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Il Pesce nr. 4, 2018

Rubrica: Mercati
(Articolo di pagina 80)

Il mercato ittico 2017 della UE

Osservatorio europeo del mercato dei prodotti della pesca e dell’acquacoltura – Parte III

Commercio

 

Valore del saldo commerciale UE
Il deficit del saldo commerciale (esportazioni meno importazioni) della UE per i prodotti ittici è in crescita dal 2013. Nel 2016 ha raggiunto il picco di 19,6 miliardi di euro e 4,13 milioni di tonnellate. Rispetto all’anno precedente è aumentato di 226.090 tonnellate e 1,8 miliardi di euro, cioè del 6% in volume e del 10% in valore. Sia le importazioni di prodotti freschi che quelle di prodotti congelati hanno contribuito all’aumento del deficit. Per il fresco, il deficit è aumentato del 21%, raggiungendo 6,7 miliardi di euro; per il congelato, un aumento del 10% ha portato a un deficit di 11,8 miliardi di euro. Tutti i maggiori importatori fra i Paesi Membri della UE hanno registrato un aumento del deficit dal 2015 al 2016. Da notare come la Svezia risulti il paese con il deficit più elevato, in quanto è lo Stato Membro da cui transita il pesce proveniente dalla Norvegia.
Le importazioni di prodotti ittici freschi seguono un trend crescente dal 2012, quelle di prodotti congelati dal 2014. Tuttavia, queste ultime hanno un valore pari alla metà del valore totale di prodotti ittici importati nella UE, mentre il fresco ricopre il 18% del totale.
Le esportazioni hanno una composizione similare, con il 44% del totale rappresentato dal congelato e il 23% dal fresco.

 

Confronto tra le importazioni di pesce e carne
Dei 137 miliardi di euro di prodotti alimentari importati dalla UE32, il 18% è costituito da pesce e il suo valore è in crescita. Nel 2015, il rapporto tra il valore del pesce importato e quello della carne importata nella UE era di 4,20, cioè il valore del pesce importato era il quadruplo di quello della carne, mentre nel 2016 era pari a 5,08, cioè lo superava di più di cinque volte.

 

Importazioni extra-UE
Nel 2016 il valore delle importazioni da extra-UE di prodotti ittici ha raggiunto il picco di 24,4 miliardi di euro. In termini di volume, hanno raggiunto 6 milioni di tonnellate, dopo essere rimaste sotto questa soglia dal 2007. Rispetto al 2015, mentre l’incremento dei volumi importati è stato solo del 3%, la crescita del loro valore è stata del 9%, pari a 2,1 miliardi di euro in valore assoluto. Tale crescita è stata determinata principalmente dalle importazioni di salmone, il cui valore ha raggiunto 5,5 miliardi di euro, cioè 1,1 miliardi in più rispetto all’anno precedente. Ciò ha avuto luogo grazie ad un incremento del prezzo del salmone importato nella UE pari al 27%, salito da 5,22 a 6,62 €/kg.
Anche i valori delle importazioni di merluzzo nordico e di gamberoni e mazzancolle sono aumentati sensibilmente, registrando complessivamente un incremento di oltre 290 milioni di euro. Per entrambi, l’aumento ha riguardato i prodotti congelati; il salmone invece è stato importato quasi interamente fresco e il suo valore, incrementato di 984 milioni di euro, ha determinato l’aumento generale registrato per le importazioni di questa specie.
Nel 2016, grazie all’aumento del valore del salmone fresco importato dalla Norvegia, la Svezia ha registrato il maggior valore delle importazioni UE da Paesi Terzi, ruolo che aveva rivestito la Spagna nei dieci anni precedenti. Il salmone fresco proveniente dalla Norvegia ha determinato anche per la Danimarca un aumento del valore totale delle importazioni da paesi extra-UE, aumentate di 400 milioni di euro.
La Francia è stato l’unico Stato Membro a registrare una diminuzione in valore delle importazioni da Paesi Terzi nel 2016 rispetto al 2015, riconducibile alla riduzione delle importazioni di tonno a pinne gialle dal Ghana, il paese da cui la Francia ne importa le maggiori quantità, che sono diminuite del 41% e il cui valore si è più che dimezzato.
Per ciascuno dei dieci paesi da cui la UE importa la maggior parte dei prodotti ittici si sono registrati picchi in valore nel 2016. I più importanti hanno riguardato la Norvegia (+20% rispetto al 2015), il Marocco (+14%) e l’Ecuador (+10%).
La Norvegia è il paese d’origine principale delle importazioni di prodotti ittici nella UE. Nonostante l’estensione dell’embargo russo fino a dicembre 2017, le importazioni in UE dalla Norvegia, invece di aumentare, si sono ridotte nel 2016 rispetto al 2015 in misura pari al 5%, raggiungendo 1,5 milioni di tonnellate, a causa di un forte incremento dei prezzi. Tuttavia, in termini di valore hanno toccato 6,3 miliardi di euro, il livello più alto mai raggiunto. Segue la Cina, da cui la UE ha importato 515.074 tonnellate di prodotti ittici nel 2016, per un valore complessivo di 1,7 miliardi di euro: si tratta di un picco in termini sia di volume che di valore, con aumenti rispettivamente del 7% e dell’8% rispetto al 2015. Tale trend è stato provocato dalla crescita delle importazioni di calamaro fresco da parte della Spagna, a cui la Cina ha esportato 35.000 tonnellate (+56% rispetto al 2015) per 111 milioni di euro (+115%).

