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Il Pesce nr. 4, 2018

Rubrica: Attualità
(Articolo di pagina 20)

Fish Dependence Day

Allarme WWF: il 6 aprile l’Italia ha esaurito le proprie risorse ittiche interne. Il 9 luglio, invece, è toccato all’Europa. L’ultimo rapporto FAO mostra gli oceani fortemente sfruttati e milioni di persone che dipendono da essi. È indispensabile invertire la rotta

Dagli oceani arrivano due segnali di allarme. Il primo emerge dal recente rapporto firmato dalla FAO, “SOFIA”, nel quale si evidenzia il drammatico stato in cui versano i nostri oceani. Circa il 33% degli stock ittici globali è in stato di sovrasfruttamento e circa il 60% viene pescato al massimo della propria capacità. Nonostante l’incremento annuale del consumo di pesce a livello globale (3,2%) abbia superato la crescita della popolazione (1,6%), più di 800 milioni di persone continuano a dipendere da questa risorsa — sia dalla pesca che dall’allevamento — per la propria sopravvivenza, come fonte di cibo, guadagno e sostegno. Il secondo segnale è la fine “simbolica” per l’Europa delle proprie scorte di pesce. Il 9 luglio è stato, infatti, il Fish Dependence Day europeo: ciò vuol dire che fino alla fine dell’anno l’Europa dipenderà dalle importazioni di pesce, crostacei e molluschi per soddisfare la richiesta dei propri consumatori. Sulle nostre tavole c’è, infatti, più pesce di quanto se ne possa pescare nei nostri mari o allevare nei nostri impianti di acquacoltura. «In poco più di tre mesi, l’Italia ha consumato l’equivalente dell’intera produzione ittica annuale nazionale e la restante parte dell’anno dipenderà dalle importazioni di pesce, so­prattutto dai Paesi in via di sviluppo» ha dichiarato la presidente di WWF Italia Donatella Bianchi. «È nostro dovere gestire gli oceani con più attenzione, se vogliamo che il pesce continui a nutrire le generazioni future: oggi assistiamo ad un’inversione di paradigma, il settore ittico è in crisi, i pescatori diminuiscono, ma non lo sforzo di pesca».

 

Si pesca meno ma peggio
«Il Fish Dependence Day europeo è arrivato un mese prima rispetto a quanto accadeva nell’anno 2000» ha aggiunto la Bianchi. «Fino a trent’anni fa l’Europa riusciva a soddisfare la propria domanda interna, con pesca e allevamento locali, fino a settembre o ottobre. Dobbiamo modificare le politiche globali, la richiesta e il consumo in una direzione sostenibile, se non vogliamo esaurire il pesce rimasto a disposizione. Dobbiamo inoltre considerare le nuove minacce, come l’incontenibile diffusione delle plastiche nei nostri mari, che en­trando nella catena alimentare riducono ulteriormente la disponibilità di risorse ittiche. Dai prossimi anni il Fish Dependence Day potrebbe essere sostituito dal Fish Plastic Day».

 

L’importanza di fare scelte sostenibili
Rispetto ai consumi pro capite, l’Italia è all’ottavo posto in Europa: gli Italiani consumano in media 28,9 kg l’anno di pesce. Siamo preceduti da Portogallo (55,3 kg), Spagna (46,2 kg), Lituania (44,7 kg), Francia (34,4 kg), Svezia (33,2 kg), Lussemburgo (33,1 kg) e Malta (32 kg). I primi cinque paesi sopra elencati consumano da soli un terzo di tutto il pesce pescato e allevato in Europa. La media per ogni cittadino europeo è di 22,7 kg di pesce l’anno. In Europa ci sono ancora alcuni paesi autonomi, ovvero in grado di pescare e produrre  quanto (o più di quanto) consumano internamente: sono la Croazia, i Paesi Bassi, l’Estonia e l’Irlanda. La stragrande maggioranza, invece, consuma più di quanto sia in grado di pescare e produrre, dipendendo così dalle importazioni per sostenere i propri consumi nazionali da un certo momento in poi dell’anno, a volte molto in anticipo. «Che si tratti di pesce di provenienza nazionale o di importazione, la cosa importante è fare una scelta sostenibile, aiutando così gli oceani e gli stock ittici a recuperare e a sostenere il benessere di quelle persone che dipendono dal pesce come fonte primaria di cibo e reddito», conclude Donatella Bianchi.
(Fonte: WWF Italia — www.wwf.it)

 

Bibliografia
FAO Committee on Fisheries (Rome, 9-13 July 2018), State of World Fisheries and Aquaculture. Executive Summary, www.fao.org/fileadmin/user_upload/COFI/COFI33Documents/MX204en.pdf
Directorate-General for Maritime Affairs and Fisheries, 2018, Facts and figures on the Common Fisheries Policy, publications.europa.eu/en/publication-detail/-/publication/08d4994e-4446-11e8-a9f4-01aa75ed71a1

 

Fish Forward: pesce sostenibile per l’ambiente, per le persone e per i Paesi in via di sviluppo

La giornata in cui ricorre il Fish Dependence Day è differente per ogni paese: il 17 gennaio per l’Austria, il 15 febbraio per la Slovenia, il 18 febbraio per la Slovacchia, il 22 febbraio per il Belgio, il 29 febbraio per la Romania, il 6 aprile per l’Italia, il 30 aprile per la Lituania, il 4 maggio per la Germania, il 5 maggio per il Portogallo, il 26 maggio per la Spagna. In questi ultimi vent’anni il problema globale della sovrapesca è aumentato drammaticamente. Per di più la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata, amplifica ulteriormente la pressione sugli stock ittici. Sebbene alcuni stock si siano stabilizzati, grazie alle azioni intraprese nell’ambito della Politica Comune della Pesca, i livelli di autosufficienza europei, per quanto riguarda il pesce, sono ancora troppo bassi e troppi stock risultano ancora sovrasfruttati. Secondo la Commissione europea, il 41% degli stock ittici analizzati in Atlantico è sfruttato eccessivamente. Questa percentuale sale all’88% se si guarda a quelli del Mediterraneo. La sovrapesca colpisce anche gli stock ittici dei Paesi in via di sviluppo, che dipendono fortemente da questa preziosa risorsa. L’allarme della dipendenza dal­le importazioni di pescato viene lanciato dal WWF nel­l’ambito del progetto Fish Forward, che ha l’obiettivo di incrementare la con­sapevolezza sugli impatti sociali e ambientali del consumo di pesce, stimolando i consumatori a scegliere pesce sostenibile. Avviato nel 2015, coinvolge undici Stati Membri dell’Unione Europea (photo © WWF-US).

www.fishforward.eu/it
pescesostenibile.wwf.it

 

Didascalia: oltre metà della domanda europea di pesce è soddisfatta dalla produzione dei Paesi in via di sviluppo.

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