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Il Pesce nr. 3, 2018

Rubrica: Mercati
(Articolo di pagina 50)

Il mercato ittico 2017 della UE

Osservatorio europeo del mercato dei prodotti della pesca e dell’acquacoltura – Parte II

Consumo

Consumo di prodotti ittici: spesa e volumi

Nel 2016, la spesa domestica per i prodotti della pesca e dell’acquacoltura nell’Unione Europea ha raggiunto 54,8 miliardi di euro, in aumento dell’1,5% rispetto al 2015, seguendo un andamento positivo in quasi tutti gli Stati Membri. Le eccezioni sono state la Polonia e, in particolar modo, il Regno Unito, in cui si è registrato un crollo del 7,9%; di conseguenza, la Germania ha superato il Regno Unito nel ranking UE. La Spagna, cioè il consumatore principale, ha registrato un aumento del 3%, pari a 10,5 miliardi di euro. Nel 2016, il Portogallo ha continuato a registrare il livello di spesa pro capite più alto, pari a 327 euro, circa tre volte la media UE, che rispetto al 2000 è aumentato del 63%. Il Portogallo registra il consumo pro capite più alto di prodotti ittici sin dal 2001, sebbene nel 2015 sia leggermente diminuito, passando dai 57,5 kg registrati nel 2001 ai 55,9 kg. Ciononostante, l’ammontare supera di 30 kg la media UE di consumo pro capite di prodotti ittici. Nel 2015, otto Stati Membri hanno registrato un livello di consumo pro capite di prodotti ittici più alto della media UE e, tra questi, solo in Lussemburgo, Malta e Italia si è osservato un andamento crescente rispetto al 2014. Il fatto che le spese pro capite siano aumentate, mentre il consumo apparente sia diminuito, indica un incremento generale nei prezzi. Ciò trova conferma dall’Indice Armonizzato dei Prezzi al Consumo, che nel 2016 ha evidenziato un rialzo dell’inflazione del 2,9%. In altre parole, i consumatori della UE spendono di più per consumare minori quantità di prodotti della pesca e acquacoltura. Sebbene ad un tasso inferiore rispetto alla carne e agli altri prodotti alimentari, la spesa delle famiglie per prodotti ittici nella UE è aumentata del 13% in dieci anni, passando da 48,5 miliardi di euro (registrati nel 2006) a 54,8 miliardi di euro (registrati nel 2016). Nel 2016, le spese nella UE sono state di 220 miliardi di euro per la carne e 54,8 miliardi di euro per il pesce. Italia, Spagna e Francia sono rimasti gli Stati Membri in cui si spende di più per prodotti ittici. Nel 2016, la Spagna ha superato l’Italia, registrando l’ammontare più alto all’interno della UE con 10,5 miliardi di euro, in aumento del 3% dal 2015. Il consumatore della UE spende, in media, quattro volte di più per la carne che per il pesce. Nel 2016, la spesa per prodotti ittici in Portogallo è stata circa tre quarti di quella della carne. In Spagna, la spesa per la carne è stata il doppio rispetto a quella per il pesce, mentre in Italia, per la carne si è speso tre volte di più rispetto al pesce. In Francia la spesa per il pesce è stata intorno alla media della UE, ossia quattro volte di più per la carne che per il pesce. In Germania, si è speso circa sette volte di più per la carne che per il pesce. L’Ungheria ha mostrato la disparità più evidente, con una spesa per la carne pari a 22 volte quella per il pesce. Per Italia e Spagna, il rapporto tra spesa per carne e pesce è rimasto identico dal 2003.

