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Il Pesce nr. 3, 2018

Rubrica: Specie ittiche
Articolo di Del Grammastro L.
(Articolo di pagina 78)

Torpedine, il pesce elettrico

Nel vasto mondo del pesce povero che popola i nostri mari, il titolo di “più povero dei poveri”, forse, dovremmo assegnarlo alla torpedine (Torpedo torpedo), conosciuta anche come “tremola” o “razza elettrica”. È un pesce talmente poco considerato che i pescatori spesso lo ributtano in acqua, e se qualche ristorante vuole averlo in cucina deve raccomandarsi, perché la sua carne non è affatto disprezzabile e meriterebbe maggior fortuna. È un pesce simile alla razza, cartilagineo, solitario, a forma discoidale tronca anteriormente. La colorazione del dorso è bruno nocciola, con numerose piccole chiazze biancastre. Normalmente sul dorso vi sono 5 ocelli, disposti simmetricamente in una serie di 3 e una serie parallela di 2, di colore azzurro cupo, bordati da un cerchio nero e da un alone più chiaro. Più raramente gli ocelli possono essere 1, 3, 7, 8 e anche 9. Raggiunge al massimo una lunghezza di 60 cm, con due pinne dorsali sulla coda breve, grossa e carnosa; gli occhi dorsali sono piccoli e ravvicinati, la bocca è ovale, arcuata con denti piccoli dotati di una sola cuspide tagliente. Non possiede né scaglie, né aculei, ma è caratterizzato dalla presenza, ai lati del corpo, di particolari organi definiti elettrogeni in grado di produrre un campo elettrico, la cui scarica (che può variare, a seconda delle specie, dagli 8 ai 200 volt) viene utilizzata per catturare le prede tramortendole. Questi organi sono muscoli modificati funzionanti come una batteria elettrica, reniformi, racchiusi tra pinne pettorali e cranio, composti da un gran numero di piccoli prismi disposti verticalmente, in colonne, fra la superficie dorsale e quella ventrale del pesce. Ogni prisma è formato da una decina di minuscoli dischi sovrapposti come in una pila, il cui polo positivo è rivolto verso il dorso e il polo negativo verso il ventre dell’animale. Una torpedine di medie dimensioni può contare più di 300.000 di questi dischi contenuti nei due organi elettrici. La loro innervazione è assicurata da fasci di fibre che partono dai lobi elettrici dell’encefalo e si ramificano fra i prismi. Le scariche dipendono dalle dimensioni del pesce e dalla sua condizione fisica che diminuisce quando le scariche si ripetono. Una torpedine spossata da numerose scariche produce, toccandola, solo un tremito e impiegherà parecchi giorni per riportare la tensione della propria batteria al livello normale. Questo pesce è diffuso in gran parte dell’Oceano Atlantico (con alcune specie endemiche anche del Mediterraneo), nel Pacifico e nell’Oceano Indiano. Pur essendo eccellente nuotatore (a differenza dei raiformi, nuota con la pinna caudale), passa gran parte del giorno adagiato sui fondali sabbiosi e melmosi, a profondità variabile da un metro a più di cento, dove la sua forma appiattita e la sua colorazione smorta gli consentono di mimetizzarsi alla perfezione e di risultare perciò invisibile alle prede. Di notte, però, si trasforma in attivo predatore di pesci e crostacei, che cattura grazie alla forte scossa elettrica che è in grado di scaricare. Nei confronti dell’uomo la scossa non è mortale, ma può provocare un forte dolore.

Dott. Luca del Grammastro

Controllo Qualità e Sicurezza Alimentare

 

Didascalia: è forse il pesce più scartato d’Italia, ma può essere valorizzato in sughi e zuppe. Lo chef Andrea Mattei del ristorante Meo Modo del Borgo Santo Pietro (accanto alla meravigliosa abbazia di San Galgano, Chiusdino, Siena), ad esempio, sostiene si tratti di un ingrediente molto gustoso, che trova la massima espressione in umido, cotto nella sua cartilagine (torpedine occhiuta, photo © Biologia marina del Mediterraneo, biologiamarina.org).

 

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