 

Salmonidi
Nel 2016, i salmonidi importati nella UE hanno raggiunto la loro quantità massima (880.000 tonnellate per un valore di 5,7 miliardi di euro), mentre il salmone ne ha determinato la crescita in termini di valore, in quanto le sue importazioni sono aumentare di 1,1 miliardi di euro, raggiungendo un valore totale di 5,5 miliardi di euro. Per le importazioni di trota si è registrato un incremento notevole in termini di volume, poiché esse sono aumentate di 5.299 tonnellate raggiungendone 33.169. Svezia e Germania ne hanno assorbito la maggior parte, importando le maggiori quantità rispettivamente da Norvegia e Turchia.
Nel 2016, circa un quarto del valore dei prodotti ittici importati dalla UE era rappresentato da quello del salmone. Si tratta prevalentemente di salmone fresco (intero) proveniente dalla Norvegia, che, come registrato da EUROSTAT, viene immesso nel mercato UE tramite Svezia e Danimarca.
Se consideriamo le importazioni UE di salmone fresco degli ultimi dieci anni, queste hanno subito un’impennata in termini di valore dal 2015 al 2016, passando da 3,5 a 4,4 miliardi di euro (+25%), a fronte di una diminuzione in volume del 4% (passato da 701.000 a 671.000 tonnellate). Nel corso del decennio 2007-2016, il valore è triplicato, mentre i volumi sono aumentati del 68%.
L’aumento del prezzo medio del salmone importato nella UE da Paesi Terzi dal 2015 al 2016 (+27%, da 5,22 a 6,26 e/kg) ha assorbito quello registrato in particolare dal salmone fresco proveniente della Norvegia, salito da 4,99 a 6,55 e/kg (+31%).