 

Prezzi al consumo: pesce vs carne e prodotti alimentari

Tra il 2010 e il 2013, i prezzi al consumo di pesce, carne e prodotti alimentari in genere sono aumentati allo stesso tasso. Tuttavia, dal 2013 i prezzi relativi alla carne e ai prodotti alimentari in genere sono leggermente diminuiti, mentre quelli per il pesce hanno registrato una crescita significativa nel 2016 rispetto al 2015, continuando l’andamento crescente iniziato nel 2006. Negli ultimi sei anni, i prezzi al consumo per il pesce sono aumentati costantemente, a un tasso di crescita annuale medio del 2,6%. L’incremento più significativo è avvenuto tra il 2011 e il 2013; il tasso di crescita è rallentato nel 2014 e nel 2015, per poi aumentare nel 2016. Nel 2012 e 2013, il prezzo della carne è aumentato più velocemente di quello del pesce, ma il suo tasso di crescita si è ridotto fortemente nel 2014 ed è diventato negativo nel 2015. Nel corso dei sei anni analizzati, il tasso di crescita del prezzo del pesce è stato il doppio di quello registrato nello stesso periodo per la carne e per i prodotti alimentari in genere.

 

Consumo apparente

Nel 2015, i quindici prodotti elencati nella tabella “Consumo apparente dei prodotti più importanti nel 2015” hanno costituito il 63% del consumo apparente totale di prodotti di pesca e acquacoltura. Di questi, solo cinque hanno evidenziato un consumo nel 2015 superiore rispetto al 2014, ossia salmone, aringa, cozza, surimi e trota. Dopo il declino registrato nel 2014 rispetto al 2013, il consumo di aringa nel 2015 è aumentato sensibilmente (+16%), mentre quello di sardina, pesce gatto e capasanta è diminuito rispettivamente del 18%, 12% e 12%. Il tonno (tonnetto striato, tonno pinna gialla, alalunga, tonno obeso, tonno rosso e tonnidi diversi) è rimasto il prodotto più consumato nella UE, nonostante abbia registrato una diminuzione del 7% rispetto ai volumi del 2014.

 

Piccoli pelagici

Nel 2015, le “principali specie commerciali” più consumate tra i piccoli pelagici sono state l’aringa, lo sgombro e la sardina. Con 1,38 kg pro capite, il consumo di aringa è aumentato del 16% nel 2015 rispetto al 2014, mentre quello di sardina e sgombro è diminuito rispettivamente del 18% e 4%. La crescita del consumo apparente di aringa è stata causata da un aumento delle catture in Polonia (+41%), Estonia (+40%), Germania (+21%) e Svezia (+20%). Danimarca e Finlandia, le principali nazioni di pesca nel 2015, hanno inciso per il 35% del totale delle catture. Viceversa, lo sgombro ha registrato un declino in termini di consumo apparente, dovuto principalmente alla riduzione delle catture della UE nel 2015 (in particolar modo di quelle inglesi, irlandesi, lituane e lettoni). Per quanto riguarda specificatamente il Regno Unito, il paese leader nella UE per le catture di sgombro, si è registrata una diminuzione del 14% nel 2015 rispetto al 2014, pari a 40.000 tonnellate. Anche per la sardina si è registrato un calo di consumo apparente nel 2015, conseguenza della diminuzione delle catture della UE, specialmente delle flotte dei Paesi Bassi e della Lituania.

 

Pesci demersiali

I pesci demersali più consumati nel 2015 sono stati il merluzzo nordico, il pollack d’Alaska e il nasello. Il consumo di merluzzo nordico ha subito un crollo nel periodo 2006-2008, raggiungendo il livello più basso dell’ultimo decennio a 1,69 kg pro capite. Tuttavia, ha poi mantenuto un andamento crescente fino al 2015, quando ha però registrato un calo del 3% rispetto al 2014. Ciononostante, dopo il tonno, il merluzzo nordico è la specie maggiormente consumata nella UE sin dal 2006. Il consumo di pollack d’Alaska segue un andamento negativo dal 2011, mentre quello di nasello è in crescita dal 2012. Ciò è stato essenzialmente dovuto alle catture di nasello europeo in Francia e Spagna, che sono aumentate rispettivamente del 4% e 11%. Tale incremento è in linea con l’aumento delle quote di cattura di nasello registrato tra il 2012 e il 2016.

