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Il Pesce nr. 2, 2018

Rubrica: Acquacoltura
(Articolo di pagina 46)

AquaFarm: conclusa la seconda edizione. Visitatori in crescita e affermazione internazionale

Si chiude l’edizione 2018 di AquaFarm, la seconda, con una crescita impetuosa: +55% nel numero dei visitatori rispetto all’edizione 2017, di cui circa il 20% proveniente da 32 Paesi esteri. Un consuntivo largamente lusinghiero per la manifestazione che ha potuto contare anche sull’aumento dell’80% dello spazio espositivo, del 50% dei marchi presenti direttamente o in rappresentanza (rispettivamente 110 e 4, il 30% proveniente dall’estero) e al raddoppio delle sale conferenze. Grande soddisfazione è stata espressa da tutti i protagonisti di un appuntamento che, in solo due edizioni, è diventato obbligato per tutti i professionisti delle vertical farm e dello colture fuori suolo, nonché delle applicazioni industriali e ambientali delle alghe. Moltissimi i temi affrontati durante le sessioni convegnistiche, 21 sulle due giornate, con 130 relatori, di cui quasi il 30% internazionale. Tra le tematiche di maggiore interesse, sicuramente l’acquaponica, ossia l’integrazione in un unico sistema di allevamento di pesci e di coltivazione di vegetali, con le estensioni che si stanno diffondendo che vedono la presenza di insetti, funghi ed alghe, formando vere e proprie unità di produzione biologica. Nell’acquacoltura, l’attenzione, oltre che sui temi “tradizionali” del quadro normativo, dei mangimi, della sanità e delle tecnologie, si è concentrata sulle ricerche genetiche di nuova generazione, sull’importanza delle fasi di lavorazione, distribuzione e commercializzazione del prodotto e dell’informazione del consumatore. Centrale in modo trasversale il tema delle certificazioni, sia nell’acquacoltura che nel vertical farming e nelle colture fuori suolo, per le quali ultime sono e saranno disponibili standard che aumenteranno le garanzie per il consumatore in termini di sostenibilità a 360 gradi e di qualità. Questione particolarmente importante anche vista la tendenza di realizzare vertical farm nelle aree urbane, valorizzando l’ampio patrimonio edilizio inutilizzato nelle città italiane ed europee, grandi e meno grandi, altro argomento di grande interesse per i partecipanti alle conferenze dedicate.

 

Produttori italiani e GDO, un confronto in evoluzione

Tra i temi che hanno sollevato maggiormente l’interesse del pubblico di Pordenone, c’è stato quello della centralità della distribuzione e commercializzazione del prodotto e dell’informazione del consumatore. Oltre che in sessioni di conferenza, l’argomento è stato affrontato nella seconda giornata da una tavola rotonda che ha messo a confronto rappresentanti della Grande Distribuzione ed allevatori. La tavola rotonda è stata realizzata in collaborazione con l’API–Associazione Piscicoltori, Skretting, azienda leader nella produzione di mangimi. Il tema del dibattito era comprendere quale fosse lo sviluppo delle politiche di acquisto della GDO e, soprattutto, come fossero gestiti gli aspetti correlati alla sostenibilità. Dopo un sondaggio iniziale su quali siano i principali aspetti da considerare per l’acquisto del pesce (più votati, provenienza italiana, rispetto dell’ambiente, convenienza), è partita la discussione, moderata da Carlo Alberto Pratesi, docente di Sostenibilità Innovazione e Marketing dell’Università Roma Tre, che ha coinvolto Luca Colella (Auchan Retail Italia), Armando La Marca (Metro Italia Cash & Carry) e rappresentanti degli allevatori italiani. La discussione si è svolta con un elevato grado di interattività col pubblico che aveva a disposizione un cartoncino per esprimere il proprio parere in merito all’andamento della discussione, rispondendo anche a domande dirette del moderatore e del panel. La discussione basata sui punti emersi dal sondaggio iniziale, sugli stimoli provenienti dai relatori e interpretata col giudizio dei partecipanti, ha portato ad alcuni spunti. Tra quelli condivisi:

  • si dovrebbe valorizzare il localismo, cioè la produzione nei luoghi in cui ci sono le condizioni ideali. Questo in parziale contrapposizione al km 0;
  • è necessario comprendere quali siano i modi per portare la descrizione oggettiva della qualità al consumatore. La certificazione può aiutare;
  • la Grande Distribuzione è un influencer sui consumi e sui comportamenti dei consumatori.

La discussione è invece rimasta aperta su:

  • la GDO potrebbe iniziare a chiedere prodotti distintivi per agevolare le scelte del consumatore più esigente. Questo potrebbe andare in contrasto con i processi di standardizzazione ai quali gli allevatori sono stati chiamati fino ad ora. Potrebbero essere due fasi consecutive dell’evoluzione del mercato?
  • Non è chiaro come gli sforzi degli allevatori siano ripagati economicamente dalla GDO.

