell’ordinanza ingiunzione di pagamento o di archiviazione), il Dipartimento dell’ICQRF del MIPAAF. Tale Dipartimento, con la sopra citata circolare, ha precisato che le funzioni relative all’irrogazione delle sanzioni sono state delegate, con Decreto prot. n. 3091 dell’1 marzo 2018, ai Direttori degli Uffici Territoriali delle circoscrizioni di competenza e che i procedimenti sanzionatori inerenti le violazioni commesse fino all’8 maggio 2018 (in vigenza, quindi, della pre­cedente normativa sanzionatoria rappresentata dall’art. 18 del DLgs n. 109/1992), anche se l’accerta­mento e la contestazione sono avvenuti dopo l’entrata in vigore del Decreto n. 231/2017, restano, fino alla loro conclusione, di competenza delle Regioni e delle Province autonome.

 

Pagamento
Per il pagamento delle sanzioni, la circolare ha informato che i trasgressori devono pagare gli importi previsti mediante versamento in tesoreria o bonifico bancario/postale sul capitolo n. 2474, articolo 14, di nuova isti­tuzione, dal titolo “Entrate derivanti dall’irrogazione delle sanzioni amministrative pecuniarie per la violazione delle disposizioni del Regolamento (UE) n. 1169/2011 relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori, ai sensi del DLg 15 dicembre 2017, n. 231”. Un’ulteriore informazione riguarda le spese di notifica, di pro­cedimento e di analisi, per le quali viene richiamato l’utilizzo del modello F23 (codice tributo 948T). Agli importi, ai sensi dell’art. 1, comma 4, del DL 24 giugno 2014, n. 91 (decreto “Campolibero”), convertito nella Legge 11 agosto 2014, n. 116, è applicabile la riduzione del 30% se il pagamento avviene entro 5 giorni dalla notifica del verbale. Per esempio, nel caso di una violazione per la quale è prevista la sanzione amministrativa pecuniaria da e 5.000 a e 40.000 (è il caso della mancata indicazione degli allergeni), la sanzione in misura ridotta (il doppio del minimo, più favorevole della terza parte del massimo) è pari a e 10.000; se pagata entro 5 giorni, diventa pari a e 7.000.

 

Sanzioni a carico delle “microimprese”
La Circolare richiama l’art. 27, comma 3, del DLgs n. 231/2017, che dispone, nel caso delle microimprese, la riduzione fino ad un terzo della sanzione amministrativa prevista. Occorre quindi individuare le microimprese: ciò è possibile, richiamando la Raccomandazione 2003/361/CE del 6 maggio 2003, in base al numero di persone occupate (meno di 10) e al fatturato o bilancio totale annuo (non superiore a 2 milioni di euro). Per la determinazione dell’importo in misura ridotta (che il trasgressore può pagare entro 60 giorni chiudendo il procedimento) occorrerà ridurre ad un terzo l’importo edittale, calcolando poi il doppio del minimo e la terza parte del massimo. Per esempio, ancora per la violazione della mancata indicazione degli allergeni, la sanzione da e 5.000 a e 40.000 ridotta ad un terzo diventa da e 1.667 a e 13.333; la sanzione in misura ridotta (il doppio del minimo, più favorevole della terza parte del massimo) diventa pari a e 3.334, che diventano e 2.333 se il pagamento avviene entro 5 giorni. La Circolare raccomanda che gli organi di controllo eseguano, in fase di programmazione dei controlli, una verifica circa l’eventuale appartenenza alla categoria delle “microimprese” dell’impresa che sarà controllata, in modo da poter applicare la prevista riduzione già in fase di contestazione. Sia la verifica preventiva che quella con­seguente l’eventuale accertamento di violazioni comportano difficoltà che potrebbero essere rilevanti, almeno allo stato attuale, soprattutto per alcuni organi (per esempio quelli delle Aziende Sanitarie Locali, alle quali il Reg. n. 882/2004 assegna competenza nel controllo ufficiale dell’etichettatura degli alimenti) che non hanno diretto accesso ai dati economici e fiscali e a quelli relativi al personale effettivamente occupato, per i quali la consultazione di dati in possesso di altri enti potrebbe rendere aleatoria ogni contestazione, dovendosi comunque rispettare le tempistiche previste dalla Legge n. 689/1981.