 

Bivalvi e altri tipi di molluschi e invertebrati acquatici

Il consumo apparente di cozze è in aumento dal 2013. Nel 2015 è cresciuto del 7% rispetto al 2014, raggiungendo 1,33 kg pro capite, soprattutto grazie alla produzione in Spagna, il paese in cui se ne allevano le quantità maggiori. Il consumo è  ritornato ai livelli del 2012, prima degli episodi di marea rossa che nel 2013 hanno  influenzato notevolmente gli  allevamenti di mitili in Galizia. Il consumo di capasanta è leggermente diminuito dal 2014 al 2015, continuando l’andamento decrescente iniziato nel 2010, quando è stato registrato il livello massimo di consumo apparente a 0,63 kg pro-capite. Da notare che il livello del 2015 è stato inferiore del 14% rispetto a quello del 2013, a causa delle ridotte catture nel Regno Unito e in Francia (diminuite rispettivamente del 16% e 21%). Il consumo apparente di vongole è stato abbastanza stabile fin dal 2008, con una media di 0,35 kg pro capite.

 

Altri prodotti

Così come per gli ultimi dieci anni, nel 2015, il tonno (tonnetto striato, tonno pinna gialla, alalunga, tonno obeso, tonno rosso e tonnidi diversi), soprattutto in scatola, è rimasto il prodotto ittico più consumato nella UE, nonostante un calo del 7% rispetto al 2014. Negli anni, ha seguito un andamento altalenante, raggiungendo il picco di 2,97 kg pro capite nel 2014. Il salmone (consumato soprattutto fresco e affumicato) ha raggiunto un consumo apparente di 2,17 kg pro capite nel 2015, il 4% in più rispetto al 2014, ma il 40% in più rispetto a dieci anni prima. Per il pesce gatto, in particolar modo per il pangasio, si è registrata una riduzione di consumo apparente tra 2010 e il 2015, a causa del crollo delle importazioni (–46%), passate da 486.031 a 259.515 tonnellate. Le importazioni sono diminuite essenzialmente nei principali paesi consumatori, cioè Spagna, Paesi Bassi e Regno Unito. Per calamari, gamberoni e mazzancolle, il consumo apparente ha registrato una leggera diminuzione nel 2015 confrontato al 2014, rispettivamente del 4% e 3%. Il consumo di trota è incrementato del 3%, dopo tre anni senza subire variazioni rilevanti.

 

Consumo domestico di prodotti ittici freschi

Tipologia di prodotti ittici

Il consumo domestico di prodotti ittici freschi è stato analizzato per 12 Stati Membri della UE, la cui spesa per prodotti di pesca e acquacoltura rappresenta l’86% del totale UE. Dopo l’aumento registrato nel 2015 per la maggior parte dei paesi, il consumo domestico di prodotti ittici freschi è leggermente diminuito nel 2016, sia in termini di valore che di volume. Ciononostante, le aspettative per il medio periodo circa il mercato dei prodotti freschi sembrano positive. Dall’indagine tra gli stakeholder del settore, che è stata svolta nell’ambito dello studio “Abitudini dei consumatori della UE riguardo ai prodotti della pesca e dell’acquacoltura”, emerge che la Grande Distribuzione prevede un aumento delle vendite di pesce fresco, di pesce affumicato e di prodotti convenience (i prodotti “pronti da mangiare”). Nel 2016, le principali specie commerciali consumate fresche sono state salmone, merluzzo nordico, nasello e orata, che insieme hanno inciso per il 33% del totale del consumo domestico di pesce fresco nella UE.

 

Salmone

Il consumo di salmone fresco è aumentato dal 2012 al 2015. Nel 2016 tale andamento si è interrotto e i volumi consumati sono diminuiti del 14% rispetto all’anno precedente (–8% in termini di valore). Ciò è da ricollegarsi alla contrazione della produzione norvegese, che ha determinato l’aumento dei prezzi. In termini assoluti, il Regno Unito è il maggior consumatore di salmone fresco e, insieme a Spagna e Francia, è responsabile del 68% del consumo totale in valore. Regno Unito, Spagna e Francia hanno infatti registrato consumi per valori rispettivamente di 863, 429 e 375 milioni di euro.