Sugli stessi argomenti, in altri momenti della manifestazione è emersa l’esigenza di attivare nuovi schemi di certificazione che entrino nel merito della qualità del prodotto, sia come conseguente di una denominazione di origine che direttamente, sulla base di parametri nutritivi oggettivi.

 

Tutta la verità sulle alghe

Le alghe sono organismi meravigliosi, in grado di sintetizzare una quantità incredibile di sostanze utili, dalle proteine ai composti vitaminici sino ai due acidi grassi elementari, eicosapentaenoico (EPA) e quello docosaesaenoico (DHA) che sono i precursori dei tanto preziosi Omega-3. In effetti, proprio da EPA e DHA contenuti nelle micro alghe gli organismi che le mangiano traggono i mattoni base per produrre gli acidi grassi benefici (per cui noi li mangiamo...). Viste le loro caratteristiche, non stupisce che si sia pensato di coltivarle in modo intensivo. Gli ultimi settant’anni hanno visto un’accelerazione molto significativa del settore. Il passaggio dalle coltivazioni all’aperto a quelle a ciclo chiuso, basate sui fotobioreattori, ha moltiplicato il rendimento per unità di superficie. Le ricerche sulla fisiologica delle micro alghe hanno portato a scoprire che se “stressate” alcune specie sintetizzano maggiori quantità di sostanze utili, in particolare i lipidi (grassi) da cui è possibile ricavare persino carburanti a bilancio neutro di carbonio. La coltivazione delle alghe, oggi su scala industriale, ha però messo in rilievo una verità che molti, in particolare chi vede in essa un facile business, o una “moda” passeggera, dimenticano. Le alghe non sono macchine ma organismi e, come tutti gli organismi, hanno comportamenti che spesso non corrispondono a quelli che noi desidereremmo avessero. Per esempio, hanno la tendenza a depositarsi sulle superfici piane, e formare delle colonie che producono pellicole. Risultato, la luce non riesce a passare, e la crescita si arresta nel fotobioreattore. Oppure, è vero che le alghe contengono molte sostanze utili, ma spesso ne serve una sola: per esempio l’olio, che va quindi estratto, il che non è né semplice né a buon mercato. Ancora, nella fase di coltura, la densità delle alghe per unità di volume, nonostante l’acqua appaia verdissima, non è elevata. In una coltivazione a stagno all’aperto, che garantisce i costi più bassi, la concentrazione è di 0,5 g/l. Se si cerca di salire, le alghe soffrono di “sovraffollamento”. Questo è il motivo per cui si va verso coltivazioni di alghe autofototrofiche (quelle che hanno bisogno principalmente di acqua, CO2 e luce solare, come spirulina e clorella) con dimensioni enormi, centinaia di chilometri quadrati. Per ognuno degli inconvenienti, comunque, si stanno cercando soluzioni e AquaFarm ne ha presentate alcune. Per abbattere i costi di estrazione delle sostanze utili si può ad esempio eliminare alla radice il problema utilizzando la biomassa algale senza separarne le singole componenti (Paola Branduardi, Università Milano Bicocca): questa procedura permette di abbassare drasticamente il costo per chilo del composto di proteine e olio, perfetto per i mangimi per pesci. Oppure si può fare in modo che siano le alghe stesse a espellere le sostanze utili, l’olio ad esempio, sottoponendole a stress non letali. In questo modo si evita la fase di estrazione, ma soprattutto non si uccidono le alghe e si possono fare più “raccolti” dalle stesse colonie, per aggirare il problema della densità (Natascia Biondi, Università di Firenze).

 

Frutti di mare gourmet

Nel mercato dei frutti di mare è sempre più importante il segmento gourmet, per definizione di alto pregio e alto costo, rivolto ad una clientela alla ricerca di una cucina raffinata. AquaFarm ha dedicato al mercato dell’allevamento marino non fish una sessione in collaborazione con AMA, l’Associazione Mediterranea Acquacoltori che riunisce gli operatori del settore. Tra le specie esaminate: i ricci di mare, le oloturie, le capesante e i canestrelli, e le ostriche, quelle plait rosa di Goro allevate sotto costa e le sperimentazioni in mare aperto in corso nel Medio Adriatico.

 

Chi si fosse perso qualcosa

Le presentazioni e altra documentazione sono disponibili sul sito dedicato: www.aquafarm.show

 

Grande soddisfazione tra partecipanti, aziende, associazioni e istituzioni.

114 le aziende presenti, il 30% delle quali provenienti dall’estero.

Prossima edizione: 14 e 15 febbraio 2019

Il Pesce
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