 

Diffida
Per tutte le violazioni per le quali sia prevista l’irrogazione della so­la sanzione amministrativa pecuniaria, che vengano accertate per la prima volta a carico di un deter­minato trasgressore e che consistano in illeciti sanabili con un’opera successiva di regolarizzazione, è applicabile l’istituto della “diffida”, introdotto dal citato decreto “Campolibero”. Si fa presente che la Circolare del Dipartimento ICQRF n. 1148 del 2 luglio 2014, contenente chiarimenti sullo stesso Decreto Legge, esplicitava un ulteriore requisito, quello della “lieve entità” della violazione, presente nel testo originario del DL, riconducendolo alle “violazioni di carattere formale, che non determinano effetti economici di particolare rilevanza sul mercato dei prodotti interessati o che non incidano in modo significativo sulle caratteristiche merceologiche e compositive dei prodotti stessi”. Tale requisito non è stato poi confermato nel testo della Legge di conversione. Occorre precisare che per “violazioni sanabili” si intendono “errori o omissioni formali che comportano una mera operazione di regolarizzazione, ovvero violazioni le cui conseguenze dannose o pericolose sono eliminabili” (vedasi a tal proposito il testo dello stesso DL n. 91/2014). Solo dopo lo scadere del termine della diffida (20 giorni) senza l’avvenuta regolarizzazione, l’organo di controllo procederà alla contestazione della violazione secondo l’art. 14 della Legge n. 689/1981. In tal caso non sarà applicabile l’ipotesi di pagamento della sanzione in misura ridotta (sarà quindi l’autorità competente a definire la somma da pagare mediante ordinanza ingiunzione dopo aver ricevuto il verbale dall’organo accertatore): il trasgressore ha già avuto la possibilità di non essere sanzionato e non gli viene riconosciuta l’ulteriore possibilità di pagare in misura ridotta. Non tutte le violazioni delle norme comprese nel Reg. (UE) n. 1169/2011, sanzionate dal DLgs n. 231/2017, sono “sanabili” o hanno conseguenze dannose o pericolose eliminabili. Per prosegui­re nell’esempio già citato, la mancata indicazione degli allergeni contenuti in un prodotto alimentare può essere sanabile solamente per gli alimenti posti in vendita ma non ancora venduti, mentre non lo è per gli alimenti già venduti o somministrati. Infatti il testo definitivo della conversione in legge del decreto “Campolibero” non ha confermato l’applicabilità della diffida “anche ai prodotti posti in vendita al consumatore finale”: ma la Circolare n. 1377/2014 non esclude l’applicazione anche in questa circostanza in presenza dei requisiti richiesti (prima violazione, sanabilità). La valutazione deve essere effettuata caso per caso. Tuttavia, in linea di massima, quando il prodotto è già stato venduto al consumatore finale, “si procederà alla contestazione della violazione con le modalità consuete, operando il sequestro amministrativo del prodotto ancora presente” (Circolare n. 1148/2014, richiamata dalla Circolare n. 1377/2014). Il sequestro amministrativo non può che essere quello previsto dalla Legge n. 689/1981, da operare nel­l’ambito del procedimento sanzionatorio. Nei casi in cui invece sia applicabile la diffida, è previsto un termine di 20 giorni, entro il quale l’interessato deve adempiere eliminando le conseguenze dannose o pericolose della violazione: per esempio, etichettando o rietichettando un prodotto alimentare, non ancora venduto al consumatore finale, applicando un’etichetta in regola con il Reg. (UE) n. 1169/2011. Si ritiene che, nell’attesa della regolarizzazione dell’etichettatura degli alimenti entro i 20 giorni previsti dalla diffida, debba essere sospesa la commercializzazione degli alimenti stessi e che debba essere individuato il più idoneo strumento giuridico per poter procedere. Lo strumento più idoneamente applicabile potrebbe essere, anche in questo caso, il sequestro amministrativo cautelare previsto dalla Legge n. 689/1981, pur non trovandoci ancora nell’ambito di un procedimento sanzionatorio bensì di un procedimento propedeutico ad esso, comunque già in presenza di violazione amministrativa. Il sequestro amministrativo cautelativo, di cui al DPR n. 327/1980, non appare applicabile, non trattandosi di alimenti per i quali siano in corso accertamenti analitici, così come il “blocco ufficiale” riservato dal Reg. n. 882/2004 ai prodotti alimentari in fase di importazione (e applicabile solo dalle autorità competenti nell’ambito del controllo ufficiale per la sicurezza alimentare). La Circolare n. 0391/2018 riporta, nelle note, il link della pagina web www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/7926, ove è possibile trovare i modelli per atti e verbali di diffida.