 

Merluzzo nordico

Gli acquisti domestici di merluzzo nordico fresco nel 2016 sono stati pari a 1,4 miliardi di euro. Il Regno Unito ha riportato il valore più alto, con acquisti domestici pari a 530 milioni di euro, seguito da Francia con 349 milioni di euro, Spagna con 216 milioni euro e Italia con 143 milioni di euro. Rispetto al 2015, la Spagna ha registrato un calo sia in volume che in valore, rispettivamente del 6% e 1%. Il Regno Unito ha registrato una contrazione in valore pari al 9% contro un aumento del 2% in volume. Italia e Francia hanno registrato andamenti positivi in valore, rispettivamente del 4% e 9%. In termini di volume, l’Italia ha registrato un aumento del 4%, mentre la Francia del 3%.

 

Nasello

Nel 2016, il consumo di nasello fresco ha registrato un incremento, rispetto al 2015, del 7% in valore e del 5% in volume. La Spagna, il mercato principale, ha inciso per il 90% del totale in termini di valore con 819 milioni di euro. Francia e Portogallo hanno seguito a distanza, registrando una spesa rispettivamente di 49 e 36 milioni di euro.

 

Orata

Nel 2016, il consumo di orata fresca è aumentato del 6% rispetto all’anno precedente, sia in valore che in volume. Italia e Spagna insieme hanno registrato l’82% del valore totale del consumo per questa specie.

 

Distribuzione geografica

Unione Europea

Tra i dodici Stati Membri analizzati, Spagna, Italia, Regno Unito e Francia registrano l’ammontare di consumo domestico di prodotti ittici freschi più alto: tali paesi incidono complessivamente per l’80% del totale in volume e per l’85% in valore.

 

Spagna

La Spagna è il più grande consumatore di pesce fresco della UE. In valore, le principali specie commerciali più consumate nel 2016 sono state nasello, salmone, sardina, merluzzo nordico e sogliola: esse incidono complessivamente per il 42% del totale nazionale, sia in volume che in valore. Nel 2016, il valore totale del consumo in Spagna è rimasto stabile rispetto al 2015 (–0,8%), mentre nello stesso periodo il volume è diminuito del 3%. Come nel 2015, il nasello è stato la specie più consumata in Spagna nel 2016, in ripresa dalla diminuzione registrata nel 2015. Il consumo di salmone è diminuito in volume e valore, rispettivamente del 29% e 15%: in volume, ha riportato il peggior andamento negativo tra tutte le specie. Per la sogliola si è registrato un andamento positivo, mentre sardina e merluzzo nordico sono risultati in diminuzione, sia in valore che volume.

 

Italia

Nel 2016, l’Italia si è posizionata seconda, tra i 12 paesi analizzati, per consumo domestico di prodotti ittici freschi, con 330.000 tonnellate. In termini di valore, con 2,8 miliardi di euro, è il terzo paese dopo Spagna e Regno Unito. La cozza è stata la specie commerciale più consumata in Italia, mentre le specie col valore più alto sono state l’orata, il calamaro, il polpo, il merluzzo nordico e la spigola, che insieme hanno coperto il 30% del totale. Dopo aver registrato un incremento nel 2015 rispetto al 2014 sia in volume che valore, nel 2016 il consumo domestico per prodotti ittici freschi in Italia è risultato stabile. Comparato al 2013, nel 2016 si è registrato un aumento del 13% in valore e 8% in volume.

 

Regno Unito

Nel 2016, le principali specie commerciali più consumate nel Regno Unito sono state il salmone, il merluzzo nordico, l’eglefino, il pollack e lo sgombro, che hanno complessivamente inciso per circa il 60% del totale consumo domestico nazionale di prodotti freschi, sia in volume che in valore. Dal 2013, il merluzzo nordico e il salmone sono le specie più importanti. A seguito dell’incremento del consumo di prodotti freschi osservato dal 2014 al 2015, nel 2016 si è registrata una riduzione del 10% in valore rispetto al 2015, a fronte di volumi stabili. Tale diminuzione di valore è stata registrata per tutte le specie più consumate.