 

Crostacei
Dal 2010 fino al 2015, il gruppo di prodotti ittici più importati nella UE è stato quello dei crostacei. Nel 2016, essi sono stati superati dai salmonidi, per i quali si è registrato un aumento molto sostanzioso. Nel 2016, le importazioni di crostacei sono aumentate notevolmente rispetto al 2015, specialmente in valore: con un incremento di 70 milioni di euro, esse hanno raggiunto un totale di 4,7 miliardi di euro, per 614.733 tonnellate (+2%). Tale aumento è riconducibile all’incremento del prezzo registrato per quasi tutte le specie del gruppo. L’unico gruppo di specie per cui il prezzo delle importazioni non è aumentato è quello dei “gamberi e gamberetti diversi” (1), il cui prezzo nel 2016 era di 7,22 e/kg, cioè il 6% in meno rispetto a quello registrato nel 2015.
Un quarto delle importazioni di crostacei sono state realizzate dalla Spagna, dove hanno raggiunto un miliardo di euro, in aumento del 3% rispetto al 2015. I paesi da cui proviene la maggior parte dei crostacei importati dalla UE sono l’Ecuador, che nel 2016 costituiva il 16% del totale, l’India e l’Argentina, che ne coprivano ciascuna il 13%. In termini di valore, anche le importazioni dal Vietnam hanno raggiunto livelli importanti, occupando il terzo posto con 54.498 tonnellate e 488 milioni di euro. Dopo il salmone, i gamberi congelati — costituiti prevalentemente da gamberoni e mazzancolle (2) (69% del totale) e dal raggruppamento “gamberi e gamberetti diversi” (26%) — sono il gruppo di prodotti importati nella UE a valore più alto. Nel 2016 hanno raggiunto 3,2 miliardi di euro, cioè 121 milioni di euro in più rispetto al 2015 (+4%).

 

Gamberoni e mazzancolle
Nel 2016 si è registrato un incremento del 4% nelle importazioni di gamberoni e mazzancolle congelati rispetto all’anno precedente, che hanno raggiunto 280.183 tonnellate. In termini di valore, grazie ad un aumento del 7%, hanno raggiunto il picco di 2,2 miliardi di euro. Il prezzo medio a cui sono stati importati è aumentato del 3%, dopo un biennio (2014-2015) in cui si era mantenuto stabile.
I mercati principali sono la Spagna e la Francia, che coprono rispettivamente il 26% e il 24% del totale delle importazioni UE di questi prodotti. La Spagna ne ha importati congelati 71.492 tonnellate, pari a un valore di 492 milioni di euro. Mentre i volumi importati sono rimasti pressoché stabili rispetto al 2015, si è registrata una crescita del 7% in termini di valore. Lo stesso è accaduto per la Francia, dove le importazioni hanno raggiunto 67.774 tonnellate e circa 490 milioni di euro.

 

Gamberi e gamberetti diversi
Le importazioni di “gamberi e gamberetti diversi”, costituite in larga parte da prodotti congelati, sono scese a 241.012 tonnellate e 1,7 miliardi di euro. Ciò ha costituito una diminuzione dell’8% in valore, corrispondente a una riduzione pari a 143 milioni di euro, e dell’1% in volume (–3.053 tonnellate). Con un totale di 78.269 tonnellate e 463 milioni di euro, l’Argentina è stato il paese da cui la UE ha importato più “gamberi e gamberetti diversi” congelati nel 2016. La Spagna e il Regno Unito ne hanno assorbito le maggiori quantità, pari rispettivamente a 73.428 e 35.634 tonnellate.

 

Pesci demersali
Nel 2016, il 20% dei volumi delle importazioni di prodotti ittici provenienti da paesi extra-UE era rappresentato dai pesci demersali; in valore, tale gruppo di prodotti copriva il 17% del totale. Essi hanno raggiunto il picco mai registrato prima sia in volume che in valore, raggiungendo 1,2 milioni di tonnellate (+5% rispetto al 2015) e 4,3 miliardi di euro (+3%).

