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Il Pesce nr. 3, 2018

Rubrica: Mercati
Articolo di Villa R.
(Articolo di pagina 60)

Farine di pesce, prezzi in salita

Il blocco governativo a sorpresa della seconda stagione di pesca in Perù farà salire i prezzi delle farine di pesce

Il 2017 era partito con una produzione in netta ripresa a livello mondiale, in controtendenza rispetto al tracollo subito nel 2016, quando si era verificata una perdita di volumi del 40% circa rispetto al 2015. In Perù, il principale paese produttore, la prima stagione di pesca dell’anno — tra aprile e luglio 2017 —, aveva infatti previsto una quota di 2,8 milioni di tonnellate, in rialzo del 56% rispetto al corrispondente periodo dell’anno precedente, raggiunta per l’85% con un quantitativo pescato di 2,4 milioni di tonnellate ed una produzione di farine pari a 733.500 tonnellate nei primi tre trimestri. Tale crescita era stata accompagnata da quella di altri paesi o aree produttive come il Cile, la Danimarca, la Norvegia, l’Islanda e in genere tutta l’area dell’Atlantico del Nord. Tutto ciò faceva prospettare agli analisti di mercato un’abbondante disponibilità di prodotto per il settore mangimistico. Tuttavia, il Governo peruviano ha decretato il blocco della seconda stagione di pesca delle acciughe del 2017 sulla costa centro-settentrionale del Pacifico, la cui quota era stata fissata in 1,5 milioni di tonnellate, dapprima per soli dieci giorni, poi, a seguito di esplorazioni della biomassa effettuate da navi governative alla fine di dicembre, è stato deciso di prolungarlo fino ad annullarla. La motivazione addotta è stata l’elevata presenza di pesci allo stadio giovanile, che non consentiva una pesca rispettosa delle norme in vigore. Tale decisione inaspettata ha però generato sconcerto e disapprovazione nelle imprese operanti nel settore del paese andino, ma anche negli utilizzatori sparsi per il mondo, che temono un’impennata repentina del prezzo di questa preziosa fonte proteica. Secondo i dati del rapporto FAO-Globefish, la caduta della produzione peruviana è stata in parte contenuta dalle buone prestazioni del Cile (262.000 tonnellate, +49%, derivanti dalla pesca delle acciughe e dalle interiora dei salmoni da allevamento), della Norvegia e della Danimarca (+31,5% entrambe); in particolare, in Danimarca la pesca del cicerello (Hyperoplus lanceolatus, in lingua inglese great sand eel) è decuplicata rispetto al 2016 e in Norvegia il raccolto di cicerello e di aringhe è stata alquanto abbondante, come pure in Islanda la pesca del mallotto (Mallotus villosus, in lingua inglese capelin), per una produzione nei tre paesi nordici pari a 296.500 tonnellate di farine. Le esportazioni del Perù nel corso del 2017 hanno toccato le 953.000 tonnellate (+72% rispetto al 2016), dirette per l’80% in Cina, per il 5% in Vietnam, per il 4% in Giappone e la rimanenza su altri mercati.

Il secondo esportatore sullo scenario globale è la Danimarca, le cui farine sono destinate prevalentemente all’ambito europeo nei paesi con una acquacoltura forte (Norvegia, Italia, Grecia, Turchia, Spagna). Gli Stati Uniti hanno esportato circa 160.000 tonnellate di farine, in leggero aumento rispetto all’anno precedente. La Cina rappresenta il 60% della produzione mondiale di specie ittiche pescate e allevate, non vi è quindi novità nel fatto che costituisca il principale importatore di farine ed oli di pesce: nei soli primi nove mesi del 2017 le importazioni hanno raggiunto 1,36 milioni di tonnellate (+60% sullo stesso periodo dell’anno precedente, grazie al prezzo favorevole), per più della metà provenienti dal Perù, seguito dal Cile (circa 70.000 tonnellate) e una quota consistente appannaggio del Vietnam, che produce farine principalmente a partire dalle interiora del pangasio.

La Norvegia, il secondo maggiore importatore, ha fatto registrare un aumento del 3,2% dei volumi importati (da 129.500 nel 2016 a 133.700 nel 2017) in virtù della buona produzione di salmonidi. Il prezzo delle farine di origine peruviana e cilena è rimasto stabile nei primi tre trimestri del 2017 oscillando tra 1.200 e 1.500 dollari USA per tonnellata, contro un prezzo, nel 2016, compreso tra 1.750 e 1.500 dollari USA per tonnellata, mentre le farine esportate dagli Stati Uniti sono state vendute ad un prezzo che è andato dai 1.800 dollari per tonnellata di inizio anno fino a scendere ai 1.200 dollari verso la fine del 2017. Poiché la domanda è sostenuta, il prezzo è previsto in rialzo nel corso del 2018, a meno di stagioni di pesca particolarmente abbondanti in tutti i distretti di produzione che potrebbero frenarne l’andamento verso l’alto.

Roberto Villa

 

Didascalia: la Danimarca è il secondo esportatore di farine di pesce sullo scenario globale. La produzione danese è destinata prevalentemente all’ambito europeo.

 

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