 

Francia

Nel 2016, la Francia si è posizionata quarta tra i 12 paesi analizzati per consumo domestico di prodotti ittici freschi, raggiungendo un valore di 2,46 miliardi di euro per 226.000 tonnellate. Nel 2016, le specie commerciali più consumate sono state il merluzzo nordico, il salmone, il merluzzo carbonaro, la trota e il merlano. In valore, la rana pescatrice è stata la terza specie dopo il salmone e il merluzzo nordico. Il consumo domestico di pesce fresco in Francia è rimasto stabile in termini di volume, ma è aumentato del 5% in valore. Tra le specie più importanti consumate fresche, il salmone e il merluzzo nordico hanno decisamente avuto un ruolo predominante sia in volume che in valore. Il consumo di salmone, dopo l’incremento registrato nel 2015, ha subito una leggera riduzione nel 2016, sia in volume che in valore. La Germania e la Polonia occupano il quinto e il sesto posto nella classifica della UE per consumo domestico di pesce fresco, ma con quantitativi ben al di sotto di quelli della Francia.

 

Germania

In termini di valore, le principali specie commerciali consumate maggiormente in Germania nel 2016 sono state il salmone, il merluzzo nordico, i gamberi, il persico e il pollack, coprendo insieme circa il 61% del totale. Dal 2013, il merluzzo nordico e il salmone sono le specie più consumate. La Germania si è posizionata quinta tra i 12 paesi analizzati per consumo domestico di prodotti ittici freschi, con un valore pari a 958 milioni di euro per 68.000 tonnellate. Il consumo domestico di prodotti ittici freschi in Germania è aumentato sia in volume sia in valore, rispettivamente del 4% e 8%. Ad eccezione del pollack, tutte le principali specie commerciali più consumate dalle famiglie hanno mostrato andamenti positivi dal 2013. Il salmone, la specie più consumata, ha inciso per il 22% del totale in valore e il 18% in volume. In Germania il consumo di pesce fresco solitamente non è alto, poiché i consumatori preferiscono i prodotti trasformati (congelati, affumicati, marinati, inscatolati).

 

Polonia

Nel 2016, le principali specie commerciali più consumate in Polonia sono state il salmone, lo sgombro, la trota e la carpa, che insieme hanno coperto circa il 66% in valore e il 65% in volume del totale delle specie consumate fresche. Dal 2013, lo sgombro e il salmone sono le più importanti. Nel 2016, il consumo è diminuito del 5% rispetto al 2015, sia in valore che in volume. Il salmone è la specie consumata fresca più importante in valore; tuttavia, anche le specie d’acqua dolce (trota e carpa) hanno registrato aumenti significativi dal 2012. Nei principali paesi meridionali (Spagna, Italia e Francia) è emersa una propensione costante a consumare una più vasta varietà di specie ittiche, mentre la gamma di specie è risultata più limitata nel Regno Unito, in Germania e in Polonia.

 

Danimarca

Il consumo domestico totale di prodotti freschi ha continuato a decrescere nel 2016, a causa di un minore consumo di salmone, la specie più importante.

 

Ungheria

Nel 2016, il consumo domestico di prodotti ittici freschi è decresciuto in valore e volume.

 

Irlanda

Il consumo domestico di prodotti ittici freschi è aumentato del 5% in valore e dell’1% in volume nel 2016. Le specie commerciali più consumate, salmone e merluzzo nordico, hanno complessivamente inciso per il 56% del totale.

 

Paesi Bassi

Il consumo domestico di prodotti ittici freschi è aumentato in valore, ma rimasto stabile in volume. Il salmone, la specie più consumata, ha rappresentato il 35% del totale. Nel 2016, il consumo di salmone è aumentato del 6% in termini di valore.

 

Portogallo

Il consumo domestico di prodotti ittici freschi ha registrato un aumento del 3%, soprattutto dovuto a orata, nasello, spigola, sgombro, vongola e pesce sciabola, che insieme hanno rappresentato il 38% del totale.

 

Svezia

Le specie più consumate sono state il salmone e il merluzzo nordico. Il totale di prodotti ittici freschi consumati in ambito domestico è diminuito sia in valore che in volume, rispettivamente del 7% e 16%.