 

Merluzzo nordico
Nel 2016, il 43% dei pesci demersali importati nella UE era costituito da merluzzo nordico, le cui importazioni sono state pari a 518.250 tonnellate. In valore, tale specie ha raggiunto il 54% del totale, con 2,3 miliardi di euro. Le importazioni di merluzzo nordico, incrementando del 7% in volume e 6% in valore, hanno spinto la crescita di quelle del gruppo dei pesci demersali in generale.
L’esportatore principale di merluzzo nordico alla UE è la Norvegia, che ha raggiunto 178.791 tonnellate e 820 milioni di euro. A fronte di un lieve aumento del prezzo (passato da 4,54 a 4,58 €/kg), il valore complessivo ha registrato un aumento molto significativo pari a quasi 20 milioni di euro. Lo stesso aumento di 20 milioni di euro è stato osservato per le importazioni di merluzzo nordico proveniente dalla Russia: esse hanno raggiunto 369 milioni di euro per 98.352 tonnellate, nonostante il prezzo sia sceso da 3,79 a 3,75 €/kg.
Il merluzzo nordico importato da Paesi Terzi è immesso nella UE tramite il mercato olandese. Nel 2016 le importazioni in questo paese corrispondevano al 25% del totale delle importazioni UE da Paesi Terzi. Tuttavia, tali prodotti sono poi stati riesportati verso altri Stati Membri. Si è trattato prevalentemente di filetti congelati importati dall’Islanda a 4,27 €/kg e prodotti interi freschi importati dalla Russia a 3,76 €/kg.

 

Tonnidi
Dei gruppi di prodotti più importati nella UE da Paesi Terzi, solo per i tonnidi, nel 2016, si è registrata una diminuzione in valore, rispetto al 2015, pari a 19 milioni di euro, a fronte di un aumento in volume di 9.464 tonnellate (+1%). Tuttavia, analizzando un arco temporale più ampio, il valore è cresciuto del 20% rispetto a sei anni prima e i volumi del 5%.

 

Tonno trasformato
Si tratta principalmente di tonno in scatola (per l’80%) e filetti (o loins) destinati all’industria conserviera (per il restante 20%). Nel 2016 il valore delle importazioni di tali prodotti è stato pari a 1,9 miliardi di euro, rappresentando così oltre il 73% del totale delle importazioni di tonno, nonostante una diminuzione di 136 milioni di euro (–7%) rispetto al 2015. Anche i volumi sono diminuiti del 3%, cioè di 17.698 tonnellate, raggiungendo 495.681 tonnellate.
Analizzandone la composizione a livello di specie, il tonnetto striato ne costituiva il 63% nel 2016, con 314.509 tonnellate importate a un valore complessivo di un miliardo di euro. Segue il tonno a pinne gialle, con 120.075 tonnellate e 563 milioni di euro. Regno Unito e Spagna hanno assorbito la maggior parte del tonno trasformato importato nel 2016 nella UE, in misura pari al 20% del totale per ciascuno dei due paesi.
L’Ecuador è il paese da cui la UE importa più tonno trasformato. Nel 2016 gli Stati Membri se ne sono approvvigionati a un prezzo medio di 3,73 e/kg, in linea con quello registrato nel 2015. Per quanto riguarda gli altri paesi d’origine principali, cioè le isole Mauritius e la Tailandia, il prezzo del tonno trasformato ha seguito un trend diverso. Quello proveniente dalle isole Mauritius è stato venduto a 3,84 e/kg (–2% rispetto al 2015), mentre quello esportato dalla Tailandia a 3,62 e/kg (+4%).

 

Prodotti per uso non alimentare
Dopo i pesci demersali e i salmonidi, il 14% del pesce importato nella UE è rappresentato da prodotti non destinati al consumo umano. Nel 2016, per questo gruppo di prodotti si sono registrate importazioni da paesi extra-UE pari a 843.532 tonnellate e 912 milioni di euro. La farina di pesce copre il 42% del totale in termini di valore, mentre circa la metà dei volumi è costituita da scarti.

