Edizioni Pubblicità Italia

Il Pesce nr. 4, 2018

Rubrica: Assemblee
(Articolo di pagina 114)

Confcooperative: si discute dell’alimentazione del futuro

A Roma l’assemblea delle cooperative agricole e della pesca

«È fondamentale far sentire in Europa la nostra voce, dobbiamo essere presenti e portare le nostre istanze. L’Europa non può essere una matrigna ma deve aiutare, è giusto quindi dare regole ma non possono essere puniti gli agricoltori italiani». Lo ha dichiarato il ministro delle Politiche Agricole Gian Marco Centinaio durante la recente assemblea “A portata di futuro”, che ha riunito a Roma lo scorso 27 giugno i delegati delle cooperative agricole e della pesca aderenti a Confcooperative. La federazione associa 3.300 cooperative agricole, agroalimentari e della pesca, oltre 430.000 soci, per un fatturato di 29 miliardi di euro. «Stiamo attuando molti sforzi per quanto riguarda il tema dell’etichettatura del pescato perché è necessario fornire indicazioni chiare al consumatore» ha proseguito Centinaio. «Chi compra deve sapere da dove arriva il prodotto e la data di pesca. Il consumatore finale deve sapere cosa sta mangiando. L’abbiamo detto in Europa e continueremo a dirlo, è un obiettivo lungo e difficile da raggiungere ma possiamo arrivare a conclusione. Compito del ministero e del governo è pensare alla filiera e permettere di produrre reddito ma anche e soprattutto garantire un prodotto finale di qualità e sano. I 22 milioni di euro stanziati per controlli su latte e carne vanno in questa direzione. I controlli vanno rafforzati e intensificati, sia su quello che produciamo sia su ciò che importiamo. Non possiamo far entrare nel nostro Paese ciò che non metteremmo mai sulle nostre tavole».
Collaborazione e condivisione delle informazioni tra i propri ministeri: un modo di lavorare aziendale che si può esportare anche in politica? Sì. «Bisogna fare squadra per ottenere risultati, fare squadra tra pubblico e privato, tra agricoltura e ambiente» ha proseguito il ministro. «Dobbiamo poi dare all’agricoltura una visione a medio e lungo termine e capire quale dimensione dare alle aziende per confrontarsi col mercato. La politica deve favorire questa aggregazione per operare all’estero e avere una visione strategica. Per quanto riguarda l’Italian sounding, dobbiamo giocare d’attacco facendo conoscere nel mondo i nostri prodotti tramite eventi e iniziative di marketing. La nostra produzione è sotto attacco perché siamo i più contraffatti, noi vogliamo combatterla facendo vedere la qualità dei nostri prodotti».

 

Scenari, tendenze e rivoluzioni del cibo che verrà
I lavori assembleari sono stati l’occasione per presentare un’analisi sul cibo del futuro, stili, tendenze, export e Italian sounding. Cosa è emerso? Innanzitutto che entro il 2025 lo shopping on-line crescerà di 5 volte, rappresenterà il 20% del mercato totale e avrà un giro di affari di 100 miliardi di dollari. Sembrerebbe scontato il tramonto dei negozi tradizionali e invece i giganti dell’e-commerce avranno bisogno di show room e punti vendita nelle città. Insetti, vegan e cibi stampati in 3d arriveranno sulle nostre tavole, ma saranno sirene poco seduttive per i nostri gusti: secondo 9 Italiani su 10 anche nel 2050 continueranno a trionfare le eccellenze del made in Italy, mentre nel mondo 1 consumatore su 10 mangerà made in Italy. Il tagliere di formaggi e salumi, pesce e carne, pizza pasta e pane, latte e ortofrutta sarà sempre in cima alle preferenze dei palati senza essere scavalcato dalle innovazioni gastro-etniche. E ancora, vista e olfatto sono i sensi che guidano l’acquisto di pesci, molluschi e crostacei si legge nel report. Inoltre, per 4 Italiani su 5 la tracciabilità e la sicurezza alimentare sono must irrinunciabili nella scelta di cosa e dove acquistare. Tra le sfide del futuro c’è poi quella di migliorare la resa al palato dei prodotti di quarta e quinta gamma. Obiettivo: incrementare il consumo di prodotti ittici anche di chi è frenato nell’acquisto per l’impegno richiesto in cucina nella loro preparazione.

 

Sostenibilità, ecco chi spreca di più
«L’agroalimentare è accusato di sprecare risorse, a partire dall’utilizzo dell’acqua nei campi, ma nessuno ha investito più dell’agroalimentare nella sostenibilità ambientale» tuonano i relatori dall’assemblea romana. E le cifre lo dimostrano: 7 cooperative agroalimentari su 10 sono impegnate in progetti di sostenibilità ambientale; 1 su 2 investe in risparmio d’acqua tra microirrigazione droni, sensori ed energia elettrica; 1 su 3 è indirizzata verso il riutilizzo dei materiali (biomasse e scarti industriali); 1 su 3 in tecnologie rispettose dell’ambiente. E anche per i prodotti ittici la parola d’ordine è sostenibilità. «Per 2 cooperative su 3 questo è già realtà con l’utilizzo di tecniche di pesca e allevamento a basso impatto, l’impiego di attrezzi da pesca sempre più selettivi o la riduzione volontaria delle giornate di pesca per non stressare le risorse e valorizzare le produzioni. I pescatori sono chiamati a ripulire i fondali da plastiche o immondizia grazie a progetti sperimentali che li vedono protagonisti lungo la Penisola. Lo spreco degli acquedotti italiani invece ammonta a 2,8 milioni di metri cubi al giorno. In un anno, in media, perdono il 40% della portata d’acqua con punte del 77% in alcuni capoluoghi del Centro-sud. Questo la dice lunga su chi davvero sprechi risorse vitali nel nostro Paese a danno degli utenti».

 

Mercuri e Tiozzo eletti alla presidenza e alla vicepresidenza
Al termine dell’assemblea Giorgio Mercuri e Paolo Tiozzo sono stati eletti rispettivamente presidente e vicepresidente con delega alla pesca di Confcooperative FedAgriPesca. «Il cibo e la sua produzione sono la vera sfida del futuro — hanno dichiarato Mercuri e Tiozzo — in un’ottica di valorizzazione della cultura, dello stile di vita e dell’alimentazione del nostro Paese. In tale sfida le cooperative intendono giocare un ruolo da protagonista, attraverso una strategia unitaria. È per questo motivo che abbiamo dato vita a un progetto di rappresentanza che possa affrontare, in un’ottica comune, tematiche comuni ai vari settori, quali la sostenibilità, l’ambiente, la qualità del cibo, la sicurezza alimentare».
(Fonte: www.confcooperative.it)

 

Didascalia: l’assemblea “A portata di futuro” ha riunito a Roma lo scorso 27 giugno i delegati delle cooperative agricole e della pesca aderenti a Confcooperative. La federazione di Confcooperative associa 3.300 cooperative agricole, agroalimentari e della pesca, oltre 430.000 soci, per un fatturato di 29 miliardi di euro.

Photogallery

Il Pesce
Anno:

Numero:


Cerca negli articoli di Il Pesce:
Annuario del Pesce e della Pesca
La banca dati che con cadenza annuale costituisce un prezioso strumento di lavoro per gli operatori del settore ittico e acquacoltura.