 

Non sanzionabilità
Occorre ricordare che, ai sensi dell’art. 27, commi 4 e 5, del DLgs n. 231/2017, esistono due casi di non sanzionabilità, evidenziati anche dalla Circolare n. 0391/2018. Il primo caso è quello degli alimenti forniti ad organizzazioni senza scopo di lucro per la successiva cessione a persone indigenti (possono qui rientrare molte attività di raccolta e distribuzione contro lo spreco alimentare), purché le irregolarità di etichettatura non riguardino la data di scadenza o gli allergeni. Il secondo caso riguarda gli alimenti immessi sul mercato che, sebbene aventi etichettatura non conforme, siano accompagnati da un’adeguata rettifica scritta. Tale rettifica, di fatto, regolarizza l’etichettatura, purché sia “adeguata”. Si ritiene che l’adeguatezza dovrebbe consistere nella presenza (dopo la rettifica) di tutte le informazioni obbligatorie necessarie, nell’assenza di confusione tra le informazioni non conformi e quelle costituenti rettifica, nella chiarezza anche grafica delle informazioni.

 

Conclusioni
Il nuovo sistema sanzionatorio delle violazioni inerenti l’etichettatura e le informazioni ai consumatori sui prodotti alimentari, delineato dal coacervo delle norme con­tenute nel Reg. (UE) n. 1169/2011, nel DLgs n. 231/2017, nel decreto “Cam­polibero” (DL n. 91/2014 – Legge di conversione n. 116/ 2014) e nella Legge n. 689/1981, appare di non facile applicazione e necessita di approfondimenti e attente valutazioni, coinvolgendo più enti che devono collaborare e operare in forma coordinata. Le Circolari del Dipartimento dell’ICQRF del MIPAAF, in ultimo la n. 0391/2018, forniscono importanti chiarimenti e indicazioni agli organi di controllo. Questi sono chiamati a garantire gli obiettivi del regolamento, a tutela dei consumatori e della correttezza e trasparenza delle transazioni commerciali, nel rispetto delle garanzie nei confronti dei responsabili delle informazioni e degli operatori del settore alimentare, soprattutto delle “microimprese”, alle quali viene riservato il particolare regime di riduzione delle sanzioni. L’istituto della “diffida”, già previsto dal decreto “Campolibero”, nei casi di applicabilità dà la possibilità a tutti gli OSA di sanare le violazioni senza incorrere nelle sanzioni previste, comportando un impegno maggiore per gli organi di controllo nella valutazione dei requisiti di applicabilità, nell’emissione dei provvedimenti di diffida e nella successiva verifica dell’eliminazione delle conseguenze della violazione.
Marco Cappelli
Tecnico della Prevenzione
ASL n. 5 “Spezzino” — La Spezia

 