 

Farina di pesce
Nel 2016 la UE ha importato 283.669 tonnellate di farina di pesce, in leggero aumento rispetto al 2015, quando se ne era importata la quantità più bassa mai registrata. Anche in termini di valore si è osservato un aumento (+3%) e si sono raggiunti 385 milioni di euro. Tali andamenti crescenti si sono verificati grazie alle importazioni dal Perù, che ne è il principale paese d’origine. Nel 2016 ha venduto alla UE 63.687 tonnellate di farina di pesce al prezzo di 1.361 €/t. Il valore complessivo è stato pari a 87 milioni di euro, con un incremento di 27 milioni rispetto al 2015.
Il 47% delle importazioni di farina di pesce da Paesi Terzi è avvenuto da parte della Germania, mentre un quarto del totale dalla Danimarca. La Germania importa prevalentemente dal Perù (farine, polveri e agglomerati in forma di pellet utilizzati negli allevamenti avicoli e suini) e dal Marocco. La Danimarca invece importa prevalentemente dalla Norvegia.
Rispetto al 2015, in Germania, nel 2016, sono aumentati i volumi di farina di pesce importata da paesi extra-UE, mentre in Danimarca si sono ridotti. L’aumento in Germania è stato pari al 10% in volume e all’8% in valore, e ha portato ad un totale di 134.621 tonnellate e 178 milioni di euro. Il prezzo è sceso in maniera ridotta, passando da 1.351 a 1.324 €/t. La Danimarca ha riportato una contrazione del 10% in termini di volume, sceso a 68.764 tonnellate, mentre il valore è rimasto stabile a 90 milioni di euro grazie al prezzo che è aumentato di 129 €/t raggiungendo così 1.297 €/t.

 

Olio di pesce
Le importazioni di olio di pesce sono aumentate solo dell’1% nel 2016, raggiungendo 177.093 tonnellate. In valore, invece, si è osservato un aumento significativo, pari a 27 milioni di euro (+10%). La Norvegia è il principale fornitore di olio di pesce alla UE e nel 2016 ne ha esportate 57.070 tonnellate al prezzo di 1.115 €/t. Seguono gli Stati Uniti, che ne hanno esportate alla UE 39.929 tonnellate al prezzo di 1.669 €/t. Rispetto al 2015, le importazioni di olio di pesce dal Perù sono crollate di oltre il 60% nel 2016, passando da 58.112 a 21.996 tonnellate. Tale riduzione, assieme all’aumento vertiginoso delle importazioni UE provenienti dagli Stati Uniti (+201%), ha fatto sì che il Perù diventasse per la prima volta soltanto il terzo esportatore di olio di pesce alla UE.
La Danimarca è lo Stato Membro in cui si importa la maggior parte dell’olio di pesce. Nel 2016 ne ha acquistate 85.755 tonnellate da paesi extra-UE, prevalentemente importandone da Stati Uniti (39.751 tonnellate a 1.569 €/t), Perù (20.041 tonnellate a 2.111 €/t) e Norvegia (13.853 tonnellate a 1.417 €/t).

 