 

Consumo extra domestico di prodotti ittici freschi, refrigerati e congelati

In questa sezione sono analizzate le attitudini dei consumatori della UE verso i prodotti ittici, identificando dove avvengono principalmente gli acquisti di prodotti ittici. È attraverso diversi canali di distribuzione che l’industria della pesca e dell’acquacoltura rifornisce i consumatori di prodotti ittici: la vendita al dettaglio, incluse pescherie e grande distribuzione organizzata (GDO); i servizi di ristorazione, che includono catering e ristoranti; e i canali istituzionali, che includono scuole, mense, ospedali e prigioni. Uno studio sulle abitudini dei consumatori della UE riguardo ai prodotti della pesca e acquacoltura ha evidenziato che le persone appartenenti alla fascia d’età 25-54 anni frequentano maggiormente ristoranti o altri servizi di ristorazione rispetto alle persone più giovani o anziane. Inoltre, le persone con un livello di formazione più alto sono più inclini a mangiare prodotti di pesca e acquacoltura fuori casa rispetto alle persone che hanno abbandonato prima gli studi. I dirigenti sono più avvezzi a mangiare prodotti ittici nei servizi di ristorazione rispetto ad altre categorie socio-demografiche (come ad esempio pensionati e casalinghe). Nel 2016, Francia, Germania, Italia, Spagna e Regno Unito hanno rappresentato insieme il 72% della spesa totale UE per il pesce. In questi paesi, la vendita al dettaglio è risultata essere il canale di distribuzione principale per tali prodotti. Tra questi Stati Membri, il Regno Unito ha registrato il consumo di pesce più alto all’interno dei servizi di ristorazione, grazie alla particolare rilevanza dei rivenditori di fish & chips. Il segmento relativo ai canali istituzionali è continuato a risultare il meno importante. Guardando alle tipologie dei prodotti ittici (pesci-crostacei-cefalopodi-altri molluschi), i pesci sono i prodotti più consumati nei cinque Stati Membri. In Germania e nel Regno Unito hanno ricoperto rispettivamente l’86% e l’89% del totale. La Spagna ha registrato il consumo più alto di crostacei con 161.000 tonnellate, in diminuzione del 3% dal 2015, seguita da Regno Unito con 69.000 tonnellate. Il consumo di molluschi (cefalopodi inclusi) è diminuito in tutti e cinque i paesi. Dal 2011 al 2016, la vendita al dettaglio di prodotti ittici è diminuita in Italia, Germania e Spagna, mentre è aumentata nel Regno Unito e in Francia, rispettivamente del 15% e del 2%. L’ammontare più elevato è stato registrato in Germania e nel Regno Unito.

 

Consumo e produzione di prodotti ittici biologici

Dal 2012, il consumo di prodotti ittici biologici è in costante aumento; è stato pari a circa 50.000 tonnellate nel 2016, in aumento del 73% dal 2012. In termini assoluti, nel 2016 il Regno Unito ha trainato il consumo di pesce biologico nella UE, registrandone un consumo di oltre 23.3000 tonnellate, in aumento del 43% dal 2015. Regno Unito, Germania, Francia e Spagna hanno registrato andamenti positivi nel periodo 2012-2016, mentre per l’Italia il consumo di prodotti ittici biologici è crollato nello stesso quinquennio, passando da 3.200 a 2.200 tonnellate. La produzione e il consumo di pesce biologico rappresenta ancora un mercato nuovo e di nicchia nella UE, sebbene negli ultimi anni se ne registri una domanda crescente. Il consumo di prodotti ittici biologici è in costante aumento all’interno della UE, grazie all’interesse crescente mostrato dai consumatori. I rivenditori al dettaglio e i commercianti di prodotti ittici hanno cominciato a prendere in considerazione tale andamento adattando in tal senso l’offerta di alimenti biologici e allo stesso tempo promuovendo specifiche linee di prodotti ittici biologici. Le specie biologiche più consumate sono salmone, trota e carpa, ma anche spigola, orata e cozze. La domanda interna della UE per prodotti ittici biologici supera la produzione comunitaria, che è focalizzata principalmente sul salmone e, con minore intensità, sulla trota, orata/spigola, carpa e cozze. Le importazioni sono una parte significativa dell’approvvigionamento della UE, più in particolare: quelle di gamberi provenienti da Ecuador, Madagascar, Bangladesh, Tailandia, Indonesia e Vietnam; quelle di tilapia importata dal Centro America; quelle di pangasio proveniente dal Vietnam. Il salmone biologico disponibile nel mercato della UE proviene sia dalla produzione interna (soprattutto in Irlanda e Scozia) sia dalle importazioni. La Norvegia è l’unico paese ad esportare salmone biologico alla UE. Nel 2016, le esportazioni norvegesi di salmone biologico dirette all’Unione Europea si sono interrotte poiché la legislazione norvegese sull’agricoltura biologica non è conforme a quella della UE sui prodotti biologici. Questo fermo è stato rimosso nel marzo 2017, quando la Norvegia ha allineato la sua legislazione alle regole UE sul biologico.