Riferimenti normativi

  1. DLgs 15 dicembre 2017, n. 231 – Di­sciplina sanzionatoria per la violazione delle disposizioni del Reg. (UE) n. 1169/2011, relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori e l’adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del medesimo Reg. (UE) n. 1169/2011 e della Direttiva 2011/91/UE, ai sensi dell’art. 5 della Legge 12 agosto 2016, n. 170 – Legge di delegazione europea 2015 (GURI Serie Generale n. 32 del 08-02-2018).
  2. Reg. (UE) n. 1169/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio del 25 ottobre 2011, relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori, che modifica i Regolamenti (CE) n. 1924/2006 e (CE) n. 1925/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio e abroga la Direttiva 87/250/CEE della Commissione, la D­irettiva 90/496/CEE del Consiglio, la Direttiva 1999/10/CE della Commissione, la Direttiva 2000/13/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, le Direttive 2002/67/CE e 2008/5/CE della Commissione e il Reg. (CE) n. 608/2004 della Commissione (GUUE n. L 304 del 22-11-2011).
  3. Legge n. 689/1981 del 24-11-1981 – Modifiche al sistema penale (SOGURI n. 329 del 30-11-1981) e successive modificazioni.
  4. Circolare prot. n. 0391 dell’8 maggio 2018, del Dipartimento dell’Ispettorato centrale della tutela della Qualità e Repressione Frodi dei prodotti agroalimentari del MIPAAF – DLgs 15 dicembre 2017, n. 231 (…).
  5. Decreto prot. n. 3091 dell’1 marzo 2018 del Dipartimento dell’Ispettorato centrale della tutela della Qualità e Repressione Frodi dei prodotti agroalimentari e della Direzione generale per il riconoscimento degli organismi di controllo e certificazione e tutela del consumatore, del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali.
  6. DLgs n. 109/1992 del 27 gennaio 1992 – Attuazione delle Direttive 89/395/CEE e 89/396/CEE concernenti l’etichettatura, la presentazione e la pubblicità dei prodotti alimentari (SOGURI n. 39 del 17-02-1992) e successive modificazioni.
  7. DL n. 91 del 24 giugno 2014 – Disposizioni urgenti per il settore agricolo, la tutela ambientale e l’efficientamento energetico dell’edilizia scolasti­ca e universitaria, il rilancio e lo sviluppo delle imprese, il contenimento dei costi gravanti sulle tariffe elettriche, nonché per la definizione immediata di adempimenti derivanti dalla normativa europea (GURI n. 144 del 24-06-2014) convertito in legge, con modificazioni, dall’art. 1, comma 1, della Legge 11 agosto 2014, n. 116 (GURI n. 192 del 20-08-2014, SO n. 72).
  8. Raccomandazione 6 maggio 2003, n. 2003/361/CE – Raccomandazione della Commissione relativa alla definizione delle microimprese, piccole e medie imprese (GUUE 20 maggio 2003, n. L 124).
  9. Reg. (CE) n. 882/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio del 29 aprile 2004, relativo ai controlli ufficiali intesi a verificare la conformità alla normativa in materia di mangimi e di alimenti e alle norme sulla salute e sul benessere degli animali (rettifica in GUUE n. L 191 del 28-05-2004).
  10. Circolare prot. n. 1148 del 2 luglio 2014 del Dipartimento dell’Ispettorato centrale della tutela della Qualità e Repressione Frodi dei prodotti agroalimentari del MIPAAF – DL 24 giugno 2014, n. 91, Primi chiarimenti.
  11. Circolare prot. n. 1377 del 21 agosto 2014 del Dipartimento dell’Ispettorato centrale della tutela della Qualità e Repressione Frodi dei prodotti agroalimentari del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari, e Forestali – DL 91/2014 “Campolibero”, convertito, con modificazioni, dalla Legge 11 agosto 2014, n. 116 (…), Ulteriori indicazioni operative.

 

Didascalia: il nuovo sistema sanzionatorio delle violazioni inerenti l’etichettatura e le informazioni ai consumatori sui prodotti alimentari, delineato dall’insieme delle norme contenute nel Regolamento (UE) n. 1169/2011, nel Decreto Legislativo n. 231/2017, nel decreto ”Campolibero” e nella Legge n. 689/1981, appare di non facile applicazione e necessita di approfondimenti e attente valutazioni, coinvolgendo più enti che devono collaborare e operare in forma coordinata (photo © lado2016 – stock.adobe.com).

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