Esportazioni extra-UE
Nel 2016 il valore delle esportazioni degli Stati Membri a paesi extra-UE ha proseguito il trend crescente avviato sei anni prima, raggiungendo 4,7 miliardi di euro. Rispetto al 2015, quando erano pari a 4,5 miliardi di euro, sono aumentate del 5% fino a raggiungere il valore più alto mai registrato. In termini di volume si sono ridotte del 3%, passando da 1,92 a 1,87 milioni di tonnellate. Nel decennio dal 2007 al 2016 si può osservare un andamento stabile dei volumi.
Sempre nel 2016, sei Stati Membri hanno raggiunto il 77% delle esportazioni complessive della UE destinate a Paesi Terzi: si tratta di Spagna, Danimarca, Paesi Bassi, Regno Unito, Francia e Germania. Ciascuno di essi ha riportato valori in aumento rispetto al 2015. Di questi Paesi, solo la Spagna ha registrato volumi in diminuzione, scesi da 410.722 a 389.790 tonnellate, per un valore di 836 milioni di euro, inferiore di 11 milioni rispetto all’anno precedente.
Le esportazioni danesi sono passate da 292.257 a 297.529 tonnellate. In valore hanno raggiunto il picco di 800 milioni di euro, registrando un incremento pari a 73 milioni di euro riconducibile all’aumento del valore dei prodotti ittici esportati in Vietnam (prevalentemente costituiti da halibut della Groenlandia da filettare) e in Norvegia (prevalentemente olio di pesce non destinato al consumo umano).
Dopo la diminuzione registrata nel 2015 rispetto al 2014, il volume delle esportazioni olandesi è aumentato di circa 27.500 tonnellate nel 2016, raggiungendo il picco  degli ultimi nove anni a 440.574 tonnellate. In termini di valore, nel 2016 è stato raggiunto l’importo più alto mai registrato, pari a 681 milioni di euro, grazie ad un aumento di ben 80 milioni di euro rispetto al 2015.
Le esportazioni della UE verso Paesi Terzi, in termini di volume, sono destinate soprattutto alla Norvegia e alla Nigeria. Nel 2016 quelle verso la Norvegia ammontavano a 257.894 tonnellate (in aumento di 34.253 tonnellate o del 15% rispetto al 2015), mentre quelle verso la Nigeria a 239.254 tonnellate (ridottesi di 28.230 tonnellate o dell’11%). Nel primo caso l’aumento è stato dovuto alle esportazioni di prodotti non destinati all’uso alimentare; la diminuzione delle esportazioni verso la Nigeria è invece legata a quelle di sgombro.
In termini di valore, la Norvegia è il secondo paese di destinazione, con 496 milioni di euro registrati nel 2016, in aumento del 15% rispetto al 2015 (+64 milioni di euro). La Nigeria è invece solo il settimo, poiché si esportano prodotti a valore inferiore: nel 2016 il totale ammontava a 215 milioni di euro, cioè 61 in meno rispetto al 2015, in calo del 22%.
Fra le esportazioni della UE, quelle destinate agli Stati Uniti hanno il valore maggiore e sono state pari a 559 milioni di euro nel 2016 (il valore più alto fino ad oggi osservato) per 83.841 tonnellate. Si sono mantenute pressoché stabili rispetto al 2015, aumentando del 4% in volume e del 7% in valore. La “principale specie commerciale” di maggior valore esportata dalla UE agli Stati Uniti è il salmone, il cui valore di 256 milioni di euro rappresentava circa la metà del valore complessivo delle esportazioni di prodotti ittici verso questo paese. Sebbene le esportazioni di trota siano diminuite del 7% in volume, la crescita del loro valore da 12 a 35 milioni di euro (+191%) ha determinato il picco del 2016.

 

Piccoli pelagici
Nel 2016 le esportazioni di piccoli pelagici hanno continuato a diminuire, raggiungendo 629.344 tonnellate, un volume inferiore dell’11% rispetto al 2015 e del 26% rispetto a due anni prima. Di conseguenza, questo gruppo di prodotti ha coperto solo il 34% del totale delle esportazioni di prodotti ittici della UE, mentre nel 2015 ne costituiva il 37%. Ciononostante, i piccoli pelagici sono ancora di gran lunga i prodotti ittici più esportati, poiché quelli non destinati all’uso alimentare coprono il 18% del totale.

 

Aringa
Due “principali specie commerciali” appartenenti a questo gruppo, cioè aringa e sgombro, sono le specie più esportate dalla UE. Nel 2016 costituivano rispettivamente l’11% e il 10% del totale delle esportazioni di prodotti ittici in termini di volume. Le esportazioni di aringa, in continuo calo, sono diminuite dell’8% raggiungendo 198.572 tonnellate e 161 milioni di euro. L’intensità della riduzione in termini di valore (–10%) è stata superiore a quella in volume, sebbene il prezzo sia rimasto a 0,81 €/kg.
Quasi il 70% dell’aringa esportata dalla UE proviene dalla flotta dei Paesi Bassi, dove opera la più grande azienda europea per la pesca da traino e congelamento di specie pelagiche. Nel 2016 le esportazioni danesi di aringa congelata destinate a Paesi Terzi ammontavano a 136.178 tonnellate, in aumento del 5% rispetto al 2015, ed hanno registrato un prezzo di 0,77 €/kg. Nigeria ed Egitto sono i principali Paesi di destinazione.