 

Indicazioni geografiche e specialità tradizionali garantite

Esistono 50 sistemi di qualità della UE registrati come indicazioni geografiche (Igs), incluse le Denominazioni di Origine Protetta (Dop) e le Indicazioni Geografiche Protette (Igp) e, nel settore ittico, le Specialità Tradizionali Garantite (Stg). Gli Stati Membri con il maggior numero di prodotti appartenenti a tali sistemi sono il Regno Unito (13 prodotti), la Germania (7 prodotti), la Francia, l’Italia e la Spagna (5 prodotti ciascuno). Tre indicazioni geografiche — una Dop e due Igp — sono state assegnate a prodotti provenienti da alcuni Paesi extra-UE, in particolare Cina, Norvegia e Vietnam. Più di due terzi dei prodotti (34) sono Igp, mentre un quarto (13) è Dop, e il 6% (3 prodotti) sono Specialità Tradizionali Garantite. Tra i 50 prodotti registrati, il 54% si riferisce a prodotti catturati e il 46% a prodotti allevati. I prodotti pescati sono prevalentemente processati: il 63% delle indicazioni geografiche per i prodotti di pesca, infatti, si riferisce a prodotti trasformati in tutto o in parte. Al contrario, il 65% dei prodotti dell’acquacoltura vengono venduti non trasformati. I prodotti trasformati ricoprono una vasta gamma di metodi di trasformazione: affumicato, trattato, essiccato, cucinato e inscatolato, inclusi uova di pesce e sughi a base di pesce. Le principali specie che si riferiscono alle Ig e alle Stg includono 9 prodotti con carpe, in particolare in Germania, Repubblica Ceca e Polonia; 5 prodotti con cozze, in Francia, Italia, Spagna e Regno Unito; 5 prodotti con salmone, di cui 4 nel Regno Unito e 1 in Irlanda; e 3 prodotti ciascuno, rispettivamente per acciughe, merluzzo nordico, ostriche, tonno e coregone bianco. Tra le 50 denominazioni, 39 prodotti (pari al 78%) riguardano pesci, 10 prodotti (pari al 20%) riguardano molluschi e un solo prodotto (pari al 2%) riguarda i crostacei.

(EUMOFA – European Market Observatory for Fisheries and Aquaculture Products Commissione europea Affari Marittimi e Pesca)

>> Link: www.eumofa.eu/the-eu-fish-market

 

 

Consumo apparente dei prodotti più importanti nel 2015 (peso vivo)

Prodotti (*)

kg pro capite

% pescato

% allevato

Tonno (prevalentemente in scatola)

2,77

99

1

Merluzzo nordico

2,32

99

1

Salmone

2,17

0

100

Pollack d’Alaska

1,55

100

0

Aringa

1,38

100

0

Cozza

1,33

11

89

Sgombro

1,07

100

0

Nasello

1,00

100

0

Calamaro

0,71

100

0

Gamberoni

e mazzancolle

0,67

23

76

Surimi

0,57

100

0

Pesce gatto

0,53

0

100

Sardina

0,53

100

0

Trota

0,43

0

100

Capasanta

0,42

81

19

Altri

7,66

80

20

Totale

25,11

74

26

(*)    Alcune specie sono raggruppate in prodotti, in particolare: cozza (Mytilus spp. + altre cozze), tonno (tonnetto striato, tonno a pinne gialle, tonno alalunga, tonno obeso, tonno rosso e tonnidi diversi).

 

Fonte: elaborazione EUMOFA di dati EUROSTAT, FAO e delle fonti nazionali.

 

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