 

Sgombro
Le esportazioni di sgombro sono diminuite del 13% nel 2016, raggiungendo 196.113 tonnellate. Tuttavia, tale volume è stato superiore del 24% rispetto alla sua media decennale. In termini di valore, la media decennale è stata superata del 21%, nonostante una diminuzione del 9% rispetto al 2015 che ha portato ad un totale di 240 milioni di euro. I principali Stati Membri ad esportare lo sgombro sono Paesi Bassi, Irlanda, Spagna e Regno Unito, che vendono principalmente prodotti congelati alla Nigeria e, in quantità minori, all’Egitto. Nel 2016 gli Stati Membri della UE hanno esportato sgombro congelato mediamente a 1,17 e/kg e tale prezzo è aumentato del 4% rispetto al 2015.

 

Suro
Il suro è la quarta “principale specie commerciale” più esportata dalla UE. Nel 2016 rappresentava l’8% del totale delle esportazioni di prodotti ittici a Paesi Terzi, con 145.929 tonnellate e 137 milioni di euro. In termini di volume, si è registrata una leggera diminuzione (–1%), mentre il crollo in valore è stato di 30 milioni di euro, cioè del 18%. Tale crollo è stato determinato da una contrazione del 17% del prezzo medio all’esportazione, passato da 1,13 €/kg (nel 2015) a 0,94 €/kg (2016). Gli esportatori principali sono Paesi Bassi, Spagna e Irlanda, mentre i mercati di destinazione più importanti sono Egitto, Nigeria e Giappone.

 

Prodotti per uso non alimentare
Le esportazioni della UE di prodotti ittici non destinati all’uso alimentare sono state di 338.064 tonnellate nel 2016, per un valore complessivo di 552 milioni di euro. Rispetto al 2015, sono diminuite del 4% in termini di volume e del 2% in termini di valore. Le esportazioni di questo gruppo di prodotti hanno una composizione diversa rispetto alle importazioni: gli scarti coprono infatti una quota meno importante del totale di questa categoria in termini di volume (l’8%, contro il 45% delle importazioni), a beneficio dell’olio di pesce.

 

Olio di pesce
Nel 2016 l’olio di pesce esportato dalla UE ha raggiunto il suo picco, pari a 127.064 tonnellate e 237 milioni di euro. Si è trattato di un aumento rispetto al 2015 pari al 20% in termini di volume e al 12% in termini di valore. La Danimarca ha trainato la crescita a livello UE, con volumi che sono aumentati da 95.686 a 113.637 tonnellate (+19%), per un valore totale passato da 171 a 188 milioni di euro. Il Paese a cui la Danimarca ha esportato la quantità maggiore di olio di pesce è la Norvegia, al prezzo di 1.642 €/t.

 

Farina di pesce
Le esportazioni di farina di pesce sono diminuite dell’11% sia in volume che in valore, raggiungendo 182.539 tonnellate e 280 milioni di euro. La Danimarca ne è l’esportatore principale, destinandola prevalentemente alla Norvegia, dove nel 2016 l’ha venduta a 1.641 €/t. Il prezzo ha registrato un incremento del 17% rispetto a quello del 2015.

 

Tonnidi
La Spagna e la Francia esportano la quasi totalità del tonno, fresco e congelato, destinato a Paesi Terzi. Nel 2016 i mercati principali delle esportazioni spagnole sono stati le isole Seychelles, le isole Mauritius e l’Ecuador. Rispetto al 2015, la quota di mercato delle isole Seychelles è cresciuta a discapito delle isole Mauritius e lo stesso è avvenuto per le esportazioni francesi, dove è cresciuta a discapito dei mercati della Costa d’Avorio e del Ghana.

 

Tonnetto striato
Nel 2016 le esportazioni di tonnetto striato (prevalentemente congelato) ammontavano a 131.550 tonnellate e 197 milioni di euro, in aumento dell’11% in valore rispetto al 2015, ma in leggero calo in termini di volume (–2%). La Spagna ne ha esportate 86.134 tonnellate (8.000 in meno rispetto al 2015) al prezzo di 1,07 €/kg. Tuttavia, grazie all’incremento del prezzo (+14%), il valore complessivo è aumentato del 4% e ha raggiunto 92 milioni di euro. Le esportazioni francesi di questa specie hanno raggiunto 32.499 tonnellate e un prezzo di 1,10 €/kg, generando un incremento sia in volume che in valore.

 

Tonno a pinne gialle
Le esportazioni di tonno a pinne gialle sono in declino dal 2013. Nel 2016 si sono attestate a 73.379 tonnellate e 113 milioni di euro, diminuendo così sia in volume (–10%) che in valore (–5%). Tale andamento negativo è legato alle esportazioni di Spagna e Francia, che sono state rispettivamente pari a 49.774 e 23.464 tonnellate, per valori complessivi di 73 e 40 milioni di euro.

 

Salmonidi
Nel 2016 i salmonidi esportati dalla UE erano costituiti per il 77% di salmone, per il 15% da trote e per la parte restante da altre specie. Complessivamente esse hanno raggiunto un picco, in termini di valore nel 2016, pari a 754 milioni di euro, in aumento del 12% rispetto al 2015. In volume sono cresciute in termini più contenuti (+3%), raggiungendo 107.656 t.

 

Salmone
La UE ha esportato 82.543 tonnellate di salmone a Paesi Terzi, per un valore totale di 592 milioni di euro: rispetto al 2015, si è registrato un calo dei volumi in misura del 4%, mentre il valore è aumentato di 26 milioni di euro (+5%), dopo la contrazione osservata nel 2015 rispetto al 2014. L’aumento in valore è stato generato dalle esportazioni dei Paesi Bassi (+47%, passate da 42 a 62 milioni di euro per 4.333 tonnellate), Danimarca (+77%, da 15 a 27 milioni di euro per 2.731 tonnellate) e Germania (+33%, da 34 a 45 milioni di euro per 2.827 tonnellate). Tuttavia, il valore del salmone esportato dal Regno Unito (il principale fornitore) è sceso dell’8%, passando da 364 a 334 milioni di euro per 50.219 tonnellate. Il salmone viene esportato prevalentemente fresco o congelato. Tuttavia, la gran parte del valore complessivo deriva dalle esportazioni di filetti affumicati destinate al mercato svizzero o a quello statunitense. Mediamente, nel 2016 essi sono stati infatti venduti nel primo caso a 18,39 €/kg, nel secondo a 19,80 €/kg.
(Fonte: EUMOFA – European Market Observatory for Fisheries and Aquaculture Products
Commissione europea Affari Marittimi e Pesca)

www.eumofa.eu/the-eu-fish-market

 

Note

  1. La specie commerciale “Gamberi e gamberetti diversi” è l’aggregato di 7 codici NC-8: 03061799, 03062710, 03061710, 03062799 (gamberetti e gamberi non specificati, congelati, non congelati e affumicati), 16052110, 16052190 e 16052900 (gamberetti non specificati, preparati o conservati, in diversi imballaggi).
  2. La specie commerciale “Gamberoni e mazzancolle” comprende due codici NC-8: 03061791 (gamberi rosa Mediterraneo (Parapenaeus longirostris – congelati) e 03061792 (gamberoni mazzancolle genere Penaeus – congelati).

 

Didascalia: dei 137 miliardi di euro di prodotti alimentari importati dalla UE32, il 18% è costituito da pesce e il suo valore è in crescita (photo © www.gettyimages.com).

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